Edilizia, imprese pronte a impugnare il prezzario regionale: «La Regione lo modifichi»

Lunedì 23 Maggio 2022 di Pierpaolo SPADA

«La Regione Puglia revochi il prezzario che ha appena pubblicato oppure lo impugneremo. L’aggiornamento dei prezzi delle opere pubbliche operato è del tutto incongruo all’inflazione all’attuale, che sta già determinando chiusure di cantieri, gare deserte e rescissioni di contratti». 
È il monito di Ance, Confapi, Cna, Claai e Confartigianato lanciato ieri durante la conferenza stampa organizzata, nella sua sede, dalla Camera di commercio di Lecce. Il prezzario è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale il 20 maggio a distanza di 3 anni dall’ultimo. Elaborato sulla base della rilevazione percentuali del ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili relativa nel primo semestre 2021, comprende l’aggiornamento del prezzo di 6.070 opere pubbliche su 11.516 nella misura del 6-15 per cento. 

Gli interventi


Dopo l’introduzione dei lavori da parte del segretario dell’ente camerale Francesco De Giorgio, al punto il presidente dei costruttori (Ance), Valentino Nicolì è arrivato subito: «Noi confidavamo in riequilibrio che tenesse conto delle difficoltà che stiamo affrontando per l’inflazione innescata dalla ripresa, dai bonus e poi dalla guerra. Invece, ci ritroviamo questo Prezzario inapplicabile e inopportuno perché crea un cortocircuito con il decreto Aiuti del 18 maggio che, nelle more degli aggiornamenti dei Prezzari, prevede l’aggiornamento dei contratti in corso fino al 20%: il rischio è che le amministrazioni rifiutino il 20% concesso dal decreto Aiuti, invocando, l’aggiornamento del Prezziario regionale successivo al primo e dunque più attuale. Perciò - ha dichiarato -, invitiamo le amministrazioni a non tenerne conto e auspichiamo che la Regione rispetti la scadenza del 31 luglio, dettata dal decreto Aiuti, per aggiornare il Prezzario». 
È stato il presidente di Confapi Lecce, Giuseppe Petracca, a minacciare il ricorso: «Un Prezzario non aggiornato danneggia l’economia in generale e le imprese sane in particolare, determinando il pericolo che il territorio venga invaso da soggetti senza scrupoli. Oltre al decreto Aiuti, questo Prezzario vanifica anche il decreto Sostegni bis perché non assorbe l’incidenza degli aumenti al secondo semestre 2021 rilevata (tabella pubblicata il 12 maggio) alla quale le aziende devono fare riferimento per poter chiedere il “ristoro”. Il nostro è un grido di allarme e le aziende sono disposte a sostenerlo anche impugnando il provvedimento». 
Ma come avrebbe dovuto comportarsi la Regione per evitare tale contrapposizione? La sezione Opere pubbliche (di cui ha delega il vicepresidente della giunta, Raffaele Piemontese) elabora il prezzario regionale sulla base delle rilevazioni che il Mims opera sull’incidenza degli aumenti in un dato semestre. Le tabelle inclusive dell’aggiornamento degli aumenti dei prezzi al secondo semestre 2021 sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dal Mims 4 giorni prima della determinazione di approvazione del Prezzario da parte della Regione elaborato sulla base dell’incidenza rilevata nel primo semestre 2021. Pertanto, interpellato il 21 maggio da Quotidiano, l’ingegnere Roberto Polieri (il responsabile del “Coordinamento tecnico professionale” che ha espletato l’istruttoria), ha garantito che la Regione definirà un nuovo aggiornamento entro un mese circa. 
«È vero che la determinazione regionale era del 16 ma il Prezzario è entrato in vigore con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale il 20 maggio, cioè 2 giorni dopo il decreto Aiuti. Quindi - ha replicato Nicolì -, invece che pubblicare il Prezzario avrebbe dovuto convocarci per elaborare insieme un aggiornamento adeguato entro il 31 luglio come disposto dal decreto Aiuti. In questo modo avrebbe lasciato in vigore per le aziende le previsioni dello stesso decreto, senza possibilità di equivoci». Da qui l’invito del presidente di Cna Lecce, Fernando De Carlo: «Chiederei alla Regione di convocarci per discuterne insieme e uscire dall’impasse». 
Anche perché la situazione è già degenerata da qualche mese. Fabio Nuzzaci in rappresentanza della stessa azienda ha riferito di aver chiesto ad Anas la «rescissione del contratto per la realizzazione dei lavori lungo la Tangenziale ovest di Lecce». Tutti i suoi operai sono in cassa integrazione. «Serve una svolta - ha insisto Petracca - e non può non passare anche da una rivalutazione del metodo di rilevazione dell’incidenza degli aumenti dei prezzi». «Con la nostra tenuta - ha aggiunto ancora Ance -, è in bilico la tenuta del sistema edile e, dunque, quella del Pnrr. Tante gare sono andate già deserte, soprattutto quelle grandi perché quelle piccole sono soggette a ribassi sconvolgenti». Un altro problema al quale si aggiunge, nondimeno, quello «del blocco della cessione del credito che - ha rilevato Luigi Marullo (Confartigianato) - sta trascinando le aziende alla chiusura».

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