Nardò, maltratta la moglie per 22 anni tra minacce e terrore in casa. Allontanato

Nardò, maltratta la moglie per 22 anni tra minacce e terrore in casa. Allontanato
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Domenica 27 Marzo 2022, 18:08 - Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 07:54

Allontanato da casa con l’accusa di avere di avere maltrattato per almeno 22 anni di fila la moglie. Vietandole di vedere i parenti più stretti, accusandola ingiustamente di tradimenti, picchiandola, insultandola continuamente, minacciandola di morte con un coltello e dopo averla fatta abortire sferrandole una calcio alla schiena.

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L'ordinanza restrittiva

Il provvedimento riguarda un uomo di 40 anni, di Nardò, che risponde dell’ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero della Procura di Lecce, Rosaria Petrolo, con i carabinieri. Allontanamento dalla casa familiare con contestuale divieto di avvicinamento alla moglie, l’ordinanza emessa 24 ore dopo la richiesta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Alcide Maritati. Ad avallare le accuse, di essere stato non il consorte con cui costruire una famiglia e condividere sacrifici e gioie ma un “padre-padrone”, anche la testimonianza di una delle figlie. 

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Anni di silenzio. Ed il silenzio avrebbe continuato probabilmente a pesare come una cappa di piombo se il 21 febbraio scorso i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Gallipoli non fossero intervenuti dopo l’allarme arrivato alla centrale operativa di grida di terrore, urla e minaccia provenienti dalla casa dell’indagato e della vittima. L’uomo era ubriaco, per sua stessa ammissione.

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E se sulle prime la donna sostenne che si fosse trattato di un episodio isolato, una settimana dopo presentò una denuncia-querela. Comprese, in altre parole, che solo l’intervento dell’autorità giudiziaria l’avrebbe potuta liberare dall’incubo di un marito violento e quasi sadico vista la tendenza a creare qualsiasi pretesto per umiliarla. Aveva provato lasciarlo quando la fece abortire con quel calcio alla schiena, ma lui l’avrebbe costretta a tornare.
A difendere l’indagato l’avvocato Massimo Muci.

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