Il Patriarca Kirill: «Giusto combattere la guerra, è contro la lobby gay occidentale»

Kirill descrive un mondo marcato dal consumo eccessivo e da una apparente libertà

Il Patriarca Kirill: «Giusto combattere la guerra, è contro la lobby gay occidentale»
Il Patriarca Kirill: «Giusto combattere la guerra, è contro la lobby gay occidentale»
di Franca Giansoldati
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Domenica 6 Marzo 2022, 19:23 - Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 16:36

Città del Vaticano – In Ucraina è in corso una guerra giusta – dal punto di vista morale - che serve per proteggere la regione del Donbass che da anni è attaccata dalle forze del male, da una specie di Anticristo che avanza e oscura i valori tradizionali cristiani. Dietro le quinte di tutto questo si muove potente la lobby gay. Il Patriarca di Mosca, Kirill ha manifestato oggi - in un discorso pubblico apparso sul sito ufficiale-  questa visione apocalittica. Da una parte le forze del male, e dall'altra le forze del bene. Egli  ha rilevato di come nel Donbass la gente (a maggioranza russofona) rifiuti «i cosiddetti valori di chi rivendica il potere mondiale». 

Kirill descrive un mondo marcato dal consumo eccessivo e da una apparente libertà. «La prova è molto semplice e allo stesso tempo terrificante: si tratta di una sfilata dell'orgoglio gay. La richiesta di organizzare una sfilata dell'orgoglio gay è una prova di fedeltà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o i paesi rifiutano queste richieste, non fanno parte di quel mondo, ne diventano alieni». 

Il Patriarca di Mosca rincara poi la dose e afferma che «per entrare nel club di quei paesi bisogna fare una parata dell'orgoglio gay (…) Si tratta quindi di imporre con la forza il peccato che è condannato dalla legge di Dio, il che significa imporre con la forza la negazione di Dio e della sua verità alle persone».

La visione manichea del Patriarcato di Mosca è racchiusa in un programma ben preciso e teso a salvare un popolo dallo smarrimento morale. «Si tratta della salvezza umana, di dove l'umanità si troverà alla destra o alla sinistra di Dio Salvatore, che viene nel mondo come giudice e creatore. Molti oggi, per debolezza, stoltezza, ignoranza, e più spesso perché non vogliono resistere, vanno al lato sinistro. E tutto ciò che ha a che fare con la giustificazione del peccato condannato nella Bibbia è la prova della nostra fedeltà al Signore, della nostra capacità di confessare la fede nel nostro Salvatore».

Per il patriarca tradizionalmente legato a doppio filo con Putin, si tratta di una lotta ultraterrena. «Se vediamo violazioni della legge morale è chiaro che non sopporteremo mai coloro che la distruggono, cancellando la linea tra santità e peccato, e soprattutto coloro che sostengono il peccato come modello o modello di comportamento umano». Infine, nel discorso, un breve passaggio è riservato alla pace: «Allo stesso tempo dobbiamo pregare che la pace arrivi il più presto possibile, che il sangue dei nostri fratelli e sorelle cessi di scorrere, che il Signore dia la sua grazia alla terra di Donbas, che da otto anni porta l'impronta dolorosa del peccato e dell'odio umano».

Per ironia della sorte le parole di Kirill arrivano nello stesso giorno in cui il Papa all'Angelus - misurando tutto il suo senso di impotenza – ha lanciato un appello per fare tutto il possibile e riportare la pace tra ucraini e russi, probabilmente ormai consapevole che gli spazi di manovra del Vaticano come facilitatore tra le parti si sono praticamente ridotti a niente, stritolati dagli eventi che si sono intrecciati rapidi in questi giorni. Del resto con Israele in campo, la Cina in parallelo e per giunta il rapporto ingombrante con il patriarca russo Kirill, notoriamente legato al Cremlino che continua a ripetere che bisogna sostenere i soldati russi impegnati a difendere l’Occidente dalle degenerazioni maligne, c'è ormai da chiedere che tipo di 'facilitazione' potrebbe esercitare Francesco. 

Così mentre il Papa ieri all’Angelus urlava: «basta guerra e’ una pazzia», Il Patriarca russo Kirill aveva appena concluso il suo discorso apocalittico. All’Angelus il Papa ha anche annunciato di avere già mandato in Ucraina due cardinali, l’elemosiniere polacco Konrad Kraiewski e il gesuita canadese Czerny. Al momento però pare che ad oggi nessuno dei due sia ancora partito come ha fatto notare il sito para vaticano Il Sismografo. 

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