«Fateci indagare», caso Marti: il gip sollecita il Parlamento

Mercoledì 23 Ottobre 2019 di Erasmo MARINAZZO
Otto mesi senza ricevere risposta alla richiesta di autorizzare l’uso delle intercettazioni telefoniche che vedono interlocutore il senatore salentino Roberto Marti (Lega) nello stralcio dell’inchiesta sullo scambio case popolari-voti. E per questo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, nella giornata di ieri ha inviato un sollecito a prendere in considerazione la sua istanza, ai presidenti della Camera e del Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Anche perché intanto continuano a decorrere i termini di prescrizione dei reati di tentato abuso di ufficio, falso ideologico aggravato e tentato peculato di cui Marti risponde in concorso (difeso dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto) con gli ex assessori Attilio Monosi e Damiano D’Autilia, il funzionario comunale Pasquale Gorgoni, il “collettore di voti” Rosario Elia ed anche i coniugi Antonio Briganti (fratello del boss della Scu Maurizio Briganti) e Luisa Martina, per la procedura seguita per assegnare ai coniugi una casa confiscata alla mafia.

Case popolari occupate: ora fuori abusivi

«Case popolari, si attivi il prefetto»: in campo i consiglieri 5Stelle di dieci Comuni

Il giudice ha interpellato i presidenti di Camera e Senato perché l’ultimo provvedimento della giunta per le autorizzazioni della Camera risalente al 30 maggio, indicava una corrispondenza fra i due presidenti sulla necessità che le giunte dei rami del Parlamento dovessero individuare insieme i criteri sul riparto delle competenze. Che è poi il problema affrontato, e non risolto, nelle cinque sedute della Giunta della Camera: senatore oggi Marti, deputato all’epoca dei fatti (siamo nel 2014), su quale ramo del Parlamento ricade la competenza? Alla Camera si era rivolto il giudice Gallo il 5 febbraio inviando un documento di 72 pagine per spiegare la necessità di impiegare quelle intercettazioni. Alla Camera poiché il senatore Marti all’epoca dei fatti era deputato. Alla Camera, in base alla norma che assegna la competenza tenendo conto che la richiesta di autorizzazione debba essere valutata dalla camera alla quale il membro del Parlamento appartiene o apparteneva al momento in cui le conversazioni o le comunicazioni sono state intercettate.

Di avviso diverso è stata la Giunta della Camera nelle sedute dl 13, del 20 e del 27 febbraio, nonché del 10 aprile e del 30 maggio. Il presidente, l’avvocato Andrea Del Mastro Delle Vedove ha affermato che vada adottato il criterio deciso nella scorsa legislatura: «Ampiamente condiviso a suo tempo, volto ad affermare la competenza della Camera di attuale appartenenza del parlamentare. Nel caso relativo al senatore Marti, quindi, la Giunta potrebbe deliberare di proporre all’assemblea di dichiarare la propria incompetenza con conseguente restituzione degli atti all’autorità giudiziaria richiedente». Atto, questo, datato il 10 aprile. Che non ha avuto seguito nell’intenzione di restituire gli atti al gip di Lecce. Che se avesse avuto seguito avrebbe rischiato di creare un paradosso: il 28 gennaio la Giunta del Senato aveva dichiarato un orientamento esattamente opposto a quello dichiarato dal Del Mastro Delle Vedove su un caso analogo a quello di Roberto Marti.

Per Luigi Cesaro (Forza Italia), indagato per voto di scambio, fu stabilito che la competenza fosse della Camera sulla richiesta di usare le intercettazioni presentata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli-Nord: perché parlamentare all’epoca dei fatti. Due casi esattamente identicima valutati con criteri diversi dalle Giunte dei due rami del Parlamento. Un nodo da sciogliere per arrivare “tempestivamente” ad una intesa, le parole del presidente Fico riferite da Del Mastro Delle Vedove nella seduta del 30 maggio. Il concetto di tempestività deve essere stato travolto dalle vacanze estive e dalla crisi di Governo. Tanto da indurre il giudice Gallo chiedere di fornire una risposta in tempi, se non tempestivi (secondo l’interpretazione comune di questo concetto), almeno ragionevoli. © RIPRODUZIONE RISERVATA