Nunzia decisa a spezzare l'assedio: «Quanti finti moralisti tra i democrat»

Giovedì 16 Gennaio 2014 di Mario Ajello

Turbata? Molto turbata. Preoccupata? Molto preoccupata. Ma il piglio di Nunzia è quello di sempre: «Quante verginelle vedo in giro che si accaniscono contro di me. Ma venerdì parlerò io e vediamo come va a finire con tutti quelli che danno lezioni di moralità senza averne i requisiti». Il riferimento è al Pd, quello locale, quello nazionale.

E’ lì insomma, nel partito del marito Francesco Boccia, che Nunzia De Girolamo - la quale in queste ore è assediata e circondata da democrat e grillini che le vogliono fare la festa, anche se i primi dicono di voler attendere la sua autodifesa prima di pronunciarsi davvero - vede muoversi i vindici e i pugnalatori. E li vede anche nei media di sinistra impegnati nella gara a intestarsi il merito di farla sloggiare dal governo. «Ma così non sarà. Non ho preso soldi. Non ho chiesto favori».

NORMALITA

Ostenta normalità De Girolamo, sta chiusa al ministero e sigla l’accordo con le regioni sui fondi destinati allo sviluppo agricolo. Invia un messaggio a un convegno tecnico a Bologna. Sta in riunione, poi un’altra riunione e un’altra ancora. In più, parla varie volte con Gaetano Pecorella - il celebre avvocato e ex deputato ex berlusconiano a cui Nunzia s’è affidata in questa vicenda - e sente Alfano che la rassicura e gli altri colleghi di partito che le fanno forza e che le dicono: «Andrà tutto bene venerdì alla Camera». Cioè domani. Ma chissà.

Se intanto o subito dopo lo show down parlamentare il ministro - come dicono le voci nella sua città e intorno alla Procura di Benevento che dovrebbe spiccare cinque nuovi avvisi di reato - finisse indagato nell’inchiesta sui favori nella sanità del suo cerchio magico, il caso politico diventerebbe davvero ingestibile per tutti. In ogni caso, è complicato. Alfano - «Attaccano te, per attaccare il governo» - non può permettersi (e neanche vuole, naturalmente) di mollarla. Enrico Letta non può esporsi per salvarla, e finora - nonostante le telefonate ricevute anche in Messico - non ha fatto scudo con il suo corpo alla salvezza di Nunziatina. Renzi non può più fare lo sconto e perdere anche questa partita, dopo quella sulla Cancellieri e gli altri assalti.

Le forche caudine sono dalle sue parti, nel Sannio, e De Girolamo sa come affrontarle in versione parlamentare. C’è il principe del foro che sta lavorando per lei e il gentilissimo avvocato Pecorella spiega la sorpresina che il Pd potrà trovare in aula e che costituisce il contrattacco di Nunzia: «Non mi limito a preparare l’esposto in difesa della privacy violata del ministro». Volete smascherare gli autori del «complotto» o della «triplice vendetta» (sessista, anti-governo e anti-Nuovo Centrodestra) che De Girolamo vede in tutta questa storia? «Voglio mettere a disposizione del ministro degli elementi che consentano di risalire ai responsabili dell’operazione». Nunzia ce l’ha con Del Basso De Caro, potente deputato beneventano del Pd? «E’ Del Basso De Caro che ce l’ha con lei», risponde secco Pecorella.

Il ministro è convinta che parte del ceto politico locale, mastelliano e democrat, rottamato dal nuovo vento di libertà degirolamiano, abbia orchestrato la trappola. Nel mirino del contrattacco ci sarà, seduto sui banchi del Pd, proprio Umberto Del Basso De Caro. L’arma segreta di Nunzia in aula sarà accusare l’esponente democrat - ex socialista e avvocato famoso, anche di Nicola Mancino nel processo sulla trattativa Stato-mafia - per la sua gestione della sanità negli anni ’90. La sinistra che accusa me - questa la morale della controffensiva - ha gestito la sanità in maniera clientelare. E Del Basso De Caro viene preso a simbolo del così fan tutti, anzi del «così fanno loro»: trent’anni tra consiglio comunale e regionale come presidente del gruppo Pd, indagato con altri per l’uso dei soldi del gruppo e in più è stato vice-direttore della Asl beneventana ora al centro dello scandalo De Girolamo.

LE SCUSE

«Dopo che parlerò io, molti si scuseranno», è la linea difensiva. Ma se il Pd ha indossato l’elmetto - e a riprova di questo ci sono le cautele con cui il marito Boccia si sta muovendo - e i grillini mirano al suo scalpo, anche dentro Forza Italia non tutti, in chiave anti-governativa, vogliono attenersi alla linea garantista. L’accerchiamento c’è, ma Nunzia - come s’è visto - è l’opposto della mammoletta.