Zona rossa, arancione e gialla: indice Rt a 1 e si tornerà a circolare, il piano del governo per Natale

Sabato 14 Novembre 2020 di Marco Conti e Mauro Evangelisti

«Il mese di novembre è dedicato a questo: a contenere e riportare sotto controllo la curva di contagio». Ammette di «non avere la palla di vetro», ma Giuseppe Conte partecipa ad un evento organizzato dalla Cgil con spirito rinfrancato. Al punto da ipotizzare quell’abbassamento dell’indice Rt che poi verrà confermato dai dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss): 1,4% contro l’1,7% del giorno prima. Ancora troppo alto per gioire,ma sufficiente per sperare che i contagi non raddoppino in maniera esponenziale. Su quel che avverrà a Natale non si sbilancia «ma ci auguriamo -spiega il presidente del Consiglio - che la soglia massima dei contagi sia stata raggiunta e ora inizi l’appiattimento».Dopo la linea piatta - come già visto in occasione della prima ondata - dovrebbe esserci la discesa e quindi qualche timida riapertura dovuta all’upgrading di qualche regione finita proprio ieri, e la scorsa settimana, in zona arancione. Concentrare il massimo sforzo nel mese in corso serve a preparare un Natale non in zona verde per nessuno,ma magari con qualche concessione in più alle famiglie per spendere inmaggiore libertà la tredicesima, riaprendo ovunque bar e ristoranti,che ora sono aperti solo nelle regioni gialle, sia pur sempre solo fino alle 18. E, soprattutto, consentendo di spostarsi tra le Regioni attualmente chiuse.

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E che l’obiettivo su cui si ragiona sia quello di riportare il Paese in zona gialla a ridosso delle feste di Natale è emerso anche durante la riunione della Cabina di regia che ha deciso ieri pomeriggio le nuove chiusure. Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, ha infatti fatto notare che il maggior calo dei contagi si registranelle regionidove il girodi vite sugli spostamenti è stato più drastico. Lombardia, Piemonte e Sicilia hanno contribuito decisamente a far abbassare l’indice nazionale; ed è diminuito anche in regioni,come il Lazio, che sono in area gialla. Segnali positivi, le misure funzionano eproduce effetti lastrategia a macchiadi leopardo. C’è quindi davanti ancora un mese per far tornare nei ranghi anche Campania e Toscana, in modo da permettere di nuovo gli spostamenti tra le regioni. L’appuntamento per iniziare a capire come andranno le feste di Natale è quindi per venerdì 4 dicembre quando si vedrà se l’obiettivo dell’Rt ad 1 è stato raggiunto. In quella data si capirà se le misure hanno funzionato inmododa «salvare ilNatale» come chiedono commercianti e ristoratori. Una delegazione di questi ultimi - arrivati a piedi dalla Toscana - è stata ricevuta ieri sera a palazzo Chigi dal premier Conte. Nessuna promessa specifica, ma il racconto della strategia messa in atto dall’esecutivo con i “ristori” e le misure assunte - anche drastiche - per contenere la pandemia in moda da allentare la morsa nel mese nel quale lavorano di più i titolari di pubblici esercizi. Ingressi contingentati, rispetto dei protocolli sanitari e limiti alle tavolate sono giàprincipi in atto nelle regionidovebar eristoranti sono aperti. D’altra parte se il Natale, come ricorda Conte, è anche un momento di «raccoglimento spirituale», «non è bene essere in tanti». Ovviamente «non ci sarà nessuna norma che regolerà il pranzo di Natale a casa», come sottolinea la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, ma c’è anche l’esigenza di riaprire «per dare sprint all’economia», come sostiene Conte.

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NUMERI

Rinfrancato dai dati dell’Iss e da quelli dei sondaggi che lo vedono risalire nelle percentuali di gradimento, Conte si prepara alla verifica di maggioranza convinto di poter mettere sul tavolo anche il successo di una strategia di contenimento della pandemia che non ha strangolato l’economia. Ma davvero i numeri dicono che a Natale si tornerà alla normalità? No, il massimo risultato raggiungibile daqui a metà dicembre, sarà far diventare tutta l’Italia “fascia gialla”, classificazione che consentirebbe gli spostamenti da un territorio all’altro. Secondo i tecnici, al di là dei miglioramenti di questi giorni, incognite restano su Lombardia e Piemonte, dove l’incidenza (numeri di casi ogni 100mila abitanti) è ancora troppo alta, soprattuttonelleprovince che non erano state travolte dalla prima ondata. Un altro dato:è vero che la Lombardiaha 10 milioni di abitanti,ma ad oggi registra ogni giorno il 25 per cento dei nuovi casi positivi del Paese. Inoltre, va sempre chiarito che è diminuita la velocità di crescita, ma comunque i nuovi casi stanno aumentando. Se tre-quattro settimane fa però si viaggiava con un incremento del 90 per cento del numero di nuovi infetti, ieri ad esempio c’è stato un aumento di solo il più 10 per cento rispetto a venerdì scorso. Non siamo ancora al plateau e il tasso di saturazione degli ospedali è la vera spina nel fianco, però la situazione non è più fuori controllo. 

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 10:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA