Non ci fu truffa. E il Tar sospende la revoca del finanziamento a beneficio dell'impresa

Non ci fu truffa. E il Tar sospende la revoca del finanziamento a beneficio dell'impresa
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Venerdì 28 Gennaio 2022, 18:41 - Ultimo aggiornamento: 18:44

Con ordinanza la prima Sezione del Tar di Lecce (Presidente Antonio Pasca, Estensore Silvio Giancaspro) ha accolto la domanda cautelare proposta da una società del settore aeronautico, difesa dagli Avvocati Leonardo Maruotti, Elvia Belmonte e Francesco Romano, che aveva impugnato due decreti di revoca di finanziamenti, aventi un valore complessivo pari ad oltre 11 milioni di euro.

In particolare, il Tar Lecce ha ritenuto la fondatezza delle tesi della società ricorrente poiché i provvedimenti erano stati emessi, senza effettuare alcuna autonoma istruttoria, esclusivamente sulla base di una statuizione di condanna del Tribunale, poi riformata dalla Corte di Appello di Lecce, con l’assoluzione degli imputati. Inoltre, il Tar Lecce, a fronte della specifica eccezione del Ministero, ha ritenuto sussistente la giurisdizione del giudice amministrativo poiché i provvedimenti di revoca impugnati si fondavano su condotte riferibili non soltanto alla fase di erogazione dei contributi, ma anche al momento essenzialmente pubblicistico concernente l’accertamento dei requisiti per la relativa concessione e l'emanazione del provvedimento discrezionale attributivo del beneficio.

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La decisione

Il Tar Lecce, dunque, ha accolto la domanda cautelare e ha anche sospeso l’ipoteca legale dell’Agenzia delle Entrate iscritta sulla totalità dei beni della ricorrente, ciò avrebbe paralizzato lo svolgimento dell’attività della società. “La pronuncia – spiegano i legali - è di particolare interesse – oltreché per la consistenza economica del finanziamento, nonché per l’affermata giurisdizione del Giudice amministrativo sulle questioni - perché consente ad una impresa del territorio di riprendere a svolgere regolarmente la propria attività”. La vicenda risale al 2012. L'imprenditore fu accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato per avere percepito indebitamente contributi pubblici nazionali e comunitari per la realizzazione di un sistema integrato di sorveglianza. Dopo la condanna in primo grado, l'accusa è caduta in appello, con l'assoluzione piena.

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