La spy story del vino tra Brindisi e Lecce: l'accusa chiede il processo

La spy story del vino tra Brindisi e Lecce: l'accusa chiede il processo
di Erasmo MARINAZZO
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Martedì 27 Settembre 2022, 08:48

Passerà dal vaglio di un giudice l'inchiesta che ha contestato lo svolgimento abusivo di investigazioni private di una agenzia brindisina collegata a sua volta ad una agenzia di Lamezia Terme. Stiamo parlando del caso che ad aprile di due anni fa vide finire agli arresti domiciliari l'ex poliziotto Antonio Carrozzo, 60 anni, di Brindisi, originario di Carmiano, ed Angelo D'Alò, 58 anni, di Brindisi anche lui, misura poi annullata dalla Corte di Cassazione e dal Tribunale del Riesame di Lecce: il 23 gennaio la giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, valuterà la fondatezza dell'accusa di esecuzione di investigazioni o ricerche o raccolta di informazioni per conto di privati senza la licenza del prefetto contestata a Carrozzo e D'Alò. E contestata anche a Marino Andriani, 62 anni, di Brindisi; ad Enza De Giorgi, 53 anni, di Brindisi; e a Romeo Vito, 66 anni, di Lamezia Terme.

L'inchiesta


Fra le attività finite nell'inchiesta condotta dal pubblico ministero della Procura di Brindisi, Raffaele Casto, con i poliziotti della Squadra mobile della Divisione amministrativa, anche il trasferimento non autorizzato di informazioni dall'azienda vinicola Megale Hellas di San Pietro Vernotico (con altre sedi anche nella provincia di Lecce) alla Cantina Due Palme di Cellino San Marco reso possibile - dicono questo le carte dell'inchiesta - grazie al contratto di manutenzione del sistema informatico e di gestione di sicurezza dell'impresa che legava Megale Hellas all'agenzia di investigazioni. Una violazione del patto fiduciario, venne definita nell'ordinanza di custodia cautelare.


Un aspetto che la gup Gilli terrà in considerazione quando deciderà se accogliere la richiesta del pm Casto di rinviare a giudizio gli imputati o di non luogo a procedere che presenteranno gli avvocati difensori Manuel Marchionna, Fernando Orsini, Salvatore Cerra, Lucia e Raffaele Missere. Il nodo che la giudice dovrà sciogliere o che delegherà al processo con il dibattimento in aula, o con il rito abbreviato, è la validità del contratto stipulato dall'agenzia di investigazioni di Lamezia Terme con l'omologa brindisina. La prima - sostiene questo l'accusa - titolare della licenza rilasciata dal prefetto del posto, l'altra senza alcuna autorizzazione, se non la segnalazione certificata di inizio attività depositata a febbraio 2016 al Comune di Brindisi. Poteva l'agenzia brindisina svolgere investigazioni private? Non poteva, ha sostenuto l'accusa, in base a quanto prevede il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps). La parola passa ora prima alla gup ed eventualmente al processo.

Attività senza autorizzazioni


Tra le attività che sarebbero state svolte senza autorizzazione, anche pedinamenti per infedeltà coniugali, per gli obblighi previsti dalla ex legge 104 per un dipendente di un'azienda privata, nonché indagini assicurative.
Carrozzo e D'Alò rispondono anche di false dichiarazioni a pubblico ufficiale quando ad ottobre del 2018 vennero fermati a Mesagne da un pattuglia della polizia e avrebbero dichiarato di essere investigatori privati in servizio di appostamento. Per questi imputati e per Andriani c'è pure la contestazione di interferenze illecite nella vita privata in merito all'incarico di svolgere un'indagine per verificare se fosse fondato il sospetto di infedeltà coniugale di una donna, attraverso l'uso di dispositivi che avrebbero captato i dialoghi nella sua casa.
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