Per 22 (magici) minuti il Salento sfilerà davanti al mondo intero

Per 22 (magici) minuti il Salento sfilerà davanti al mondo intero
di Leda CESARI
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Mercoledì 22 Luglio 2020, 11:24 - Ultimo aggiornamento: 21:10
 

Ci vorrebbe un bravo numerologo, un abile cabalista per capire, per tentare un pronostico: cosa significheranno, in prospettiva, tutti questi numeri 2? Ventidue luglio 2020: oggi Lecce si gioca buona parte delle sue chance di promozione nella massima serie. Ma non di calcio stiamo parlando, bensì di moda: quella cosa che in Francia sta di diritto nel pantheon culturale del Paese e che invece in Italia, nonostante i risultati, non riesce a penetrare nell'immaginario collettivo quale risorsa attraverso cui raccontare in filigrana la storia (e l'economia) nazionale. Ventidue luglio 2020, piazza Duomo, ore 20.45: scocca l'ora dell'evento dell'estate pugliese: la sfilata della cruise collection 2021 di Christian Dior. Praticamente un parto: annunciata a novembre, fissata al 9 maggio, cancellata causa Covid, riammessa tra i vivi per la giornata di oggi, anche se in limited version: niente pubblico solo i vertici della Maison, tra cui il patron Bernard Arnault, il ceo Pietro Beccari, lo staff - pochi ospiti - l'arcivescovo Michele Seccia, il presidente della Regione Michele Emiliano, il sindaco Carlo Salvemini - niente stampa (solo gli addetti ai lavori di Dior), qualche buyer, qualche ospite supervip.
 
 

E piazza Duomo enclave interdetta a ogni intrusione già ieri pomeriggio, per le prove generali, con il centro storico presidiato e zero certezze per chi spera ancora ostinato di carpire una news o, peggio, un'imbucata dell'ultimo minuto (praticamente impossibile). Venti, venticinque minuti di spettacolo (ancora il 2) cui il mondo potrà comunque assistere in streaming sui vari canali informativi della Maison (Facebook, Youtube, Instagram, Twitter), con rimbalzo anche sugli sconosciuti social orientali Weibo, Wechat, Little red book, Tencent, Douyin (ma là oggi girano i soldi). Apprendendo l'essenza intima di Lecce e del Salento dal combinato disposto della passerella delle 45 modelle (più che dimezzate e solo europee causa Covid), delle movenze dei dieci danzatori del corpo di ballo della Notte della Taranta (abbigliati ovviamente da Dior su tessuti della Fondazione Le Costantine), dei suoni dell'Orchestra della Notte della Taranta, degli acuti di Giuliano Sangiorgi, delle luminarie con messaggi femministi di Marinella Senatore by Fratelli Parisi di Taurisano. Poi tutti in un non meglio precisato palazzo nobiliare dei dintorni per un party super esclusivo - solo cento persone - in fase di preparazione presso alcuni ristoranti leccesi, assolutamente top secret. Suggestioni cui aggiungere il tam tam di rumors che vorrebbero giunti nel Salento per la sfilata molti altri vip del jet set internazionale, tra cui Johnny Depp e Charlize Theron, i Beckham (che sarebbero a Borgo Egnazia), i Dolce & Gabbana, i due Capasa Ennio e Carlo con l'attrice Stefania Rocca e molti altri personaggi per i quali la Maison avrebbe requisito le più belle masserie della zona. In più, certamente circolanti in loco con tanto di attestazioni fotografiche su Instagram, il duo Ferragni-Fedez: «Ma Chiara non partecipa all'evento, le ho solo chiesto io di aiutarmi a fare ciò che sa fare così bene: raccontare ciò che vede», spiega Maria Grazia Chiuri nella conferenza stampa di presentazione locale della kermesse, in quel dei Teatini.
«Un evento davvero unico e irripetibile, al netto di retorica», commenta orgoglioso il sindaco Carlo Salvemini al suo fianco, stigmatizzando le polemiche sulle facciate barocche oscurate dalle luminarie che hanno contrassegnato la vigilia: «Naturale l'esercizio del diritto di critica, anche per affermare il proprio ruolo nel mondo, ma nessuno può in realtà dire che piazza Duomo non sia stata rispettata».

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Insomma, azzerate le velleità dei presenzialisti locali e normalizzate le polemiche, un colossale spot promozionale per Lecce e per tutto il Salento. Anche perché in Italia, avverte la Chiuri, è la prima volta di una cruise collection Dior, privilegio finora riservato a città del calibro di Los Angeles e Marrakech. E la moda, a ben vedere, non è solo una questione di piume e lustrini, ma molto, molto di più: la seconda voce dell'economia francese e italiana, spiega ancora la direttrice creativa di Dior, pur con le dovute differenze. Una delle quali, a dire il vero, non lusinghiera per noi: se Dior in patria viene considerata uno dei simboli della grandeur francese, datando 1947 ed avendo dunque accompagnato tutta la storia del Paese dal dopoguerra in poi, in Italia la moda, appunto, non è ancora cultura.
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