«Società fantasma per incassare i ristori Covid e le indennità di disoccupazione»: 49 indagati

Il Tribunale di Lecce
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Giovedì 27 Gennaio 2022, 22:53 - Ultimo aggiornamento: 22:56

Una azienda agricola creata ad hoc per incassare prima le indennità di disoccupazione ed in seguito anche i ristori erogati dallo Stato per fare fronte alla crisi del settore causata dalla pandemia da Covid-19. Questo il filo conduttore dell’inchiesta chiusa dal pubblico ministero della Procura di Lecce, Maria Consolata Moschettini, che contesta l’ipotesi di reato di truffa continuata ed in concorso a 49 indagati. Oltre 160mila euro l’importo contestato, la cifra complessiva che la “Luna Chiara Società Agricola” di Surbo avrebbe incassato dall’Inps dichiarando - questa l’accusa - false assunzioni per giornate di lavoro mai effettuate su terreni ottenuti in comodato d’uso attraverso attestazioni ritenute false. Un’azienda fantasma, in altre parole, ha detto l’inchiesta della Procura.

“Testa di legno”

Questo il fronte dell’accusa, le conclusioni e la ricostruzione dei fatti delle indagini. Spetterà poi all’eventuale processo stabilire la verità attraverso i documenti e le testimonianze prodotte dagli avvocati difensori, intanto gli indagati potranno fornire una lettura diversa chiedendo di essere interrogati o presentando una memoria.
Intanto i fatti per come sono stati stabiliti per il momento dagli inquirenti dicono che questo che viene definito un raggiro sia stato messo in piedi da due persone con la complicità di una terza. L’imprenditrice M.P., 45 anni, di Surbo; ed il consulente I.B., 52 anni, anche lui di Surbo, e presentato agli altri indagati come il suo fidanzato. Le carte dell’inchiesta raccontano che M.P. avrebbe approfittato delle condizioni economiche precarie in cui versava P.I., 49 anni, di Trepuzzi: disoccupato lui e disoccupata anche la moglie, lei gravata anche da problemi di salute, e con un figlio ancora in tenera età. Al cospetto di questa situazione di indigenza e di disagio generale, M.P. avrebbe avuto vita facile nel convincere P.I a ricoprire la carica di amministratore della società, lei invece sarebbe stata l’amministratrice di fatto. L’uomo sarebbe stato poi accompagnato dal notaio per firmare l’atto costitutivo della società, in banca per aprire un conto corrente ed inoltre lo avrebbero anche istruito sul cosa riferire all’ispettorato del lavoro in caso di controlli.

Ristori

Una volta avviata la società, siamo nel 2018, nei due anni successivi sarebbe stato messo in atto il piano per truffare l’Inps. A cominciare dalle assunzioni false: per una donna furono dichiarate 109 giornate lavorative benché - siamo sempre sul fronte dell’accusa -non avesse mai prestato attività lavorativa”. L’Inps erogò 4.715 euro a titolo di indennità di disoccupazione e di ristoro Covid 19, quest’ultima per marzo e per aprile 2020 versando prima 600 euro e poi 500 euro. I primi contributi erogati a lavoratori e liberi professionisti costretti a casa dal lockdown. Un modus operandi che si ritrova in tutti gli altri casi accertati in questa inchiesta e che riguardano complessivamente 46 braccianti o presunti tali.

Nessuna produzione

Ma perché si parla di giornate di lavoro mai effettuate? Perché nella dichiarazione sulla disponibilità dei terreni vennero indicati degli appezzamenti di contrada Rauccio gestiti e coltivati dalle stesse famiglie che sulle carte risultavano invece firmatarie dei comodati d’uso. Inoltre nella documentazione contabile e fiscale della società “Luna Chiara” non è stata trovata traccia dei prodotti agricoli coltivati, del loro stoccaggio e della loro vendita. E tantomeno dei prodotti usati per la coltivazione.
Gli accertamenti disposti dalla Procura hanno detto, inoltre, della mancanza di mezzi agricoli per la coltivazione della terra, come trattori o macchine per l’agricoltura. Infine sul conto corrente aperto in banca non sono state trovate movimentazioni sulle retribuzioni ai dipendenti: “Dati circostanziali tutti da cui si ricava che la società Luna Chiara Agricola era un soggetto giuridico non operativo dal punto di vista imprenditoriale. Avendo avuto solo vita cartolare”, sostiene il capo di imputazione.
 

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