L'intervista/Sergio Blasi: «Quella volta che Copeland mi disse: presentami Gorbaciov o non suono la batteria»

Sergio Blasi e Michail Gorbaciov nel 2003
Sergio Blasi e Michail Gorbaciov nel 2003
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Giovedì 1 Settembre 2022, 13:26 - Ultimo aggiornamento: 17:11

Sergio Blasi, lei nel 2003 era sindaco di Melpignano. Fu allora che Gorbaciov arrivò nel Salento, cosa ricorda?
«Voleva venire nel Sud Italia, noi incrociammo questa volontà e in quella Grecìa Salentina così effervescente ne approfittammo subito. Per chi come me aveva avuto a che fare con l'Unione Sovietica l'opportunità di ospitare Gorbaciov era un'occasione da non perdere».
Lei aveva infatti organizzato una mitica rassegna dedicata al rock sovietico che nel 1988 aveva portato le band di Leningrado a Melpignano. Da dove era nato questo ponte?
«La vicenda nacque così: avevo letto il libro di un musicologo sovietico, Artemij Troickij dal titolo Compagno rock (titolo originale Back in the USSR: The True Story of Rock in Russia). Si trattava della storia del rock sovietica e ultima parte era dedicata ai nascenti rock club della capitale. Insieme ad Antonio Princigalli scrivemmo un progetto per ospitare quelle band e lo mandammo all'Unione Europa. Poi, insieme al sindaco di allora, Antonio Vantaggiato, andammo a presentare il progetto. Io mi occupavo delle politiche culturali per il Comune».
Che successe?
«L'unione disse no. E a mio avviso fu un segnale di grande disattenzione che Occidente e Europa ebbero nei confronti di ciò che accadeva in Unione sovietica».
Un tema attuale insomma...
«Sì, se si pensa al Nazionalismo degli anni 90 e poi alla guerra in Ucraina. Gorbaciov fu praticamente lasciato solo».
Che successe allora?
«Inviammo il progetto all'associazione Italia - Urss, che allora era molto potente. Non ci risposero nemmeno. Ma facemmo un ultimo tentativo con l'ambasciata sovietica a Roma. Fummo convocati e quando arrivammo ci accolse l'addetto alla cultura. Le sue parole le ricordo ancora: «Il presidente ha letto il vostro progetto e intende finanziarlo».

Lo aveva letto davvero?
«Non credo ma era la loro modalità: parlare sempre in nome e per conto del presidente e noi uscimmo dall'ambasciata camminando a un metro da terra. Quindi a Melpignano arrivò il mondo, non solo i gruppi ma anche i tg Rai e i critici musicali, fu un evento indimenticabile».
Poi voi restituiste la visita...
«Sì, con Cccp, Litfiba, Rats e Mista and Missies, un gruppo di salentini con innesto tedesco che aveva vinto la rassegna Concertologia del comune di Melpignano. Nel marzo dell'89 andammo in Russia. Fu una grande emozione».
Torniamo al 2003. Che cosa accadde con Gorbaciov?
«Era una delle prime edizioni in grande della Notte della Taranta, e da ideatore e organizzatore dell'evento avevo invitato Steward Copeland, batterista e fondatore dei Police. Appena arrivato a Zollino mi disse: Ci sono solo due persone che voglio conoscere da sempre, una è vicina a casa mia ma non posso andarci, Fidel Castro. L'altra è Michail Gorbaciov e so che in questi giorni si trova qui. Tiro fuori la batteria solo se mi porti da lui».
Li presentaste?
«Sì, la sera del dibattito a Sternatia c'era la cena a Palazzo Granafei. Ci andammo insieme. La figlia, che era con lui in vacanza, riconobbe Copeland e gli chiese un autografo. Lui rispose che era lì per il presidente. Quando si trovarono faccia a faccia il batterista disse: «Posso farle una domanda? «Niet», disse scherzando Gorbaciov. Poi si allontanarono insieme parlottando. All'uscita Copeland mi prese in braccio e mi disse: Ora puoi chiedermi tutto».
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