Samsara, appello al dialogo. «Colpo mortale al turismo: servono regole certe»

Il Samsara di Gallipoli
Il Samsara di Gallipoli
di Valeria BLANCO
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Giovedì 30 Novembre 2017, 17:04 - Ultimo aggiornamento: 19:05

Lido utilizzato come discoteca? Sulla base di un verbale della Capitaneria di Porto del 9 luglio scorso, il Comune di Gallipoli ha revocato la licenza al lido Samsara di Gallipoli, intimando lo sgombero dell'arenile entro 60 giorni. Mercoledì la conferenza stampa dei titolari del lido.

La revoca della concessione e l'iter del ricorso al Tar.
Un «provvedimento mortifero» arrivato senza avvisaglie, quando si credeva di agire nel rispetto delle regole, può significare che quelle regole non erano chiare. Così, il caso della revoca della licenza al lido Samsara di Gallipoli per “uso difforme alla concessione” - e cioè a causa dei beach party pomeridiani - si trasforma in un caso che va ben oltre i confini del singolo lido e della singola città. Un motivo di preoccupazione per tutti gli operatori del settore, nel Salento ma non solo. E infatti ieri alla conferenza stampa convocata dai titolari del lido - Rocco Greco, David Cicchella e Giovanni Alemanno - erano presenti i titolari del lidi gallipolini e alcuni colleghi di Porto Cesareo, Otrento e Ugento, ma anche le associazioni dei commercianti, gli albergatori, i dipendenti e i lavoratori dell’indotto del lido stesso e del turismo in generale.

Lo spirito dell’incontro è stato propositivo: «Credevamo di agire nel rispetto dell’ordinanza balneare della Regione Puglia - hanno spiegato gli avvocati del lido Andrea Sticchi Damiani e Danilo Lorenzo - che consente l’intrattenimento musicale per quattro ore al giorno tra le 16 e le 20. Si sarebbe potuto evitare la decadenza del titolo concessorio: in presenza di un’attività secondaria, il Comune avrebbe potuto intimarne la sospensione avviando un dialogo, ma così non è stato. Da parte nostra c’è ancora la volontà di dialogare per non perdere il Samsara, ma anche per dare regole certe a un territorio che è in confusione. Concordiamo cosa si può fare nei limiti delle norme e saremo i primi a rispettare quanto stabilito».

La risposta del sindaco Minerva: Revoca inevitabile, ma pronti al confronto

A Enrico Paolini, esperto di turismo e docente di Marketing turistico all’Università di Teramo, il compito di inquadrare il danno causato dalla mancata chiarezza normativa nel quadro di un modello turistico emergente nel panorama nazionale. «A Gallipoli - ha spiegato - abbiamo una spiaggia tra le più belle d’Italia, un mare tra i più puliti. E attorno a questa base negli ultimi anni si è costruito un modello turistico “inventato” dagli imprenditori: un piccolo modello Salento per il divertimento così come il Trentino lo è per lo sci. Dare un colpo di forbici non è quindi un problema solo di questo posto, ma è un problema del turismo italiano. Si mette in discussione il Salento, la Puglia e un prodotto turistico innovativo creato a Gallipoli ed esportato anche altrove. Il beach party è una cosa nuova: regolamentiamolo dando al territorio la possibilità di fare la propria parte».

I titolari dello stabilimento hanno rivendicato quanto di buono fatto negli ultimi anni e auspicato di poter continuare a farlo. «Abbiamo provato a innovare, anche in termini di sicurezza - hanno detto David Cicchella e Rocco Greco - e vorremmo continuare a farlo. Siamo uno degli stabilimenti balneari più importanti d’Italia e portiamo avanti molte attività: a dicembre ci sarà la partita del cuore con la Nazionale attori, ma in passato abbiamo sostenuto molte attività sportive e donato culle all’ospedale di Galatina. Abbiamo collaborato per dieci anni con il Comune per gli eventi di Capodanno, Natale, Pasqua e ci siamo seduti ai tavoli istituzionali con la prefettura. I nostri beach party sono stati fatti sempre alla luce del sole. Ora, cosa è cambiato?».

A rappresentare le perplessità dei lidi - dopo la revoca della concessione al Samsara, potrebbero arrivarne altre a Gallipoli e in altre cittadine costiere - c’era Mauro Della Valle, presidente regionale di Federbalneari, che ha sottolineato come gli stabilimenti e il Samsara in particolare siano stati sempre, negli ultimi anni, in prima fila in prefettura sia ai tavoli sulla sicurezza che nella costituzione del Distretto del turismo. «Ci abbiamo messo la faccia e spesso anche i soldi, ci siamo dotati di defibrillatori e precursori, contribuiamo alla pulizia dell’arenile e, a Gallipoli, anche all’illuminazione del lungomare. L’associazione di categoria si sente attaccata dal sistema di organizzazione demaniale, soprattutto perché questo vulnus è un precedente pericoloso per molte altre strutture in Puglia e su tutto il territorio nazionale. Spero - ha concluso Della Valle - che questo episodio, mi auguro risolvibile, serva a scrivere regole più chiare, più certe e non interpretabili».

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