Energia, l'appello di Antonio Quarta contro gli sprechi: «Una “rivoluzione” collettiva per consumi sani»

Antonio Quarta contro gli sprechi: «Una rivoluzione collettiva per consumi sani»
Antonio Quarta contro gli sprechi: «Una “rivoluzione” collettiva per consumi sani»
di Donato NUZZACI
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Martedì 4 Ottobre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:04

«Occorre avviare una battaglia feroce agli sprechi energetici, senza esclusione di colpi, nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Ci vuole una rivoluzione collettiva popolare, una presa di coscienza delle persone contro lo sperpero di corrente elettrica nei settori pubblico e privato. Ai vescovi chiedo di lanciare un undicesimo comandamento: “Salviamo il Creato, non sprechiamo”». 
Così Antonio Quarta, presidente e amministratore delegato della Quarta Caffè di Lecce, si dice pronto a mettersi in prima linea e oggi dalle colonne di “Quotidiano”, lancia una proposta per «un cambio di mentalità in tema di energia». Un appello a tutto campo rivolto a 360 gradi ai colleghi imprenditori, ai cittadini, ai rappresentanti del mondo religioso e di quello civile. Un impegno concreto con la propria terra che lo stima e gli ha dato tanto all’interno di uno scambio reciproco. 
Quarta porta avanti da sempre campagne in favore della sostenibilità ambientale, insieme al “Progetto Natura” nato negli anni ‘80, con manifestazioni, iniziative nel settore ambientale e un ambizioso programma che prevede, tra le altre cose, la piantumazione intensiva intorno all’azienda di alberi ad alta fotosintesi clorofilliana, la realizzazione di un sistema integrato fotovoltaico ed eolico per produrre energia pulita e rinnovabile e la promozione - appunto - di una campagna di sensibilizzazione con visite guidate nel proprio stabilimento da parte delle scuole.
Presidente Quarta, da dove nasce la battaglia che vuole condurre?
«Parto dalla considerazione che dopo la Conferenza delle Nazioni Unite di Glasgow in cui si è paventata la prospettiva di una popolazione mondiale di otto miliardi con risorse insufficienti per tutti, occorre a mio avviso, a prescindere dal discorso relativo alla guerra, far veicolare le parole d’ordine “non sprecare”. Io invece vedo nel Salento che queste parole sono poco utilizzate, si parla soltanto di “risparmio”, terrorizzando la gente con un messaggio sbagliato. Mi chiedo: ci vogliamo rendere conto che tutti noi possiamo avere un grande ruolo per intervenire contro l’inquinamento luminoso e lo spreco?».
Come cominciare dunque?

«Oggi notiamo nelle attività commerciali, ma soprattutto negli impianti di illuminazione pubblica, qualcosa di incredibile. Non si può continuare a vedere in pieno giorno attività commerciali completamente accese, o una pubblica illuminazione che viene accesa un’ora prima del buio e spenta un’ora dopo l’alba. Oppure vedere soggetti ecologicamente negativi che si mettono in auto, accendono e stanno mezz’ora fermi al telefonino. E ancora, osservare l’illuminazione di rotatorie che sembrano piazzali di atterraggio di elicotteri».
A quali rappresentanti si rivolge?
«Ai vescovi proporrei una crociata “Rispetta il Creato, non sprecare”, invito anche imprenditori, cittadini e altri rappresentanti a lavorare insieme per questo obiettivo. Ai nostri governanti politici bisogna mettere in testa che contrastando con sanzioni serie gli sperperi possiamo diminuire il consumo e la domanda e far scendere automaticamente il prezzo. Abbiamo nelle case in Italia una lampadina su 4 sempre accesa, potremmo risparmiare il 20 per cento se le accendessimo solo quando serve».
Nel Salento come vede la situazione sul fronte energia? 
«Nonostante il territorio produca energia dalla termocombustione, carbone e petrolio, i salentini continuano a pagare bollette a caro prezzo, mi chiedo perché. Non è possibile che le società energetiche continuino a fare profitti stratosferici».
Lotta agli sprechi significa combattere anche l’inquinamento luminoso? 
«Certamente, dalle foto satellitari si vede che la Puglia è la zona più illuminata d’Italia, abbiamo due primati di stupidità, noi inquiniamo con la termocombustione e al tempo stesso ci impoveriamo».
Nella vostra azienda quali iniziative state adottando? 
«A breve saranno installati due ulteriori pannelli fotovoltaici che ci consentiranno di essere al 100% indipendenti a livello energetico, e poi abbiamo sistemato dei dispositivi per poter ricaricare i nostri primi due furgoni elettrici».
Qual è il suo appello finale? 
«Bisogna partire da un movimento popolare, perché tanti comportamenti virtuosi fatti da tutti possono aiutare la situazione. L’economia ha bisogno di sani consumi e per questo dobbiamo iniziare una battaglia feroce agli sprechi». 

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