Caso De Girolamo, spunta un summit sulle nomine. Ma un nastro scagionerebbe il ministro

Giovedì 16 Gennaio 2014
dal nostro inviato a Benevento Cristiana Mangani



​Salta fuori il giorno prima dell’intervento che Nunzia De Girolamo far alle Camere e confonde ancora di pi le acque. Le acque di un’indagine già molto complicata e piena di trappole. È una registrazione, l’ennesima, tra l’ex direttore amministrativo della Asl di Benevento, Felice Pisapia, e il ministro delle Politiche agricole. Mostra un manager inedito, non più grande accusatore della gestione del «direttorio politico-partitico» che lo avrebbe penalizzato e messo ko, bensì confidente, preoccupato di avvertire l’amica parlamentare della manovra ordita contro di lei da alcuni esponenti del Pd locale. Insomma, tutta un’altra storia rispetto a quella che abbiamo sentito finora. Se non fosse che l’ex direttore amministrativo è l’autore di quelle registrazioni che hanno scatenato il caos giudiziario e politico. E che il suo avvocato, Vincenzo Regardi, tenga a spiegare: «Non sono tra quelle che abbiamo depositato al Tribunale del riesame e in procura». Su quelle gli investigatori hanno dovuto fare un lavoro di fine traduzione: dal napoletano all’italiano.



L’INTERCETTAZIONE

La situazione, quindi, si complica. Ieri sera, la conversazione viene anticipata dal Tg 5. Pisapia dice a De Girolamo: «Vogliono arrivare a te tramite me». Le persone interessate alla questione - a suo dire - sarebbero Umberto Del Basso De Caro (deputato Pd), Michele Rossi (direttore generale Asl) e Roberto Prozzo (avvocato politicamente impegnato). «Stai attenta - insiste Pisapia - qui, il Pd locale ti vuole inguaiare». E lei: «Ma a me possono puntarmi quanto vogliono: non ho preso soldi, non ho chiesto favori». «Ti possono dire una cosa, aspetta», la interrompe ancora l’ex dirigente Asl. E De Girolamo: «Ma scusami, io chiedo una banalità, l’applicazione del decreto 49. L’azienda sta pagando le cause per il 118, sta pagando un’azienda che non paga i dipendenti stanno un’altra volta oggi sotto all’Asl, i medici vengono continuamente da me». Pisapia allora tira in ballo Giuseppe De Lorenzo (dirigente Asl) il quale gli avrebbe raccontato che «c’erano nel corridoio, e parlavano di te, Michele Rossi, De Caro e Prozzo». «Devo farla arrestare - dicevano - devo farla inguaiare. De Caro disse anche: non preoccuparti dobbiamo andare oltre...». «Per questo - continua il manager - cercai di contattarti, perché, dico, vedi che andare oltre per me significa che a me mi può fare fuori quando vuole Michele Rossi, andare oltre significa che vogliono arrivare a te tramite me». Il ministro si stupisce: «Eeehh, come? Con la stronzaggine che tengono in testa? Però scusami io una cosa voglio capire: questi stronzi puntano a me. Ma che vogliono da me? Vabbè, tutti dicono che tu sei l’unico rivale sul territorio di Umberto Del Basso de Caro, perché sul territorio c’è lui come sinistra e tu come centrodestra. Ok. Ma a me possono puntarmi quanto vogliono: non ho preso soldi, non ho chiesto favori».



LA REAZIONE

Pisapia, dunque, uno e trino. Intercettatore folle che ora rischia un aggravamento della sua posizione. «È una evidente patacca, un tarocco - reagisce Umberto Del Basso de Caro - Non solo non ho mai parlato né con Rossi né con l’avvocato Brozzo, non li ho mai incontrati. Il fatto non esiste». Complotto o tentativo di delegittimare il grande accusatore?



LA MASSERIA

Intanto dalle migliaia di parole registrate abusivamente emerge che «il direttorio» e la sua gestione degli affari sarebbe intervenuto anche sulle nomine di manager e primari e sulla distribuzione territoriale delle Asl da dare agli amici. È del 2012 il pranzo di lavoro organizzato in una masseria del Sannio. Sono presenti l’allora onorevole De Girolamo, l’avvocato Giacomo Papa e il giornalista Luigi Barone, entrambi fedelissimi del ministro, Felice Pisapia, il direttore sanitario Mino Ventucci, e l’attuale manager della Asl, Michele Rossi. L’incontro serve per ridefinire gli incarichi manageriali all’interno delle Aziende sanitarie e i posti da primario. Pisapia è lì con il suo registratore. Il sistema sarebbe sempre lo stesso: quello della spartizione e dell’epurazione. I toni, prepotenti e senza scrupoli. Quale strada sceglierà di percorrere la procura dopo le nuove registrazioni? Se è vero quanto sostiene il legale di Pisapia, secondo il quale tra gli atti depositati non c’è il colloquio in cui si parla di un presunto complotto ordito dal Pd, da quale “pacchetto” di intercettazioni abusive è venuto fuori? La macchina del fango è sempre in azione.
Ultimo aggiornamento: 08:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA