Kalashnikov e pallettoni: fallisce l'agguato di mafia

Domenica 27 Ottobre 2019 di Erasmo MARINAZZO
CASARANO - Una scarica di 35 proiettili di una mitraglietta kalashnikov e una di un fucile a pallettoni hanno riaperto uno squarcio sulla permanenza della mafia nel Salento. Poco dopo le dieci ed un quarto dell'altro ieri sera si sarebbe dovuto consumare un omicidio. Vittima predestinata Antonio Afendi, 28 anni, di origini marocchine. Lui il compagno della vedova di Augustino Potenza, 41 anni, vittima di un agguato riuscito il 26 ottobre di tre anni fa nella stessa Casarano. Come la celebrazione di un anniversario.
Agguato a Casarano: uomo ferito a colpi di kalasnikov


Potenza trovò la morte nella sua Audi A5. Afendi è stato lesto: è riuscito a scansare quasi del tutto quella scarica di almeno 35 proiettili quando si è affiancata un'Audi A4alla sua Volkswagen Golf ferma in via Alessandro Manzoni. Sotto casa della compagna. Pur avendo riportato una ferita di striscio al collo ed altre sulla schiena, è riuscito a scappare ed a rientrare a casa dalla parte del retro.

«Era con Luigi Spennato quando litigò per un debito di droga»

La droga ancora una volta la pista battuta dagli inquirenti. Anche perché sebbene Afendi avesse riportato nel passato solo una condanna per furto, finita di espiare pochi mesi fa in affidamento ai servizi sociali lavorando come panettiere, è sospettato di essersi ritagliato un ruolo di primo piano nella gestione degli stupefacenti dopo la scomparsa di Potenza e la collaborazione con la giustizia dell'ex boss Tommaso Montedoro. Proprio quest'ultimo, peraltro, aveva fatto il nome di Afendi: ha raccontato che Antonio il marocchino era presente al litigio dal quale sarebbe poi scaturito il tentativo di ammazzare Luigi Spennato un mese dopo l'omicidio di Potenza. Come negli agguati di tre anni fa a Casarano, anche su quello di ieri sera non ci sono dubbi che si dovesse consumare un omicidio. E non perché Afendi abbia raccontato come avrebbero voluto ammazzarlo e come sia riuscito a scampare alla morte. Nulla, non ha detto una parola. Se i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo e della Compagnia di Casarano sono certi che volessero ammazzarlo è perché la certezza arriva dalla visione del filmato di un impianto di videosorveglianza di via Manzoni.
La sequenza delle immagini vede Afendi uscire dalla casa della compagna ed entrare in macchina. Lì fuori, poco lontano, c'è parcheggiata un'Audi. E si muove appena Afendi chiude lo sportello. Qualche metro, giusto per coprire la distanza dalla Golf che l'affianca. E partono le raffiche di mitraglietta ed i colpi di fucile a pallettoni.
Non è finita. I sicari si sono voluti assicurare di avere portato a termine l'omicidio: dall'Audi è sceso un uomo con in testa un passamontagna. Ha aperto lo sportello della Golf perché i vetri fumè e l'oscurità non permettevano di vedere all'interno dell'abitacolo. Ed ha trovato una brutta sorpresa, per loro: c'era lo sportello del passeggero aperto. Afendi era scappato. Ha raggiunto il retro del condominio, su via Pascoli. E si è rifugiato a casa della compagna. E' stata la donna a dare l'allarme chiamando il 118 ed il 112 dei carabinieri.
Il commando intanto non si è dato per vinto. Ha fatto il giro dell'isolato per cercare il fuggiasco. Come se, insomma, conoscesse perfettamente la zona e le abitudini di vita dell'uomo da eliminare.
L'Audi è stata trovata a diversi chilometri di distanza. Nella zona del parco commerciale di Cavallino, davanti allo spiazzo di una villa. Bruciata. La zona ideale per fare la staffetta con un'auto pulita: un paio di chilometri dopo ci sono gli svincoli delle Tangenziali Est ed Ovest che aprono la strada verso il Nord del Salento. Dalla provincia di Brindisi in su. L'Audi, peraltro, risulta rubata nella provincia di Foggia. Il che se da una parte amplia il campo delle ipotesi, dall'altro canto mette gli investigatori in guardia da eventuali depistaggi. Con i carabinieri indagano il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia, Guglielmo Cataldi, ed il sostituto di turno Francesca Miglietta. E rileggono anche le dichiarazioni di Montedoro: il commando che uccise Potenza arrivò da Torchiarolo. Gente con cui Casarano trafficava cocaina.
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