L’ex sindaco di Neviano Megha si difende: «I Coluccia? Millanterie: mai chiesto il sostegno in campagna elettorale»

Il boss Antonio Coluccia: «Estorsione? Macché, volevo solo aiutare mia figlia»

L’ex sindaco di Neviano Megha si difende: «I Coluccia? Millanterie: mai chiesto il sostegno in campagna elettorale»
di Erasmo MARINAZZO
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Mercoledì 9 Febbraio 2022, 20:41 - Ultimo aggiornamento: 21:00

Nessun accordo con il clan Coluccia per rastrellare voti nella campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Neviano di settembre 2020. Lo ha sostenuto l’avvocato Antonio Megha, 62 anni, nell’interrogatorio di garanzia con il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Sergio Tosi, per difendersi dall’accusa di scambio elettorale politico-mafioso costatagli l’arresto ai domiciliari nel blitz di lunedì mattina dei carabinieri del Nucleo investigativo.

E per spiegare perché nelle intercettazioni telefoniche parlasse dei Coluccia, dei 50 voti che gli avrebbero garantito e della contropartita pronto a mettere sull’altro piatto della bilancia, l’ex sindaco ed assessore dimissionario alla Cultura ha sostenuto di avere volutamente calcato la mano al solo scopo elettorale: avrebbe millantato il sostegno del clan consapevole del suo potere di persuasione, senza poi mai effettivamente prendere alcun accordo.

L'interrogatorio

Assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto, Antonio Megha ha parlato oltre un’ora di fila per rispondere alle domande del giudice Tosi e del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Lecce, Carmen Ruggiero, titolare dell’inchiesta che ha visto undici persone finire in carcere e quattro ai domiciliari. Come Megha, quasi tutti gli arrestati hanno respinto le accuse.

Anche il boss storico Antonio Coluccia che risponde di avere calato il peso del suo carisma criminale per costringere privati, commercianti ed imprenditori ad accettare i contratti di luce, gas ed acqua proposti da sua figlia: nessuna “estorsione ambientale”, ha sostenuto Antonio Coluccia (difeso dagli avvocati Luigi Greco e Ladislao Massari), solo qualche telefonata a conoscenti per aiutare sua figlia.

Si è invece avvalso della facoltà di non rispondere il fratello Michele, come anche Nicola Giangreco, accusati anche di concorso con l’ex sindaco Antonio Megha.

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