Sanità, l'intervista a Rossi (Asl Lecce): «Prof universitari anche in corsia: pronti i primi bandi per il Fazzi»

Sanità, l'intervista a Rossi (Asl Lecce): «Prof universitari anche in corsia: pronti i primi bandi per il Fazzi»
di Andrea TAFURO
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Venerdì 30 Settembre 2022, 08:45 - Ultimo aggiornamento: 08:46

«Il futuro della sanità salentina passa dalla sinergia tra assistenza, didattica e ricerca». Fattori racchiusi nell'esperienza del commissario Stefano Rossi, alla guida da circa 3 mesi dell'Asl Lecce e da 9 della costituenda azienda ospedaliera Fazzi, nell'analizzare il doppio binario intrapreso della rete sanitaria locale. Obiettivo è accrescere l'appeal del sistema nei confronti dei nuovi professionisti e di pari passo migliorare l'offerta medica all'utenza. E a tal proposito, in corso di svolgimento a Lecce, otto selezioni per camici bianchi, per altrettante unità ospedaliere abbinate alla facoltà di medicina.
Stefano Rossi, un primo bilancio della sua esperienza alla guida dell'Asl Lecce?
«Interessante e positivo. L'incarico commissariale traguarda la nomina di direttore generale per il quale era stato già bandito l'avviso pubblico della Regione. Attendiamo quindi che la commissione nominata faccia il suo percorso. Aver avuto in precedenza l'incarico di commissario per l'istituzione dell'azienda ospedaliera mi ha dato la possibilità di saggiare e di attualizzare le mie conoscenze di quest'azienda, che conoscevo nella veste di direttore dell'ufficio legale. Esperienze che mi hanno consentito di non deragliare alla guida dell'Asl leccese e dell'ospedale Vito Fazzi che attualmente produce circa il 40% della dell'attività complessiva dell'azienda sanitaria».
Quale il resoconto dei mesi da commissario dell'Azienda ospedaliera Fazzi?
«Al 30 maggio abbiamo completato la redazione del piano di fattibilità e di conseguenza abbiamo realizzato un piano per lo scorporo del personale. Siamo nei tempi prestabiliti dal cronoprogramma. Sul piano economico, essendo una nuova azienda, questa non soggiacerebbe al tetto di spesa imposto dalla legge, ma ciò non ci permette di eccedere nelle spese. Bisogna tenere la barra dritta. Partiremo dal personale già presente al Fazzi, in base alla spesa del Ptfp (piano triennale del fabbisogno di personale) già comunicato in Regione e che non può essere modificato, inclusi i margini assunzionali previsti dallo stesso piano».
E quali i vantaggi di un'azienda ospedaliera universitaria in Salento?
«Bene ha fatto la Regione a puntare su un policlinico universitario, perché il tema del personale è e sarà il problema dei problemi. Consentire ai giovani di studiare e di specializzarsi qui, consentirà di fidelizzare risorse umane che noi con difficoltà riusciamo a riprendere dopo gli studi fuori regione. Avremo così maggiori chance nell'attrarre risorse umane».
Tra Asl Lecce e la futura azienda ospedaliera Fazzi, ci può essere rischio conflitto d'interessi?
«Al momento della nomina in Asl avevo già presentato il piano dell'azienda Fazzi. Tuttavia è un tema che ricorre spesso, ma rassicuro sul fatto che non vi è conflitto. L'azienda ospedaliera che vogliamo diventi Policlinico universitario, non sarà mai in contrasto con la vocazione dell'azienda sanitaria territoriale. Anzi, tante attività che finiscono al Fazzi, possono e devono essere svolte più proficuamente negli ospedali cosiddetti periferici».
Dividere le aziende cosa significa?

«Separare le due entità servirà a valorizzare meglio tutti gli ospedali ed eviterà che si riversi nel nosocomio leccese, che diventa azienda autonoma, una serie di attività che invece devono rimanere nel territorio. Nell'organizzazione provinciale abbiamo importanti strutture come Casarano, Gallipoli, Scorrano, Copertino con attitudine chirurgica e Galatina a vocazione internista con particolare riferimento alle malattie infettive, che fa il paio con il padiglione all'interno del Fazzi, in un'ottica di pandemie che si ripeteranno sempre più spesso. Avere situazioni a specchio tra Asl e azienda ospedaliera, può servire a creare una duplicità di offerta che può fare bene».
Resta però il problema atavico della carenza di medici. Come intervenire?
«Il vero punto di forza dell'azienda universitaria è la presenza sul territorio di un tessuto di ricerca avanzata nel campo della sanità che merita di essere messa in filiera insieme all'assistenza. Dobbiamo quindi far di tutto per mettere insieme assistenza, didattica e ricerca. Inoltre, insieme ad Unisalento, abbiamo in corso diversi bandi di assunzioni che saranno completati entro l'anno. Si tratta in particolare dei reparti di oncologia medica, medicina interna, anatomia patologica, pediatria, radiologia e diagnostica per immagine, radioterapia, farmacologia, funzionali alla facoltà di Medicina. I professori universitari selezionati integreranno le ore di didattica con una parte di ore dedicate all'assistenza. Lo scenario a cui dobbiamo guardare quindi, nulla toglierà all'azienda sanitaria e alla sanità territoriale del futuro vocata alla cronicità».
E i Pronto soccorso?
«Nonostante l'iperafflusso legato al fatto che la provincia decuplica la sua popolazione a fronte della ristrettezza di risorse umane, il sistema ha retto bene. La lamentela tuttavia va rispettata perché ci aiuta a far meglio. Quotidianamente, 24 ore su 24, eroghiamo milioni di prestazioni e la gente se ne va soddisfatta dai nostri pronto soccorso. Solo nel 20% dei casi si viene ricoverati, mentre il più delle volte sono attività ambulatoriali. Chi si lamenta per l'attesa o se ne va, rientra invece nella casistica degli accessi inappropriati».

Nodo liste d'attesa: come procedere?
«È una criticità su cui stiamo lavorando. Offriamo tanto ma forse non intercettiamo correttamente la domanda. La soluzione può essere rappresentata dall'overbooking delle prenotazioni per alleggerire il carico d'attesa delle prestazioni sanitarie programmate e un controllo più rigoroso anche dei sistemi informatici per stabilire azioni mirate di contenimento dei tempi d'attesa. Ci sono margini importanti di miglioramento dell'offerta sanitaria».

Quale futuro per il commissario Stefano Rossi?
«Onorato dalla fiducia ricevuta. Ho cominciato con l'azienda ospedaliera ma sono al servizio della Regione Puglia».
 

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