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Mauro Romano, a 43 anni dalla scomparsa parla il fratello: «Disposti a perdonare chi lo ha rapito»

Mauro Romano, a 43 anni dalla scomparsa parla il fratello: «Disposti a perdonare chi lo ha rapito»
di Valeria BLANCO
4 Minuti di Lettura
Lunedì 7 Settembre 2020, 13:38 - Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 10:32

«La mia speranza è che sia vivo. Farò tutto il possibile durante la mia esistenza per ritrovare Mauro, farò in modo che anche le future generazioni della famiglia Romano cerchino la verità. E per quanto difficile sia, io cercherò anche la strada del perdono se ci faranno sapere qualcosa o trovare mio fratello Mauro». Una ferita mai rimarginata quella della scomparsa del piccolo Mauro Romano, avvenuta in un giorno di fine giugno a Racale.

Era il 1977: Mauro aveva solo sei anni e il fratello Toni, che oggi vive in Svizzera, qualcuno di più. Toni - così come i suoi genitori, Natale Romano e Bianca Colaianni - non hanno mai smesso di sperare che Mauro sia ancora vivo. Al fratello, che oggi avrebbe 49 anni, Toni pensa ogni giorno e dedica toccanti versi, sperando che lui possa leggerli e magari farsi vivo. "Sono stanco e in questo preciso momento, solo promettimi, e ricordati ti supplico, che quando guardando un bellissimo tramonto, la tristezza ti invade, cerca sempre una piccola ragione nel dirti che domani il sole vorrà di nuovo carezzare il tuo viso. Toni, il fratello che non ti dimenticherà mai". 

Il miracolo, però, finora non è avvenuto. Mauro sembra essere stato inghiottito dal nulla. Le sue tracce si perdono il pomeriggio del 21 giugno: Mauro giocava per strada con un gruppo di amichetti, vicino a casa dei nonni, su via Immacolata a Racale. I genitori erano fuori regione per partecipare a un funerale. Quel pomeriggio Mauro non ha fatto rientro a casa e da allora la famiglia non ha mai smesso di cercarlo. Ogni giorno un pensiero per lui, ogni giorno la speranza che arrivi quella telefonata: «Lo abbiamo trovato».

Già, perché gli ultimi sviluppi dell'inchiesta (il fascicolo è stato recentemente riaperto) autorizzerebbero ancora a sperare, nonostante un vuoto lungo 43 anni. Una testimone ascoltata di recente dagli investigatori avrebbe sentito, nel corso di una cena svoltasi dieci anni fa, un uomo vicino alla famiglia Romano - tanto che Mauro stesso lo chiamava zio - pronunciare questa frase: «Macché morto, Mauro è vivo ed è all'estero». Quell'uomo, oggi 70enne, è indagato per sequestro di persona. E nel rapimento sarebbe coinvolta anche una terza persona: colui che avrebbe preso in consegna il piccolo Mauro da un casolare di campagna, in località Castelforte. Qui, all'interno di un trullo, vennero trovati un giaciglio di fortuna e un batuffolo d'ovatta con della sostanza narcotizzante.
 
 


Toni Romano spera di poterlo ritrovare, quel fratellino che non ha quasi fatto in tempo a conoscere. Conserva gelosamente i suoi piccoli indumenti e i suoi quaderni di prima elementare, affidando ai social pensieri e speranze. L'ultimo dettato, intitolato Vacanza al mare, porta la data dell'11 giugno 1977: dieci giorni dopo Mauro sarebbe stato inghiottito dall'oblio. Sopra la foto, il pensiero triste del fratello Toni: «Al mare quell'anno non ci siamo mai andati. Né mare, né sabbia, né conchiglie, solo un deserto nell'anima. Forse ci rivedremo su una spiaggia? Solo te me lo potresti dire. Ciao Mauro». Un altro esercizio di un bimbo che sta imparando a scrivere recita: «La mia casa è bella», scritto per tante volte per esercitarsi sulla grafia. Anche questa foto evoca in Toni ricordi dolorosi: «In questo quaderno dell'ottobre 1976, durante la sua prima elementare, mio fratello Mauro scrisse in due pagine intere La mia casa è bella. Chissà, forse potrebbe ancora dircelo».

Le indagini vanno avanti e potrebbero portare alla svolta sperata dalla famiglia, che si dice infinitamente grata all'avvocato Antonio La Scala: «Mai nessuno ha lavorato come lui». Il legale ha anche presentato un'istanza di accesso agli atti all'ufficio Persone scomparse del ministero degli Interni, per entrare in possesso di tutto il carteggio amministrativo sul caso. L'istanza è stata di recente accolta dal Viminale. E quelle carte - è la speranza della famiglia - potrebbero contenere ulteriori novità.
 

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