Conte, blitz all'ex Ilva: «Niente soluzioni in tasca ma ora rilancio della città»

Sabato 9 Novembre 2019 di Alessio PIGNATELLI
Prima la folla, poi il consiglio di fabbrica del siderurgico con la visita agli impianti, quindi la Prefettura e l'incontro con il procuratore di Taranto e infine il rione Tamburi tra le ciminiere. C'è una battaglia legale che sta già immaginando il premier Conte contro ArcelorMittal ma parallelamente c'è da fare qualcos'altro di altrettanto importante: provare a ricucire, capire, tessere nuovamente, magari ricompattare. «Una sfida durissima che ho sperimentato sulla mia pelle», dirà il presidente del Consiglio in riferimento all'accoglienza ricevuta fuori dalla fabbrica, «ma è indispensabile cambiare registro». Sulla vertenza con Mittal «una soluzione in tasca non ce l'ho, ma istituiremo un gabinetto di crisi, una sorta di cabina di regia che raccolga le idee e le proposte di tutto il sistema Italia». Ma la prima mina è nel governo stesso, perché i cinque stelle fanno muro sul ritorno dello scudo penale. La trattativa con Mittal non è ancora saltata: sul piatto immunità, riduzione degli esuberi e messa norma di Afo2.
Con un coup de théâtre, il capo del governo ha deciso di affrontare di petto la vertenza Taranto. Non solo quella della multinazionale dell'acciaio che ha deciso di restituire gli asset di Ilva. È un intento più globale, più circolare, più complesso anche. Lui lo sa e a ricordarglielo ci sono stati i cittadini e le associazioni fuori dalla fabbrica. Dentro, il consiglio di fabbrica con cui invece può dialogare meno freneticamente. Dopo l'applauso, è stato Antonio Talò, segretario della Uilm jonica, a esordire con una frase significativa: «Ha visto una faccia della medaglia, dolorosa, che legittimamente protesta. Qua dentro c'è l'altra faccia della stessa medaglia purtroppo. Comunque lavoratori con drammi famigliari. Viviamo un incubo da sette anni: vogliamo lavorare in uno stabilimento diverso». «Qui sta incontrando lavoratori che sono cittadini alle prese con problemi ambientali enormi, non ce la facciamo più - ha ribadito Francesco Brigati della Fiom Cgil - Abbiamo bisogno della politica e della scienza: più volte abbiamo chiesto la valutazione di impatto preventiva e non sono partite le bonifiche. Il sito così com'è con le cokerie e l'agglomerato è un serio problema. Riprendiamo il piano Bondi». Biagio Prisciano della Fim ha ricordato «i problemi relativi ad amianto, diossine e polveri sottili: la gente è stanca, il grido di questa città lo deve capire».

Il dossier è ormai nelle mai del presidente da 48 ore: «È diventato prioritario perché evidentemente è scoppiato questo bubbone, ci sono fatti nuovi che ben sapete. In questa fase il governo è intenzionato a dire alla controparte che i contratti si rispettano. Abbiamo creato un gabinetto di crisi h24, qui i problemi non si possono risolvere in contrapposizione tra associazioni, cittadini, lavoratori, politica, sindacati. Se non facciamo sistema, non si risolve nulla e la situazione si è incancrenita». L'esempio scelto è Genova. Rimarrà deluso chi pensa all'accordo sul siderurgico di Cornigliano. Si riferisce invece alla ricostruzione del ponte Morandi, «lì subito abbiamo intuito che dalla tragedia poteva nascere l'opportunità di un rilancio, vi porto quella stessa determinazione: qui però la comunità è stata trascurata, si è creata una frattura tra salute e lavoro. So che voi operai siete dilaniati perché litigate con i vostri stessi parenti che vogliono chiudere la fabbrica. È impensabile che un'impresa di queste dimensioni possa competere a livello globale senza essere accettata. È difficile fare impresa in questi termini. Solo se riesci a interloquire con tutti gli stakeholders, in un clima sereno e sostenibile, riesci a concorrere». Attenzione, però, perché il problema non è solo lo scudo penale e il primo ministro lo ripete a iosa. La multinazionale va via «perché non è sostenibile sul piano economico. Comunque ci sarà una battaglia legale e saremo durissimi: dobbiamo essere orgogliosi, sei il benvenuto se partecipi a una gara, te la aggiudichi, sottoscrivi un contratto ma poi lo rispetti. A mister Mittal, dopo tre ore e mezze di riunione, ho detto: se vai via, non vai con un percorso comodo: questa sarà la battaglia legale del secolo e per quanto mi riguarda sarà sanguinosissima».

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A questo punto, sembra lontanissima una possibile intesa sulla base di un prolungamento dell'operatività di Afo2 e una quota esuberi da concordare. È Conte stesso a ripeterlo ma ammette di «non avere soluzioni in tasca». È possibile anche che col ritorno all'Amministrazione straordinaria ci sia un rimpasto di commissari per le nuove funzioni. «Vi dico già che il governo vuole un rilancio che valuti non solo il futuro dello stabilimento che dovrà essere socialmente responsabile. Tornerà il corso di Medicina, dobbiamo recuperare su tutti i fronti anche quello sanitario, vogliamo una Taranto un po' più verde. È una sfida difficile, coniugare questi aspetti con la tensione e la diffidenza è complesso. Ho visto una comunità ferita, una frattura tra lavoro e salute. C'è rabbia, l'ho sperimentata direttamente e vista in faccia alla gente. Ora vado al quartiere Tamburi, mi vedrete ancora, tornerò spesso».
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