«Meloni? Non è femminista e non farà nulla per il gap di genere», parla Elena Gentile

Elena Gentile
Elena Gentile
di Giuseppe ANDRIANI
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Mercoledì 28 Settembre 2022, 07:37 - Ultimo aggiornamento: 11:30

Elena Gentile, già sindaco di Cerignola e assessore regionale nella giunta Vendola, il primo premier donna probabilmente verrà dal centrodestra e sarà Giorgia Meloni. E pensare che la sinistra ha fatto del femminismo una bandiera...
«Evidentemente a destra le donne hanno avuto più occasioni per assumere posizioni di rilievo. Penso alla Gran Bretagna ad esempio. Liz Truss è una conservatrice, mica laburista, ed è diventata premier. C'è evidentemente una cultura di destra che negli ultimi anni ha ritrovato i profili femminili con qualità di leadership. Forse lì le donne trovano un ambiente più permeabile. Questa è una riflessione alla quale bisognerebbe avviarci. D'altra parte se andiamo indietro di qualche tempo ricorderete che la delegazione del Pd nel Governo Draghi era tutta maschila. Non c'erano donne che potevano entrare nel governo Draghi? Non credo. Ce ne sono. Tutti gli uomini non sono uguali e tutte le donne non sono uguali. Faccio un salto nel passato per spiegarmi».


Prego.
«Nella prima e nella seconda giunta Vendola c'era un numero importante di donne. Non parlo di me, parlo di Barbanente, ad esempio. Abbiamo offerto alla politica, alle istituzioni, una visione e una narrazione innovativa. Dovremmo iniziare a ragionare anche su questo e non perderci in discussioni che non ci porteranno lontani. Le correnti hanno fatto un danno incredibile alla sinistra. Rifare un congresso adesso significa riproporre un modello di discussione che non funziona. In ogni campagna elettorale che facciamo cresce la disaffezione, la noia, anche tra i militanti e tra i dirigenti di provincia. Che senso ha oggi riprendere il capo del gomitolo della discussione sulle alleanze?»
Perché?
«Prima dobbiamo capire chi siamo, cosa vogliamo, qual è la nostra visione di società, di politica. E poi cercare le alleanze. Ma questo è il tempo di una riflessione interna. Le prossime elezioni sono lontane, abbiamo cinque anni per riprendere il cammino. E ha ragione Decaro, dobbiamo smontare il partito e rimontarlo».


Lei definirebbe Giorgia Meloni femminista?
«Bisogna prima definire il femminismo. C'è chi come me ha fatto battaglie per promuovere politiche di integrazione, a Bari come a Bruxelles. E chi dice: purché è donna, va bene tutto. Non credo che la Meloni possa essere una scelta che vada incontro alla declinazione dei diritti delle donne. Non credo che con il suo governo si ridurrà il gap di genere e che le sue politiche miglioreranno la situazione. Lei è una donna che si accomoderà nella comfort zone delle istituzioni. Io non mi sono mai accomodata. Ho fatto il mio percorso, cercando connessioni con altre donne e qualche risultato lo abbiamo portato a casa, tanto in Regione quanto a Bruxelles. Il femminismo si costruisce sui temi. Anche un uomo può essere femminista, o no? Sono pochi, ma esistono».
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