Manduria, spuntano gli audio choc degli aguzzini: «Noi in sei con le mazze, lui urlava»

Lunedì 6 Maggio 2019 di Nazareno DINOI

Non c'erano solo video, ma anche audio-messaggi nelle chat del gruppo degli «orfanelli» finite nei fascicoli delle due procure joniche che indagano sulla morte del sessantaseienne manduriano, Antonio Cosimo Stano. Sono dialoghi raggelanti, forse ancor più delle immagini delle aggressioni che i componenti del branco si scambiavano sui social come trofei.
Alcune registrazioni acquisite da chi investiga, erano ancora presenti nella memoria dei telefonini sequestrati agli indagati, altri sono stati estratti dai periti della procura che hanno carpito tutti i segreti degli apparati. Chiacchiere tra ragazzini, all'apparenza innocui, il cui contenuto fa tremare i polsi se si pensa soprattutto all'epilogo di quelle scorribande notturne. Sembrano voci di bambini, alcune dimostrano avere un'età inferiore di quella dei sei minorenni fermati e poi rinchiusi nel «Fornelli» di Bari, il carcere per minori dove sono stati destinati a seguito dell'interrogatorio di garanzia. La data in cui sono stati registrati non è nota, sicuramente prima che la loro vittima fosse ricoverata, probabilmente nel periodo del Carnevale quando, secondo la testimonianza dei vicini, i raid si sono intensificati. Gli audio, di pochi secondi, sono la cronaca di ciò che era avvenuto la sera prima. In uno si descrive l'episodio dell'incursione di gruppo, quello del video delle bastonate diffuso dalla polizia. La voce giovanile racconta ai compagni assenti i particolari dell'ultima bestialità. Noni uagliù, ma ui jerubu vedè, No ragazzi, dovevate vedere (trovarvi), spiega con vanto il ragazzo che narra l'accaduto nel suo dialetto che si traduce per renderla comprensibile a tutti. «Siamo entrati piano, piano, piano. In un secondo quello si è girato (Antonio Cosimo Stano, ndr) trovandosi in casa cinque, sei persone con le mazze; infatti ha lanciato un urlo ed ha perso la voce». Il video che conosciamo ci mostra le scene di quei momenti. La baby gang a volto scoperto brandisce mazze che fanno ruotare minacciosamente in aria sbattendole sul tavolo e contro le porte per spaventare il pensionato. E ci riescono. Mentre la vittima continua ad urlare terrorizzata, qualcuno lo colpisce con la mazza e la radiocronaca è pronta il giorno dopo nella chat del gruppo: «mazzate, proprio mazzate, con le mazze in testa, uno di noi (nell'audio si indica il nome), sul volto gliel'ha data». E via un sorriso divertito. La parte finale del messaggio è quello che mostra un barlume di umanità ma nello stesso tempo scopre la vera ragione di quei gesti: la noia, il far del male fine a sé stesso, il gusto della violenza senza nessuna ragione se non quella di riempire un vuoto morale oltre che insito nell'animo che gli esperti definiscono diseducazione. L'autore dell'audio, dopo una risata, cambia registro, il tono della sua voce è tra la pietà e l'assuefazione. «Comunque - dice -, mi dispiace mbà, basta, santo iddio». Un'ammissione di colpa in piena regola, insomma, che non lascia spazio ad incomprensioni e che gli inquirenti non risparmieranno per chiedere la pena più appropriata. Per ora a carico dei quattordici indagati, otto dei quali arrestati, solo due i maggiorenni. Ma le indagini sono tutt'altro che concluse.
Gli investigatori stanno analizzando migliaia di messaggi contenuti nelle chat degli «orfanelli» ma anche di altri gruppi WhatsApp che hanno condiviso i video o che comunque hanno saputo e taciuto sulle torture che per mesi, forse per anni ha subito Antonio Stano. Dall'altra parte gli avvocati degli arrestati stanno già preparando gli atti per il tribunale del riesame a cui chiederanno la scarcerazione dei loro assistiti o la misura alternativa. Il collegio difensivo è composto da Cosimo Micera, Antonio Liagi, Pier Giovanni Lupo, Gaetano Vitale, Lorenzo Bullo, Nicola Marseglia, Franz pesare e Armando Pasanisi.

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