Infiltrazioni mafiose al Comune? Il prefetto chiede l'accesso agli atti

Venerdì 22 Marzo 2019 di Paola ANCORA
La prefettura
La missiva è di circa dieci giorni fa: il prefetto Maria Teresa Cucinotta ha chiesto al Viminale l’accesso agli atti per il Comune di Carmiano. Obiettivo: verificare se vi siano stati o meno condizionamenti di tipo mafioso nell’amministrazione della cosa pubblica. 
La risposta del ministero non si farà attendere e, qualora fosse positiva, le porte del Comune del nord Salento si aprirebbero ai commissari prefettizi. A loro il compito di raccogliere e studiare i documenti. Al prefetto quello di formulare una proposta da inviare al ministero dell'interno e al Consiglio dei ministri, infine, l’ultima parola: decidere se il Comune, sulla scorta di eventuali elementi «concreti, univoci e rilevanti» - tali devono essere per legge - comprovanti un eventuale condizionamento della malavita organizzata, vada sciolto per mafia. Una sorte che, nell’ultimo anno e mezzo, soltanto nel Salento, è già toccata a Parabita, Sogliano Cavour e Surbo. 
È bene precisare che siamo ancora al primo atto di un complesso iter il cui esito è tutt’altro che scontato e che segue temporalmente, anche il recente rinvio a giudizio del sindaco di Carmiano, Giancarlo Mazzotta, accusato - insieme ad altre cinque persone - di estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’inchiesta sulle presunte pressioni esercitate per mantenere il controllo della Banca di Credito Cooperativo di Terra d’Otranto. E, nella veste di sindaco, in concorso con Giovanni Mazzotta, conosciuto come Gianni Conad, risponde anche di aver costretto un consigliere di maggioranza a non dimettersi, per non mettere a rischio la tenuta della maggioranza. Violenza privata aggravata dal metodo mafioso, l’accusa. Sempre Gianni Conad, in quattro occasioni, avrebbe avvicinato soci e clienti dell’istituto di credito per “convincerli” a sostenere la candidatura di Dino Mazzotta, fratello di Giancarlo. Anche ricorrendo alla minaccia esplicita. Con il sindaco Mazzotta, affronteranno il processo anche Ennio Capozza, Luciano Gallo, lo stesso “Gianni Conad”, Saulle Politi e Maria Grazia Taurino. Le carte dell’inchiesta rivelano un pesante coinvolgimento nella vicenda di esponenti della Sacra corona unita, in particolare vicini al clan Tornese di Monteroni. 
A corredo delle vicende più squisitamente giudiziarie che riguardano il primo cittadino di Carmiano, vi sono poi attentati e intimidazioni denunciati dallo stesso sindaco nel corso degli anni.
Si vedrà quale sarà la decisione di Salvini, ma di certo il clima a Carmiano è destinato a restare incandescente. All’indomani del rinvio a giudizio, Mazzotta - raggiunto telefonicamente - si disse «arrabbiato, deluso e amareggiato», ma convinto che «la verità alla fine verrà fuori. Io sono il bersaglio, il nemico da abbattere, ma l’intero impianto accusatorio scricchiola. È una vicenda kafkiana e io sono una persona perbene».
Non resta che attendere per capire all’esame della prefettura finirà un altro Comune, dopo Parabita, Sogliano e Surbo, tutti sciolti dall’allora prefetto Claudio Palomba in quella che è sembrata essere una stagione nuova per il Salento, con l’emersione del sistema di relazioni, connivenze e favori grazie ai quali il braccio operativo della criminalità organizzata ha potuto operare per lungo tempo. 
A Parabita i commissari arrivarono dopo l’operazione “Coltura”, grazie alla quale venne smantellato il clan Giannelli e finì in manette il vicesindaco, Giuseppe Provenzano (sub iudice, ndr). A Sogliano Cavour, lo scioglimento fu l’ultimo atto - dal punto di vista amministrativo - scaturito dall’inchiesta “Contatto” sul clan Coluccia nella quale, insieme ad altre 64 persone, finì anche l’ex vicesindaco e assessore ai Servizi sociali, Luciano Magnolo (sub iudice, ndr). Infine Surbo, con l’inchiesta sui lavori al palazzetto dello sport e sul cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni destinati all’ampliamento del parco commerciale. 
Per Carmiano la storia è ancora tutta da scrivere.  © RIPRODUZIONE RISERVATA