Aumenta il prezzo della semola di grano duro, rischio rincari per pane e pasta. La denuncia dei panificatori: «Colpa della speculazione»

Venerdì 10 Settembre 2021 di Maria Claudia MINERVA

Continua ad aumentare il prezzo della semola di grano duro, il rischio è di rincari per pane e pasta. Scarsità di materie prime o speculazioni? A richiamare l’attenzione sull’impennata dei prezzi è proprio il vice presidente nazionale dei panificatori-pasticceri (Fipa), anche presidente provinciale, Franco Muci: «I panificatori sono in allerta e mi sollecitano affinché lanci un appello perché si metta fine a questo grave fenomeno della speculazione, perché di questo si tratta. Siamo già a 110 euro al quintale, ma a giorni è quasi sicuro un ulteriore aumento di altri 10 centesimi, se sarà così è chiaro che dovremo rivedere i prezzi».

Gli aumenti

La semola di grano duro è già aumentata quasi del 100%. «Costava 38-40 euro al quintale e siamo arrivati prima a 85, ora si dice che arriverà a 120, quindi siamo ad un rincaro che supera di gran lunga il 100%. E qualcuno ci sta marciando - incalza Muci - il grano è stato raccolto a maggio, il prezzo già si sapeva a giugno, nessuno pensava a questa speculazione. È vero che ci sono state alluvioni e siccità, ma ci sono state anche negli anni passati, ma mai era capito che si speculasse come stanno facendo quest’anno». 
In questa situazione il rischio è che aumentino i prezzi di pane e pasta, già di recente ritoccati di qualche centesimo. «Qualche piccolo ritocco c’è stato, ma se continua questa speculazione ci saranno aumenti sproporzionati» avverte il vice presidente nazionale dei panificatori. Da qui l’appello a chi di dovere, affinché si mettano in pratica una serie di controlli. Vale la pena ricordare che le quotazioni del frumento duro nazionale hanno superato, su alcuni mercati, 500 euro a tonnellata, rispetto a una media di 250 euro a tonnellata nell’ultimo quinquennio, mentre quelle del grano di importazione sfiorano ormai 550 euro a tonnellata. Il costo della materia prima rappresenta mediamente oltre l’80 percento dei costi totali di produzione di un’azienda molitoria, motivo per cui variazioni delle condizioni di mercato di questa portata, unitamente all’incremento dei costi energetici e logistici, come quelli registrati quest’anno in agricoltura, hanno un impatto sull’intera filiera e non solo sull’industria molitoria.

Il mercato internazionale

«Dobbiamo distinguere il mercato del grano duro da quello del grano tenero - sottolinea Armando Guida, titolare da tre generazioni dell’agenzia Studio Guida, rappresentante nel campo delle farine e altri prodotti per la pianificazione, pasticceria e pizzeria e responsabile commerciale del portale www.pianetapane.it, nato nel 2001 e dedicato alla panificazione professionale -. Il grano duro coinvolge la pasta ed il pane. Mentre il grano tenero il pane, pizzeria, pasticceria. Il grano tenero sta subendo un rialzo quasi normale, in certe annate come questa, di scarso raccolto mondiale: l’Italia non è autosufficiente per questo tipo di grano per cui la siccità in Canada e negli Stati con un calo del 40% per la bolla di caldo di Luglio più una stima del raccolto della Russia del 20% sta facendo alzare il prezzo di questo cereale di un 10-15% (direi nella normalità). Il problema più grave invece è nel grano duro che sta subendo un incremento di prezzo stratosferico del 70% passando da 30 euro a quintale a 50 euro al quintale. Tutto è iniziato dal problema della siccità nel meridione (Puglia, Calabria, Basilica, Sicilia sono le regioni più importanti di coltivazione del grano duro) che ha provocato una resa per ettaro di meno 40-50% rispetto al raccolto dell’anno scorso. Tutto questo sommato alle notizie del raccolto di grano duro in Canada e Stati uniti che prevede un calo del 45%, noi importiamo grano perché non siamo autosufficienti con il grano duro italiano, stanno facendo innalzare i prezzi delle semole del 70%. Tutto questo condito da speculazioni finanziarie ossia “Future durum” sulla borsa di Chicago hanno creato una situazione esplosiva su questo cereale fondamentale per l’alimentazione italiana. Un simile fenomeno è successo anche nel 2007».

La crisi delle aziende

Secondo il vice presidente nazionale dei panificatori, Muci, «il rincaro della materia prima si aggiunge anche agli aumenti dell’energia elettrica, del gasolio, costi che pesano sulle aziende, molte delle quali sono state costrette a chiudere». Il problema si riverbera anche sui consumatori: un rincaro di 40-50 centesimi a chilo per il pane o la pasta, che sono beni di prima necessità, diventano un costo insostenibile per le famiglie numerose, che comprano più di un chilo di pane al giorno, e in difficoltà economica.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA