Bari, il San Paolo diventa “quartiere museale”: murales sulle palazzine popolari. L'ultimo dedicato a Maria Colangiuli, ecco chi era

Sabato 9 Ottobre 2021 di Elga MONTANI

Il museo a cielo aperto al quartiere San Paolo, a Bari, sta piano piano prendendo forma. E, dopo il primo murales dedicato all’acqua realizzato da Awer, sono già state quasi terminate altre quattro opere nella zona che comprende via Saverio Altamura e via Cozzoli. Saranno dieci, per il momento, i murales a essere realizzati sulle facciate delle palazzine Arca presenti nella zona, che andranno ad aggiungersi al San Nicola dipinto un paio di anni fa da Mauro Roselli. Tutti i dipinti avranno come soggetto un'idea nata dall'estro degli artisti e dalle storie consegnate loro dai cittadini del quartiere. Ed è proprio a una di queste storie, quella di Maria Colangiuli, vittima innocente di mafia, che è stato dedicato un murales che abbellisce una delle facciate delle cinque palazzine Arca che affacciano sullo spiazzo in fondo a via Saverio Altamura.

 

L'artista

 

A dipingere quest’opera il leccese Chekos, che ha scoperto la storia di Maria parlando con la gente che abita questi palazzi: «La storia di Maria mi ha colpito molto, soprattutto per il suo essere vittima completamente innocente – sottolinea -. Perdere la vita, in questo modo, è qualcosa che non può non avere un impatto sulla vita di tante persone e di tante famiglie. Questo fatto ci fa capire ancora di più come la mafia non sia mai una cosa positiva, ma rappresenti solo il male. Maria è stata vittima di una violenza completamente gratuita». La storia di questa donna è diventato lo spunto per un’opera dedicata a tutte le vittime di violenza di genere e di abusi. «Questo lavoro mi ha coinvolto molto e mi ha fatto pensare alle donne che, troppo spesso, subiscono passivamente la furia di persone violente – aggiunge Chekos –. Oggi, si parla tanto di violenza sulle donne ed ho ritenuto giusto affrontare questo tema con la mia opera. È un omaggio a tutte le donne con il quale voglio dire loro di andare sempre fiere per la loro strada, senza cedere mai ai ricatti dei violenti».

Il murales, infatti, raffigura il volto di una donna fiera, che guarda verso l’orizzonte, anche se il cambio di colore sotto uno degli occhi vuole restituire l’immagine di una grande lacrima dando l’idea della tristezza provocata dalla violenza. «L'accoglienza al San Paolo - prosegue Chekos - è stata ottima, mi sono trovato benissimo. Mi è anche piaciuto il fatto che le persone dai balconi mi guardavano tutto il giorno lavorare, e che erano contente di questo. Quando scendevo poi le ritrovavo giù e spesso ci siamo fatti delle chiacchierate, mi offrivano il caffè. Sono stato ben accolto, nonostante le note rivalità calcistiche» scherza ancora.

 

Le altre opere 

 

Altri tre murales sono in via di perfezionamento: quello di Manu Invisible con una grandissima scritta Metamorfosi; un enorme bambino di David Pompili e Hogre con la sua opera che sembra un collage di diversi concetti. Ma d’altronde, come sottolineano da Cellule Creative «nella street art, il significato dell’opera la sceglie l’osservatore, in questo caso l’utente del quartiere che ne usufruisce». E, in merito al progetto che sta prendendo forma, il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha dichiarato: «Lo so, questo progetto non risolve i problemi di quel quartiere, che ne ha tanti e sui quali stiamo lavorando, ma è un primo passo per portare una ventata di bellezza e far crescere uno spirito di comunità e di orgoglio che ci serve per fare emergere le energie e le potenzialità che ci sono al San Paolo», promettendo però che «al termine dei murales, realizzati anche grazie al contributo della Regione Puglia, faremo una grande festa per inaugurare il nuovo Quartiere Museale San Paolo».

 

 

Ultimo aggiornamento: 09:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA