Caos Roma, Totti chiama De Rossi: «Giochi sporchi, ma io non ti ho tradito»

Caos Roma, Totti chiama De Rossi «Giochi sporchi, ma io non ti ho tradito»
Caos Roma, Totti chiama De Rossi «Giochi sporchi, ma io non ti ho tradito»
di Ugo Trani
5 Minuti di Lettura
Venerdì 31 Maggio 2019, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 13:14

Il frastuono dell’esplosione è paragonabile a quello della scossa di terremoto. Si sente fortissimo all’Eur, nella sede di via Tolstoj, e subito si estende alla città. Ma dalla Capitale arriva ovviamente fino a Boston. La Roma è saltata in aria all’alba, con la miccia accesa proprio dentro Trigoria. L’inchiesta del quotidiano La Repubblica mette in piazza la lotta intestina che, dall’inizio della stagione, avrebbe disintegrato lo spogliatoio. E soprattutto il duello fratricida tra De Rossi e Totti, con il capitano messo alla porta senza preavviso lo scorso 13 maggio. Nessuna sorpresa, però, per Pallotta, presidente informato sui fatti fin da metà dicembre. A relazionarlo dettagliatamente il suo fisioterapista personale Ed Lippie, l’ex preparatore giallorosso che si era poi accontentato del ruolo di consulente esterno, con blitz sporadici nel centro sportivo (dopo l’addio di Di Francesco e del suo staff è di nuovo tornato ad essere il responsabile). 

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«È TUTTO FALSO»
«Hanno fatto un gioco sporco». Totti, al telefono, si sfoga con l’amico De Rossi, in vacanza in Giappone (e contattato, pensate un po’, pure dai dirigenti giallorossi). Spesso hanno discusso, pure da compagni di squadra. Ma sono sempre stati leali tra loro. La fronda, raccontata dal preparatore statunitense, non è insomma in campo. Nè chiama in causa Francesco e Daniele. Bisogna, dunque, spostarsi in società. Dove la guerra di potere nasce sottotraccia e viene a galla nella forma peggiore. Le ultime nomine, dopo le dimissioni di Gandini, hanno creato malumori, risentimenti e invidie. Rivoluzionato il vertice del club: Fienga diventa il nuovo Ceo, con la delega da amministratore delegato; Baldissoni, promosso vicepresidente esecutivo, è operativo esclusivamente sulla questione stadio. E Baldini, da esterno, divide et impera. Il management della Roma, nessuno escluso e Monchi compreso, ha avuto la copia dell’email, a quanto pare, direttamente da Pallotta. Pure diversi giocatori furono messi al corrente, a cominciare dal capitano. Che, battezzato nella ricostruzione come il capo della rivolta, ha passato la giornata a rispondere a ogni amico con la stessa frase: «È tutto falso».

TESTO MIRATO

Ed Lippie spinge il tasto invio subito dopo il ko di Plzen e prima della gara interna con il Genoa del 16 dicembre. La sintesi è questa: «I quattro senatori De Rossi, Kolarov, Dzeko e Manolas ritengono il gioco di Di Francesco dissennato, dispendioso sul piano della corsa e misero su quello della tattica. Lamentano l’indebolimento della rosa. Il tecnico è in preda alla nevrosi dovuta al rammarico di aver accettato da Monchi un mercato inadatto al suo 4-3-3. Circondato da uno staff non all’altezza, vittima della sua stessa presunzione di riuscire ad adattare calciatori non compatibili col suo gioco». Monchi non lo sopporta nessuno: «È il narcisista che ha riempito la squadra di giocatori per i quali vincere o perdere è la stessa cosa. Gli rimproverano doppiezza nei rapporti, insofferenza nei confronti dei giocatori di seconda fascia, capacità manipolatorie nelle informazioni in uscita da Trigoria e un mercato che non è passato attraverso una corretta due diligence». Sgradito anche Totti: «La squadra soffre la sua presenza nel suo nuovo ruolo di dirigente. Le percezioni negative che trasmette al gruppo. È mal tollerato da coloro a cui ha consegnato il testimone. La richiesta dei giocatori: allontanarlo subito e con lui Di Francesco al quale è legatissimo». A Pallotta vengono svelate le fonti: il medico Del Vescovo (il più esposto) e il fisioterapista Stefanini (non citato nell’email). 

RACCONTO INCOMPLETO
Non mancano le incongruenze, almeno per chi ha vissuto la stagione travagliata della Roma: se De Rossi, pur scontento per l’acquisto di Nzonzi, guida la congiura contro Di Francesco e rallenta i giallorossi in classifica, come mai va in panchina da infortunato contro il Genoa per supportare il tecnico (che lo ringrazia a fine gara), rinuncia alle ferie di inizio 2019 e resta ad allenarsi a Trigoria, calcia il rigore decisivo a Oporto, tiene la squadra in corsa per la Champions con la rete di Marassi contro la Sampdoria e riceve la proposta del club di diventare vice Ceo? E se Totti, ancora in attesa della carica (responsabile area tecnica), non ha alcun potere (escluso da summit di Londra e Boston), perchè può poi decidere di far cacciare Del Vescovo e Stefanini?

RETROSCENA TECNICO
Data da non dimenticare: giovedì 7 marzo. Dopo l’eliminazione dalla Champions, Di Francesco è stato esonerato solo a fine pomeriggio perché in una conference call con Pallotta, De Rossi ha provato, parlando in inglese anche per conto dei compagni, a far cambiare idea al presidente. Senza, però, riuscirci. Poi all’allenatore chiese: «Potrò venirti a trovare per studiare il tuo metodo?». Kolarov, invece, giocò il derby (e segnò) con il dito del piede fratturato. Dzeko, quando andò vià Eusebio, si limitò all’sms. Il più bello ricevuto dal tecnico. Che, ai curiosi, ricorda: «I quattro sono gli stessi che mi portarono in semifinale di Champions». I contrasti ci sono stati, come le lamentele. Sui carichi di lavoro e sui sistemi di gioco. Accade ovunque e non solo qui.
 

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