Covid, ricoveri in aumento. Lo spettro della saturazione dei reparti: si rischia di andare in tilt. I numeri dell'emergenza

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Maddalena MONGIò

Il Covid e la dittatura dei numeri. Quasi 6mila contagiati (ne mancano solo nove per la cifra piena), 480 (il 7%) in ospedale, 41 in terapia intensiva (lo 0,7%), 110 la soglia di allerta per il riempimento delle terapie intensive pugliesi (secondo gli indicatori del ministero). E il neo assessore alla Salute della Regione Puglia, Pier Luigi Lopalco, mette le mani avanti e avverte che non è esclusa la scure sul sistema sanitario: tradotto, blocco dei ricoveri ordinari e riduzione dell’offerta di servizi sanitari. Se la curva dei contagi sale i «ricoveri intaseranno il sistema ospedaliero», avverte. Frasi che non si sentivano da maggio quando, c’è stata la ripresa graduale del regime ordinario dopo i mesi bui del lockdown.

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Il timore, per nulla mascherato, è che il sistema ospedaliero sia messo in ginocchio dal numero di ricoveri, in particolare nelle terapie intensive che da una parte non sono state aperte nella misura prevista, ma dall’altra c’è un problema di rianimatori che non si trovano e da questo punto di vista diventa quasi residuale il problema dei fondi. Il problema è più che noto e il Governo ha cercato di metterci una toppa aprendo le porte dell’assunzione per gli specializzandi con il decreto legge numero 14 del 9 marzo scorso riguardante “Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza Covid-19” pubblicato nella stessa giornata in Gazzetta Ufficiale. Una misura diretta a dare una risposta immediata in piena pandemia, quando ci si è accorti che gli specialisti, già scarsi, per effetto di Quota 100 hanno lasciato buchi importanti nei reparti ospedalieri.

Da qui la decisione del Governo di mettere sul piatto 660 milioni per affrontare l’emergenza sanitaria e il reclutamento aggiuntivo di personale medico e infermieristico, per l’incremento delle prestazioni diagnostiche e per le Usca (Unità speciali di continuità assistenziali) destinate alla gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero. Quindi per gli specializzandi è stata reintrodotta la formula del co.co.co., la tipologia contrattuale con cui possono essere assunti, per un tempo massimo di sei mesi, gli iscritti agli ultimi tre anni di corso delle scuole di specializzazione. I medici specializzandi, iscritti agli ultimi tre anni di corso, possono partecipare ai concorsi per l’accesso ai ruoli della dirigenza del Servizio Sanitario Nazionale e sono collocati in una graduatoria separata, da cui (una volta conseguito il titolo) si attinge dopo esaurimento di chi ha partecipato al concorso già da specializzato. E Asl Lecce ha seguito questa strada proprio per reclutare gli anestesisti che nella fase Covid, insieme agli infettivologi e agli pneumologi, sono fondamentali per salvare la vita a chi ha conseguenze gravi dopo il contagio.

Il prossimo 5 novembre sosterranno la prova scritta gli anestesisti candidati al concorso bandito da Asl Lecce. Dieci i posti a concorso e c’è la carica degli specializzandi. Fra gli ammessi alla prova scritta ci sono 33 già specializzati (17 uomini e 15 donne) e ben 93 specializzandi del 3°, 4°, 5° anno di specializzazione. Nel dettaglio: 19 del 3° anno, 29 del 4° anno, 45 del 5° anno. Non ci saranno problemi, dunque, per coprire i 10 posti messi a concorso per una specialità in cui trovare i medici è sempre stato come cercare un ago in un pagliaio e sarà una graduatoria preziosa vista la grande richiesta di questi medici. Lopalco ammette: «Abbiamo aperto tutte le terapie intensive che potevamo aprire, ma c’è un limite oggettivo che è dato dal numero di anestesisti». Questo il punto. E aggiunge: «Siamo in piena pandemia, possiamo mettere in atto dei comportamenti per rallentare la trasmissione del virus perché quello che è importante adesso è rallentare la trasmissione. Se i numeri aumentano velocemente a livello del territorio si creerà un blocco, perché sono troppi i casi e i tracciatori che fanno inchieste epidemiologiche sono un numero finito. Il numero delle persone specializzate a ricostruire tutte le catene del contagio, infatti, non riuscirebbe a svolgere tutte le indagini epidemiologiche e il blocco sarebbe inevitabile». Intanto la preoccupazione cresce. Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha reso noto che sono stati superati i 700 casi, 100 in più nelle ultime 24 ore. Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, propone la chiusura di «alcune aree in modo chirurgico a livello comunale o provinciale, o limitare gli spostamenti tra regioni».

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