Molotov contro la caserma, denunciati due minorenni. Un tutorial su Youtube per costruire l'ordigno

Un'immagine dei rilievi in corso
Un'immagine dei rilievi in corso
di Erasmo MARINAZZO
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Giovedì 10 Febbraio 2022, 21:11 - Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 13:55

Un tutorial su Youtube per costruire la bomba molotov, la sfida di compiere un gesto eclatante senza farsi “beccare”. Poi la scelta della caserma come obiettivo quasi casuale, senza alcun movente. Questo ha raccontato al procuratore della Repubblica il più piccolo dei due ragazzi - un 13enne e un 17enne di Neviano - individuati come coloro che giovedì sera, poco prima delle 20, hanno lanciato una bomba molotov contro la caserma dei carabinieri di via Roma. Con un’indagine-lampo, durata appena una nottata, gli stessi carabinieri hanno stretto il cerchio contro i due ragazzi di buona famiglia. Il 13enne, indagato, assistito dal legale di fiducia Enrico D’Ospina, è stato ascoltato a lungo ieri pomeriggio al Tribunale dei minori. Nei confronti dell’altro, 17 anni, è scattato il fermo per fabbricazione e detenzione di materiale esplodente.

Sono due i minorenni coinvolti nell'attentato di ieri sera alla caserma dei carabinieri di Neviano, in provincia di Lecce. I carabinieri hanno denunciato un 13enne e un 17enne del paese. Quest'ultimo è stato fermato e, secondo le indagini, sarebbero l'autore del lancio della bottiglia incendiaria scagliata ieri prima alle 20 contro la sede dell'Arma nella centralissima via Roma. Si tratterebbe di una "bravata": così definiscono gli stessi inquirenti il gesto dell'attentato. E' la prima ricostruzione investigativa, ovviamente, che escluderebbe un collegamento con il blitz antimafia di tre giorni fa contro il clan Coluccia e che ha portato all'arresto (ai domiciliari) anche dell'ex sindaco Antonio Megha. Si continua, comunque, a indagare per fare luce sul movente dell'attentato incendiario. E per capire di più di più su eventuali legami dei due minorenni con altre persone.

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L'attentato dopo il blitz di lunedì scorso

Un gesto che ha colpito uno dei luoghi simbolo della legalità nel problematico comune salentino alla luce del blitz di lunedì mattina che ha portato a 15 arresti di persone accusate di essere parte del clan Coluccia di Noha ma anche dell'ex sindaco Antonio Megha con la contestazione di avere stretto un patto per avere il sostegno dell'organizzazione mafiosa alle elezioni comunali di settembre del 2020.

L'ordigno non ha causato danni poiché ha colpito il muro esterno della caserma, resta tuttavia la gravità del gesto: una sfida allo Stato dopo la retata contro una delle poche frange della Scu rimasta attiva nonostante le inchieste della Direzione distrettuale antimafia, le condanne e la certificazione definitiva dell'accusa di associazione mafiosa. La caserma di Neviano, in questo contesto l'estensione sul territorio dell'attività di repressione dell'autorità giudiziaria.

Video


La ricerca nei filmati delle videocamere di sorveglianza

A Neviano nella centrale via Roma sono arrivati anche i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce per svolgere sì le indagini ma anche per la conoscenza del territorio acquisita nel corso dell'ultima inchiesta sul clan Coluccia condotta con il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Carmen Ruggiero. Sono spuntati i primi filmati, quelli dello stesso impianto di videosorveglianza della caserma come anche dei negozi vicini. Come quello di informatica che ha una telecamera puntata verso la caserma e collegata con un portatile esposto in vetrina: ha ripreso l'attentato. Dal lancio della molotov all'esplosione. E ora l'autore avrebbe un nome, anche grazie alle prime indicazioni arrivate dai filmati e dai fotogrammi.

Lo scavo nel tessuto malavitoso dell'area


Ma le ricerche si stanno concentrando fra i componenti della criminalità ritenuti vicini alle persone colpite dal blitz, a quella organizzazione a cui è stata contestata l'accusa di associazione mafiosa ma gli accertamenti riguardano anche a coloro che vengono considerati personaggi minori. La manovalanza. Certo è che le migliaia di pagine del fascicolo dell'inchiesta dicono di una criminalità particolarmente ramificata nel circondario di Galatina-Noha. Uomini - dicono queste le accuse - capaci di imporre interessi usurari a commercianti, imprenditori e gente comune. Di intervenire su dispute sulla concorrenza fra scuole guida, di organizzare una spedizione punitiva contro un giovane accusato di avere rubato in una casa di una persona sotto la protezione del clan. Ed anche di gestire la vendita di una tabaccheria, come pure l'assegnazione di un immobile in una procedura fallimentare del Tribunale di Lecce e di proporsi sul mercato dell'energia elettrica, del gas e dell'acqua.
Neviano al centro di questa indagine. E questo spiega - sono le prime valutazioni degli inquirenti - la scelta di colpire la caserma dei carabinieri. A Neviano dove l'ex sindaco Megha è finito agli arresti domiciliari con l'accusa di scambio elettorale politico mafioso, in concorso con il boss Michele Coluccia ed il suo luogotenente Nicola Giangreco: 50 voti in cambio di 3.000 euro in contanti, un posto nell'impresa incaricata della raccolta dei rifiuti ad uno dei figli di Michele Coluccia, la messa disposizione dell'apparato politico-amministrativo e la cura degli affari in Calabria. Tutte circostanze ridimensionate da Megha nell'interrogatorio di garanzia con il giudice per le indagini preliminari, Sergio Tosi, ed assistito dall'avvocato difensore Giuseppe Corleto.
Intanto gli atti dell'inchiesta sono stati trasmessi in prefettura perché valuti se ci siano o meno le circostanze per avviare la procedura per chiedere lo scioglimento del consiglio comunale. L'opposizione dal canto suo ha chiesto alla sindaca Fiorella Mastria di dimettersi. E c'è chi in questo clima ha lanciato la sfida: la criminalità non è stata debellata.
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