Di Maio, ultimatum a Conte: «Ci ascolti o la manovra salta»

Lunedì 21 Ottobre 2019 di Barbara Jerkov

Come in un gioco dell'Oca, siamo ancora una volta alla casella di partenza. Senza i voti M5S la manovra non si fa. E nemmeno il governo può restare in piedi. Dopo l'affondo del premier, Giuseppe Conte, che ha richiamato all'ordine gli alleati, Luigi Di Maio non molla la presa e chiede una verifica su tre punti «imprescindibili», in cima il carcere per i grandi evasori. Mentre Matteo Renzi, dal palco della Leopolda, delinea l'orizzonte della legislatura e lancia la sua controproposta basata sulla spending review per ottenere una retromarcia sulle microtasse e la patente a punti per gli evasori. I gialloverdi, insomma, sono a un passo dallo sbando. Tanto più che il vertic edi maggioranza, atteso per oggi da Di Maio, non è stato ancora convocato da Conte.

Di Maio a Conte: «Senza M5S non c'è governo». Bonafede: «Grandi evasori, pronto pacchetto carcere»
 

Le posizioni, insomma, sono ancora lontane: Alfonso Bonafede annuncia che l'intesa di massima sul pacchetto per il carcere agli evasori, con la punibilità che scatterebbe dalla soglia dei 100mila euro. Ma i dem (con il warning di Nicola Zingaretti sul rischio reale di una crisi, «attenti che gli italiani non sono coglioni» e sono pronti alla «rivolta» se salta tutto) e pure Leu, fanno filtrare che la sintesi è ancora da trovare.

LE RICHIESTE
Le misure, insistono da Italia Viva, vanno discusse puntualmente prima che arrivi un via libera. Anche perché, resta il ragionamento, non è affatto detto che il decreto legge sia lo strumento adatto. Si vedrà oggi in Cdm, ammette lo stesso Bonafede, anche se formalmente né la manovra né il decreto fiscale hanno bisogno di un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri.
Il tema sarà probabilmente discusso a margine del Cdm, insieme agli altri nodi posti dai 5Stelle: le partite Iva, che non vanno toccate, e le multe per chi non accetta il Pos che, sostiene il Movimento, non si possono introdurre senza prima aver abbassato le commissioni.
Nessun ultimatum, cerca di smorzare i toni Di Maio (che pensa anche di riunire i suoi ministri in serata), dicendosi «fiducioso» che dal vertice uscirà un'intesa. Ma l'accordo politico, fanno notare negli altri partiti della maggioranza, già si era trovato nella lunga notte del varo della manovra. Altro è discutere i dettagli tecnici, come avverte Roberto Gualtieri. Mentre il leader della Cgil, Maurizio Landini, punta il dito contro chi vorrebbe allentare la lotta all'evasione o rinviare il taglio delle tasse sul lavoro: «Il governo ha preso degli impegni», se non li mantiene i sindacati sono «pronti alla piazza». I testi, comunque, ancora non sono chiusi, né del decreto fiscale né, tantomeno, della manovra.
C'è il partito di Renzi che preme per evitare nuove tasse, dalla sugar tax all'aumento della cedolare secca. E il tetto al contante ancora oggetto di tira e molla. Da ricomporre, oltre alle distanze tra gli alleati, anche quella tra Di Maio e Conte. Il capo politico M5S ha incassato come un «duro colpo, che ha fatto molto male» le parole del premier. Il Pd è concentrato a respingere gli attacchi dei renziani dalla Leopolda. Ma la posizione dem resta quella emersa negli ultimi giorni: senza fiducia la scommessa gialloverde può anche fermarsi qui. E l'alternativa, unica, sarebbe il ritorno alle urne.
 

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