Ex Ilva, contratto prorogato con Mittal ma è scontro tra Morselli e i sindacati

Ex Ilva, contratto prorogato con Mittal ma è scontro tra Morselli e i sindacati
di Domenico PALMIOTTI
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Mercoledì 1 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:56

La fumata bianca per l’ex Ilva c’è stata, a Milano, poco prima delle 15 di ieri. Ora è ufficiale: per l’acquisto dell’azienda e per il passaggio dello Stato al 60 per cento nel capitale di Acciaierie d’Italia, bisognerà attendere altri due anni. Il termine ultimo per chiudere le operazioni è stato infatti posticipato dal 31 maggio 2022 al 31 maggio 2024. Due anni nei quali si riprenderà anche la partita del dissequestro degli impianti siderurgici di Taranto cercando di avere un esito favorevole, visto che tra poco più di un anno si dovranno definitivamente completare anche le prescrizioni ambientali dell’Aia.

La vicenda

Proprio la permanenza del sequestro - ribadito nelle ultime ore dall’ordinanza della Corte d’Assise - ha reso necessario riconfigurare l’intero quadro contrattuale e prendere altri due anni di tempo. Ieri, dunque, il rush finale. Ma prima di arrivare a mettere le firme nello studio del notaio Marchetti, non sono mancati momenti di difficoltà e di tensione. Come non facile, peraltro, è stata la trattativa che nelle ultime settimane si è sviluppata su due tavoli: tra Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia e tra i soci di Acciaierie d’Italia, cioè il privato ArcelorMittal e la società pubblica a Invitalia, che nel capitale rappresenta lo Stato. Con un breve comunicato, redatto in italiano e in inglese, Acciaierie d’Italia ha dato notizia dell’avvenuta definizione delle due intese. Con la prima, Acciaierie d’Italia e Ilva amministrazione straordinaria, rispettivamente gestore e proprietaria degli impianti, prorogano sino al 31 maggio 2024 l’affitto dei complessi aziendali di Ilva. Questo per consentire alla stessa Ilva di chiedere “la revoca dei provvedimenti giudiziari che riguardano lo stabilimento di Taranto”. Col secondo accordo, invece, gli azionisti di Acciaierie d’Italia Holding, cioè il privato Mittal e la pubblica Invitalia (che fa capo al ministero dell’Economia), prorogano il “loro accordo di investimento e parasociale, che conferma l’assetto proprietario e di governance di AdIH per i prossimi 2 anni”. Gli investimenti riguardano il rifacimento di impianti ed altoforni, l’introduzione del forno elettrico, la produzione col preridotto, la decarbonizzazione dell’acciaio. In quanto alla governance di Acciaierie d’Italia, restano confermati Franco Bernabè presidente (designato dallo Stato) e Lucia Morselli amministratore delegato (espressione di Mittal). 


Lo Stato esprimerà l’ad solo quando salirà in maggioranza nel capitale. Un passaggio che porterà Invitalia a sborsare 680 milioni dopo che nella primavera 2021 ne ha già versati 400 per entrare nella nuova società. Prima di arrivare alla firma, i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria (Francesco Ardito, Antonio Lupo ed Alessandro Danovi) hanno ricevuto il via libera del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.

In una nota, il Mise parla di accordo di modifica del contratto quadro con le società del gruppo Acciaierie d’Italia (AdI). “Lo schema di accordo, sul quale il comitato di sorveglianza ha espresso parere favorevole, prevede una proroga al 31 maggio 2024 dei termini, precedentemente fissati al 31 maggio 2022, per il verificarsi delle condizioni a cui è vincolato l’obbligo di acquisto dei complessi aziendali da parte di AdI” spiega ancora il Mise. Che aggiunge: “In relazione ai profili occupazionali, agli investimenti per l’ammodernamento degli impianti e agli interventi di riqualificazione ambientale vengono confermati, con rimodulazione delle tempistiche, gli impegni già previsti nel piano industriale”. A firme apposte, l’ad Morselli è l’unica a dichiarare ai giornalisti in attesa in via Agnello 18, a Milano, sotto lo studio del notaio Marchetti. “La proroga è importante - afferma - perché abbiamo tempo di completare il piano ambientale e di impostare i prossimi investimenti, quindi è molto utile. Per noi la priorità è la normalità. Essere un’azienda normale e avere un orizzonte abbastanza lungo su cui lavorare per quelli che sono i piani di investimento concordati tra gli azionisti”. Inoltre, secondo Morselli, “due anni danno molta stabilità. Si può lavorare moltissimo. Io ricordo cos’era l’azienda due anni fa, adesso è una cosa completamente diversa. Adesso è un’azienda autonoma, in utile. In due anni si possono fare grandissime cose”. 
Quanto ai 1.600 lavoratori dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria, tutti da tempo in cassa integrazione e che non sono stati riassunti nè da ArcelorMittal, nè da Acciaierie d’Italia, Morselli rileva: “I lavoratori ex Ilva, che sono adesso dipendenti dell’ex Ilva in as, avranno anche loro una soluzione ma è una soluzione che dovremo gestire insieme ad altri attori, come ovviamente commissari, sindacati e Governo”. E circa la situazione finanziaria dell’azienda, Morselli parla di “finanziamenti già deliberati. Il fatto di aver firmato quest’accordo, credo che significherà molto. Sono tutti finanziamenti con copertura Sace”. Morselli conferma infine l’obiettivo di produzione 2022: 5,7 milioni di tonnellate di acciaio. La proroga biennale anche ieri ha visto molto critici i sindacati metalmeccanici.
“È paradossale - dice Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl - che in un momento in cui la domanda di acciaio cresce e il guadagno di chi lo produce è enorme, a Taranto, il più grande polo siderurgico d’Europa, più grande anche di quello ucraino di Azvostal, si lavori al 50 per cento e non si riesca a creare un vero rilancio. Il Governo ci convochi. Per noi è fondamentale conoscere i cambiamenti del piano industriale, gli investimenti, il rilancio produttivo e l’uso degli ammortizzatori sociali”.
Per Michele De Palma, numero 1 Fiom Cgil, “la scelta di rinviare avrà ulteriori ripercussioni sulle condizioni degli impianti, anche in termini di sicurezza, sulla cassa integrazione per i lavoratori del gruppo e sugli investimenti per assicurare il futuro dell’industria e la transizione ambientale”. De Palma annuncia che è stata convocata “una riunione a Taranto il 15 giugno, insieme a Fim e Uilm e ai delegati di tutti gli stabilimenti del gruppo, per rilanciare l’iniziativa sindacale”. Infine per Rocco Palombella, segretario generale Uilm, “un altro macigno si abbatte su questa vertenza. Lo stabilimento di Taranto non può reggere al peso di queste incertezze per altri due lunghi anni. Il Governo dovrebbe solo chiedere scusa per il modo in cui sta gestendo l’ex Ilva, con il rischio di mandare all’aria qualsiasi progetto di risanamento ambientale e di salvaguardia produttiva e occupazionale”. 

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