Ceneri Enel e cemento: il pm chiede per tutti l'assoluzione

Ceneri Enel e cemento: il pm chiede per tutti l'assoluzione
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Venerdì 23 Settembre 2022, 20:50 - Ultimo aggiornamento: 21:18

Colpo di scena nel procedimento che ha riguardato lo smaltimento delle ceneri prodotte dalla centrale Enel di Cerano, a Brindisi. Il pm della Dda di Lecce, Milto Stefano De Nozza,  nel corso dell’udienza preliminare di oggi, dinanzi al gup Sergio Tosi, ha invocato l’assoluzione per tutti gli imputati. 
Si tratta dell’inchiesta in cui l’impianto fu interamente sequestrato, con facoltà d’uso. I sigilli furono rimossi poco dopo.  Nel corso di un incidente probatorio richiesto dagli allora magistrati titolari del fascicolo d’inchiesta Alessio Coccioli e Lanfranco Marazia, fu infatti depositata una perizia dalla quale emergeva  che il processo di trasformazione delle ceneri in cemento non aveva violato le norme sui rifiuti, per via della classificazione dei residui impiegati. 

Il processo


Alla sbarra c’erano 18 persone, di cui 11 manager Enel e 7 della Cemitaly, e le due stesse società (per illecito amministrativo). C’era stata una prima richiesta di rinvio a giudizio, poi l’avvio del dibattimento a Brindisi in cui subito era stata dichiarata nulla la precedente udienza preliminare. Da celebrare nuovamente. Poi, la sorpresa. Le difese che inizialmente avevano optato per il rito ordinario, hanno scelto la strada dell’abbreviato, quindi di un giudizio allo stato degli atti, senza istruttoria dibattimentale.  A quel punto, il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione per tutti. La sentenza sarà emessa il 7 ottobre prossimo.

Le persone coinvolte erano accusate di aver effettuato «attività non consentite di miscelazione di rifiuti, anche pericolosi» che venivano inviate ai cementifici di diverse parti d’Italia risparmiando così centinaia di milioni di euro per lo smaltimento delle scorie provenienti dall’abbattimento dei fumi di combustione del processo produttivo della centrale «Federico II» di Brindisi. Nel corso dell’inchiesta erano già state stralciate le posizioni dei vertici di Ilva inizialmente coinvolti nella vicenda. Le indagini, condotte dai finanzieri di Taranto. portarono nel 2017 al sequestro dello stabilimento e di oltre 500 milioni di euro che per l’accusa era il denaro che l’Enel aveva risparmiato vendendo le ceneri come sottoprodotti invece di smaltirle come rifiuti. Tutto fu poi dissequestrato quando la relazione redatta dai periti del Tribunale spiegò che in realtà la realtà non era forse quella inizialmente rappresentata: le ceneri erano assolutamente idonee alla produzione di cemento e non si configurava alcun illecito. 


Nelle 93 pagine della consulenza degli ingegneri Vincenzo Belgiorno e Federico Vagliasindi era specificato che: «Le ceneri prodotte presso la centrale Enel di Brindisi possono ritenersi generate dalla combustione di polverino di carbone cui compete il codice Cer 100102. E che le ceneri prodotte presso la centrale Enel di Brindisi possono essere conferite a Cementir ed impiegate nella produzione di cementi. Che la loppa prodotta dalla stabilimento Ilva rispetta quanto previsto dalla Uni 197». Nessun inquinante, insomma, nessuna violazione delle norme, a giudizio dei tecnici.  Come avevano più volte rilevato le difese, sostenute tra gli altri dagli avvocati Angelo Nanni (dello studio Severino), Michele Laforgia e Mario Guagliani. Per valutare più approfonditamente, a dibattimento, ogni profilo la procura aveva comunque invocato il processo per tutti. Processo che era stato disposto dal gup. Il fascicolo è poi tornato a Lecce: tutto da rifare, o forse nulla, considerato quanto accaduto nella seconda udienza preliminare. Dopo la requisitoria del pubblico ministero, è stata la volta delle arringhe difensive. Si attende ora la sentenza. Nel processo si erano costituiti parte civile il Comune di Brindisi e la Regione Puglia.

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