Bonus ed edilizia, la rivolta del comparto: «Così rischiamo un’implosione»

Domenica 22 Maggio 2022

«La mia previsione è che il mercato imploderà dopo l’estate. L’incertezza normativa dei bonus e i rincari dei materiali hanno creato un corto circuito difficilmente risolvibile». Piero Montinari, imprenditore salentino a capo della Fices che opera nel settore edile ed ex presidente di Confindustria Lecce, sintetizza così la sua visione sul caos del comparto che ha trainato la ripresa economica ma che ora si sta impantanando tra cambi di regole in corsa e materie prime alle stelle. Il grido di allarme va oltre l’Sos lanciato di recente da Anaepa Confartigianato Puglia. La situazione è generalizzata e crea difficoltà di programmazione.

«Sui bonus io ho una mia visione: non è concepibile che si pensi a un 110 per cento di contributo - osserva Montinari - si aprirà un mare di usi e abusi e non potranno essere confermate misure del genere che gravano pesantemente sul bilancio dello Stato. Basti guardare al periodo in cui le banche hanno cominciato a rallentare con gli sconti delle fatture, si è inceppato tutto il sistema. Si aggiungano i rincari: io stesso mi trovo con clienti alle prese con i prezzi del gas aumentati 12 volte, il gasolio non ne parliamo, tutti i materiali petroliferi del 50%». Anche sul prezzario regionale delle opere pubbliche - listino aggiornato in base alle rilevazioni percentuali del primo semestre 2021 - pesante bocciatura da parte dell’imprenditore: «Un’altra epoca economica: la Pubblica amministrazione si faccia carico di una maggiore celerità».

Ance Brindisi: è ipetrofia normativa

Sulla stessa lunghezza d’onda è Angelo Contessa, presidente Ance Brindisi. Quelle modifiche alle norme sui bonus soprattutto per ciò che riguarda la cessione dei crediti pongono dei grossi interrogativi sul futuro. «L’ipertrofia normativa non consente di fare formazione - spiega il numero uno dell’associazione - le imprese si trovano a non poter programmare e professionalizzare il personale perché, dall’oggi al domani, gli imprenditori si trovano a non poter più mantenere gli impegni presi. C’è una confusione totale che non permette di strutturare le aziende e dare lavoro buono e continuativo».

Un paradosso perché proprio l’edilizia aveva trainato l’economia qualche mese fa. «Consideriamo che vale un terzo del Pil - aggiunge Contessa - c’è poi la filiera, dall’impiantistica ai mobili, che ne ha giovato molto». E poi arriva un’ulteriore stoccata sui listini dei materiali della Regione Puglia con aumenti dal 3 al 7%: «È qualcosa di fuori dal mondo: abbiamo fatto un prezzario sulla rilevazione del 2021, è stato uno spreco della Regione su un prodotto che non serve a nulla. Crea solo ulteriore confusione, non ha né capo, né coda. Bisogna avere il coraggio di dire “abbiamo sbagliato, lo ritiriamo”. Peccato perché il decreto Aiuti ci ha teso la mano risolvendo qualche problema ma con questo caos non si va da nessuna parte».

Fillea Cgil: bene il decreto Aiuti

Proprio sul decreto Aiuti si trova una posizione comune col mondo sindacale. Francesco Bardinella, segretario degli edili Fillea Cgil della provincia di Taranto, spiega: «Anche come categoria nazionale abbiamo ribadito che quel provvedimento interviene in modo importante per adeguare gli importi di gara, aggiornare i prezziari regionali e per garantire, attraverso l’adeguamento al caro materiali, la continuità delle opere in corso e di quelle da realizzare previste dal Pnrr, dai Contratti di programma e dalla programmazione ordinaria, cosi come avevamo richiesto. Ora bisogna affrontare gli altri problemi come la qualificazione del settore, gli investimenti in sicurezza, professionalità».

L'analisi della Cgia Mestre

Infine, proprio sulla questione bonus arriva una rilevazione della Cgia di Mestre che mette in fila i diversi incentivi e il loro “peso”. Dei circa 113 miliardi di euro di oneri in capo allo Stato, ben 46 miliardi sono ascrivibili ai bonus che ruotano attorno al comparto dell’edilizia. Secondo l’Agenzia delle Entrate, infatti, nel biennio 2020-2021 l’importo delle cessioni del credito e degli sconti in fattura ammontava a 13,6 miliardi di euro per il bonus facciate; 5,5 miliardi di euro per l’eco-bonus; 4,9 miliardi di euro per la ristrutturazione; 0,9 miliardi di euro per il sismabonus; 0,01 miliardi di euro per le colonnine di ricarica. A questi importi che, complessivamente, totalizzano 24,9 miliardi, dobbiamo aggiungere anche le detrazioni maturate per il super ecobonus 110%. Secondo i dati dell’Enea, al 30 aprile 2022 l’onere a carico dello Stato era di 21,1 miliardi di euro. «La convinzione di aver speso eccessivamente e di aver drogato il mercato edilizio/impiantistico è molto diffusa» chiosa la Cgia che, numeri alla mano, sintetizza un quadro di un settore sempre più in allarme.

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