Bimba morta a 40 giorni riposa in una tomba "in prestito". L'appello della mamma: «Date il posto a mia figlia. Non trova ancora pace»

Il cimitero di Veglie
Il cimitero di Veglie
di Roberta GRASSI
4 Minuti di Lettura
Lunedì 5 Dicembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 22:04

«Vorrei solo che la mia bimba, che tanto ha sofferto, possa riposare in pace». La disperazione di una madre può smuovere le montagne. Questa madre, una giovane donna di Veglie, ha un calvario nel cuore che stenta perfino a raccontare e una richiesta che si scontra con la burocrazia, con un silenzio che né lei, né suo marito, riescono a comprendere. 
Il calvario inizia a dicembre dello scorso anno. Quando la bimba che mamma e papà tanto avevano desiderato, viene al mondo a Milano. Ci sono problemi, operazioni chirurgiche, cure sanitarie. La neonata, purtroppo, non supera il quarantesimo giorno di vita, muore in ospedale. Un dramma, per i suoi giovani genitori. Una tragedia che non può non passare per il trasporto della salma da Nord a Sud, il funerale. Le attese, il disbrigo delle pratiche per la tumulazione. Qualche problema si era verificato già dopo l’arrivo al cimitero di Veglie. Poi era proceduto tutto secondo la consueta, triste, tabella di marcia. 

La sistemazione temporanea

Tante lacrime, immenso dolore. Infine una sistemazione temporanea: la bimba è stata tumulata in una cappella privata concessa per così dire “in prestito” da parenti di parenti. A quanto pare, infatti, all’epoca dei fatti non erano ancora disponibili loculi comunali. Ma c’è un altro aspetto: la famiglia possiede un’altra tomba privata, acquistata da un bisnonno. Stando alle norme generali, il posto spetterebbe di diritto anche alla piccolina. Ma una serie di intoppi burocratici hanno fatto sì che l’autorizzazione al trasferimento non sia stata ancora concessa dal Comune. 

«Mi chiedo come sia possibile - racconta la mamma - ho presentato la richiesta lo scorso 3 marzo e non ho ancora avuto una risposta. Non è stato possibile il trasferimento, quando in realtà sarebbe un nostro diritto. Un suo diritto». Stando al principio generale, hanno diritto alla sepoltura nella cappella di famiglia tutti i discendenti e gli ascendenti di chi l’ha acquistata. Salvo che non vi siano state precisazioni di sorta da parte dell’intestatario o vi siano particolari regolamenti di polizia mortuaria nel Comune interessato. 
«Ma continuano a chiederci delle autorizzazioni - prosegue - e io non riesco a chiudere questo capitolo. Ne ho bisogno, ho bisogno di sapere che mia figlia che già tanto ha sofferto, riposa ora in pace. Per noi è stato un incubo, sono stati mesi terribili. Ora anche questa. Il mio unico desiderio è che la mia piccolina possa trovare il suo posto, al cimitero, un posto dal quale non debba spostarsi mai più». 

Non è solo una questione "simbolica"

L’inquietudine è tanta, e non è solo una questione simbolica: «Sto facendo un percorso, insieme a mio marito, per tornare a stare bene. Ma non è semplice». La donna ha più volte cercato risposte, ma non le ha ancora trovate. Continua ad attendere, fiduciosa che la situazione possa sbloccarsi in fretta, senza ulteriori intoppi o problemi. 
«Per me è stata dura, ho dovuto affrontare interventi, sono stata a lungo in ospedale. Ho sperato che mia figlia ce la facesse e invece no, mi sono dovuta arrendere in ospedale a una triste notizia. L’abbiamo portata giù, e anche in quel caso ci sono stati problemi, perfino perquisizioni in cimitero. Ora ci viene negato un diritto e non ne comprendiamo le ragioni. Un diritto che per noi, per la nostra vita, è fondamentale». Chiudere il capitolo, ricominciare a vivere, seppur nel dolce ricordo di una vita appena venuta al mondo, una vita che non c’è più: «Non trova pace», continua a ripetere, sicuramente provata dalla vicenda, ma comunque alla ricerca di una soluzione. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA