Sindaci, via al confronto. Melucci: subito a Taranto, città simbolo e del riscatto

Sindaci, via al confronto. Melucci: subito a Taranto, città simbolo e del riscatto
Da presto a subito. Il dialogo tra i sindaci di Brindisi, Lecce e Taranto si tradurrà a giorni in un tavolo, oggi ci sarà il primo contatto telefonico: appuntamento, probabilmente, nel capoluogo jonico. Da lì potrebbe germogliare ben altro, un pezzo alla volta: un protocollo, un’intesa, un piano per aggredire urgenze comuni e potenzialità condivise. Trasporti, turismo, cultura, università: si parte da qui, in corso d’opera magari il compasso s’aprirà ancora di più. Le fondamenta sembrano solide: Riccardo Rossi, Carlo Salvemini, Rinaldo Melucci, tre sindaci di centrosinistra, bagaglio e traiettoria politico-elettorale comune, scelti dai cittadini tutti nell’arco di 12 mesi (leggi l'analisi). Ad accelerare ulteriormente il passo ci pensa il tarantino Melucci: «Domani (oggi, ndr) farò contattare dal mio gabinetto le segreterie dei colleghi di Lecce e Brindisi, proveremo a fissare quanto prima la data di un confronto introduttivo. Mi piacerebbe ospitare subito Carlo e Riccardo a Taranto, paradigma struggente che racchiude tante delle suggestioni sin qui evocate per il nostro stare insieme, per il nostro ripartire insieme. Taranto che tanto ha sofferto per il Paese e sta rialzando ora la testa, lo vuole fare con le sue sorelle, vicine geografiche e di destino».

La traccia è profonda, niente affatto banale. Tanto Rossi quanto Salvemini, così come lo stesso Melucci, avevano raccolto la sollecitazione lanciata da Quotidiano. Il sindaco leccese, con un post su Facebook, sabato aveva spiegato che presto avrebbe chiesto ai due colleghi «la disponibilità a un incontro per verificare l’interesse e la disponibilità di individuare una forma di governance strategica per rafforzare il nostro sistema territoriale». Melucci però va oltre e passa all’azione: «Ho accolto con favore le parole del sindaco Salvemini, ha ragione anche quando sottolinea che non abbiamo bisogno di etichette o casacche particolari per mettere a fattor comune buone pratiche amministrative. Il futuro è tutto di quegli enti locali capaci di autodeterminarsi, l’era dei sussidi, dei grandi progetti di Stato, delle scelte calate dall’alto, non tornerà mai più. Per fortuna. Non ho difficoltà, allora, a prendermi la responsabilità di raccogliere la proposta e di rilanciare, passando subito dalle parole ai fatti». Da qui l’invito tarantino, che prenderà forma e sostanza oggi. La riflessione di Melucci, come già emerso sul giornale ieri in edicola, è però più ampia, ed è il possibile cemento di un duraturo patto a tre: «Il mancato coordinamento dell’azione amministrativa dei nostri territori ha già prodotto dei vuoti di politica nei quali si sono infilati gli interessi più disparati e di basso profilo, la scarsa strategia di rete nella pianificazione e gestione delle nostre infrastrutture e delle rispettive vocazioni ha già prodotto veri e propri nonsense economici, penso alle Zes, alle Authority di sistema portuale, alla promozione turistica. Vedo oggi tra le comunità di Taranto, Lecce e Brindisi, una contiguità di obiettivi ed aspirazioni, rafforzata dalla novità di questa compatibilità politico-culturale, che non può che essere assecondata».

Anche il brindisino Rossi, eletto poco più di una settimana fa, aveva subito intravisto potenzialità e spazi della cooperazione istituzionale a tre: «C’è un lessico comune, ed è quello delle ragioni del territorio. Con Lecce e con Taranto deve essere messa in piedi una discussione sulla questione meridionale a proposito di infrastrutture e risorse, per far sì che i nostri giovani possano trovare qui possibilità di impiego. E penso che soprattutto qui sia fondamentale innervare con giovani la Pubblica amministrazione: scuola, università, ricerca, enti locali», «i sindaci devono fare rete in tal senso». Rossi aveva poi indicato «una grande complementarietà» nelle infrastrutture, dato che «quelle di Brindisi sono la porta d’accesso per l’intero Salento, insieme dobbiamo puntare al potenziamento delle dorsale ferroviaria adriatica, e occorre una rete che possa sviluppare il turismo di tutti e tre i territori». Per Salvemini il fronte su cui concentrare attenzioni e sforzi comuni - come spiegato nel post su Facebook - è «l’asse cultura-turismo, attorno al quale diventa sempre più necessario lavorare su destinazioni capaci di porsi come attrattori forti perché riconoscibili e ricchi di contenuti ed esperienze diverse».
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Lunedì 2 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 13:14