Regione, giunta verso il rimpasto? Rebus sugli equilibri: lunedì vertice Emiliano-M5s

Regione, giunta verso il rimpasto? Rebus sugli equilibri: lunedì vertice Emiliano-M5s
di Antonio BUCCI
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Venerdì 30 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 21:47

I beninformati assicurano che, alla fine, si farà ma senza azzardare previsioni. Il rimpasto di Giunta, in Regione, ha i tempi lunghi del post voto delle Politiche e si intreccia ad equilibri tutti da costruire. 
La giornata da tenere d’occhio è quella di lunedì: il Movimento 5 Stelle incontrerà Michele Emiliano già nel pomeriggio, lo stesso nel quale il governatore potrebbe vedere anche la sua maggioranza. 

I commenti

«Nella nostra richiesta di incontro non c’è neanche una poltrona in più. Per noi, maggior peso politico vuol dire raggiungimento degli obiettivi che proporremo al presidente e alla maggioranza», getta acqua sul fuoco il capogruppo del pentastellati, Marco Galante. Ad aprire le danze era stata proprio la richiesta di «maggiore protagonismo del Movimento nell’azione» dell’amministrazione e la volontà di essere «ancora più incisivi», formalizzate al termine dell’incontro interno alla pattuglia in via Gentile – meno Antonella Laricchia, da sempre contraria – alla presenza del vice nazionale, Mario Turco, e del coordinatore regionale, Leonardo Donno. Sì, ma in quali termini? Per ora, si parla di agenda e di temi e non di nomi: «Ci sono il lavoro, l’ambiente, il sociale, la cultura. Il lavoro che la Regione fa sui centri per l’impiego, per esempio, va migliorato, perché sono il fulcro delle politiche attive per incrociare domanda e offerta. E poi, serve maggiore attenzione al reddito energetico e novità che proporremo in fatto di welfare», elenca Galante. La certezza è che l’ultima parola spetterà al leader, Giuseppe Conte, e che quello che aprirà la prossima settimana sarà solo il primo di una serie di confronti, che proseguiranno con i vertici pentastellati. 

Insomma, un “tagliando” all’intesa e non un blitz, all’insegna della massima cautela ma il tema c’è ed Emiliano lo sa. Non a caso, rivendica l’asse a tutti i livelli con l’alleato, licenziato dalle urne «con quasi il 30% dei voti in Puglia e in alcuni territori anche oltre il 40%». La questione si era posta alla vigilia, vista la presenza di un vice - Raffaele Piemontese - e di tre assessori sulla griglia di partenza: Anita Maurodinoia ma anche Sebastiano Leo e Annagrazia Maraschio. Pacchetto di deleghe consistente, dal Bilancio ai Trasporti, passando per Formazione, Ambiente e Urbanistica. E invece lo spazio di manovra è rimasto lo stesso. Almeno in termini di promozioni mancate nella Capitale e di slot liberi ma non di peso specifico. E allora? «Io sono il garante dell’equilibrio tra le forze politiche, certamente M5S ha un argomento fortissimo per chiedere ulteriore responsabilità nel governo della Puglia. Si va certamente verso un ruolo più forte e importante da parte del Movimento», ha aperto il Capo della Giunta nell’intervista tv post elezioni, ai microfoni del TgNorba. 

La riunione di lunedì servirà anche a capire il clima, specie tra i dem. I rumors del backstage non mancano: dai galloni della vicepresidenza, magari affidandoli a Rosa Barone - alla guida del welfare - ad un ingresso nell’esecutivo del salentino e vicepresidente del Consiglio, Cristian Casili, all’agricoltura (di cui si occupa il martinese Donato Pentassuglia). Fino alla delega ancora “a metà” per l’attuale delegata alla Cultura, Grazia Di Bari. C’è persino chi ipotizza un ripescaggio ad hoc del brindisino Roberto Fusco. Poco più che fantapolica: non se ne è discusso ed è difficile che accada già lunedì, tanto più dal momento che qualunque scossone a sinistra – spiegano dall’interno – rischierebbe di avvantaggiare l’opposizione, ringalluzzita dal risultato di domenica. Specie se il giro di valzer dovesse chiudersi a discapito del Pd. Non è un mistero che all’orizzonte ci siano le Comunali di Brindisi e Foggia: potrebbero essere una “camera di compensazione” per stringere i bulloni, specie dal momento che - nel secondo caso - si tratta del quartier generale di Giuseppe Conte e dell’unico collegio strappato al centrodestra e tinto di giallo, nella lunga notte dello spoglio. In compenso, dovrebbero passare da un placet nazionale. L’obiettivo c’è, il metodo non ancora. E la strada è stretta. Vale per il rapporto con i civici, che avranno il capo di gabinetto del presidente, Claudio Stefanazzi, come riferimento nella Capitale. E per il Congresso Pd, nazionale e locale, ancora alle sue fasi iniziali. E dall’epilogo tutt’altro che scontato. Come il rimpasto.
 

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