Pastore ucciso a 23 anni «per un gioco»: l'imputato condannato a 30 anni, l'omicidio nel Salento

Pastore ucciso a 23 anni «per un gioco»: l'imputato condannato a 30 anni, l'omicidio nel Salento
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Martedì 19 Aprile 2022, 10:41 - Ultimo aggiornamento: 21:12

È stato condannato a 30 anni di reclusione Giuseppe Roi, 37 anni, di Porto Cesareo, nel Salento: sarebbe stato lui ad uccidere il pastore Qamil Hyrai con un colpo di pistola la mattina del 6 aprile del 2014 a Torre Castiglione di Porto Cesareo. La sentenza di primo grado è stata emessa questa mattina poco prima delle 13. Il pastore morì con un colpo di fucile calibro 22.  Roi inoltre è stato dichiarato interdetto dagli uffici pubblici e condannato anche a risarcire i danni ai familiari della vittima versando per ognuna 50mila euro di provvisionale nonchè a versare nell'immediato le spese legali da loro sostenute. Tre mesi il termine indicato per depositare le motivazioni della sentenza.

Commozione in aula al termine della lettura del dispositivo. Lacrime ed abbracci del pafre, della madre, del fratello, della sorella e della cugina di Qamil. «Ci sono stati dei momenti in cui abbiamo perso la speranza di otenere giustizia», le parole della sorella di Qamil, Fatjona. «Ma da quando il caso è stato preso dalla pm Carmen Ruggiero abbiamo visto la luce in fondo al tunnel. Ha dato pace all'anima di mio fratello e un po' di serenità e di tranquillità alla mia famiglia, ai mie genitori e a mia madre che ha perso suo figlio e non l'ha mai visto. L'ha fatto partire al lavoro sano e salvo. E non l'ha mai visto più».

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Omicidio del pastore albanese, chiesti 25 anni per Roi. La pm: «Una morte annunciata»

L'arringa difensiva

Il pm Carmen Ruggiero ha chiesto la condanna di Roi a 25 anni di reclusione con l'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Hanno già preso la parola i legali della famiglia del pastore, gli avvocati Ladislao Massari e Uliajana Gazdede, nonché l'avvocato difensore Giuseppe Romano. «Non avete prova che Roi abbia lasciato il punto vendita dei formaggi, sia andato in campagna per sparare ed abbia ammazzato Qamil», ha sostenuto l'avvocatessa Francesca Conte. «Il processo è questo, il gestore della pescherai testimonia che Roi non si sia mosso dal punto vendita formaggi accanto al suo negozio. E' vero che bisogna dare una risposta di giustizia ad una famiglia che ha perso un ragazzo nel fiore dei suoi anni, ma non è giustizia cercare il colpevole in Roi. Per questo chiedo l'assoluzione con la formula per non aver commesso il fatto, in subordine perché il fatto non sussiste ed in estremo subordine la derubricazione dell'accusa di omicidio volontario a omicidio colposo con ilò riconoscimento delle attenuanti generiche».


«Morte annunciata»

«La morte di Qamil non è stato un tragico incidente ma purtroppo la cronaca di una morte annunciata che Roi accettava di cagionare, pur di perseguire l’evento che costituiva il fine ultimo del suo agire: l’insano divertimento di sparare contro qualsiasi oggetto trovasse sul suo percorso, anche se si fosse trattato di Qamil la cui vita non aveva in alcun conto».
Sono gli ultimi passaggi della requisitoria del pubblico ministero Ruggiero, con la richiesta alla Corte d’Assise (presidente Pietro Baffa, a latere la giudice togata Maria Francesca Mariano ed i giudici popolari) di condannare Roi.

Calcolo del rischio

In quasi due ore, il magistrato ha sostenuto che quella pallottola calibro 22 che centrò alla fronte il pastore albanese  non lo ammazzò per caso. Roi,  imprenditore agricolo, quella mattina lo avrebbe raggiunto con la deliberata intenzione di spaventarlo prendendolo a pistolettate. Come avrebbe fatto già altre volte, tant’è che Qamil confessò ad un amico - ha ricordato il magistrato - che prima o poi l’avrebbe ucciso: «Le prove acquisite consentono di affermare non soltanto che Giuseppe Roi ha cagionato la morte di Qamil ma lo ha fatto volendola cagionare come prezzo che è stato disposto a pagare e che ha accettato di pagare pur di potersi divertire».

Armi e munizioni

Parole che sono la sintesi di quasi due ore di discussione in cui la pm Ruggiero ha richiamato le testimonianze di parenti e conoscenti di Qamil ed ha ricordato la perquisizione dei carabinieri del Nucleo investigativo del 7 maggio del 2014 quando sotto ad alcune balle di fieno trovarono una busta con delle cartucce calibro 12, un caricatore per fucile mitragliatore kalashnikov e tracce della rimozione del bidone che Roi avrebbe usato come bersaglio. Inoltre il giorno dell’arresto, era il 5 novembre 2014, sulla parte interna dell’ovile della masseria furono notati fori di proiettili. Aggravanti queste, per sostenere l’uso di armi da fuoco, anche se l’imputato non aveva il porto d’armi.

Accuse respinte

Aggravante anche il comportamento tenuto da Roi dopo la tragedia, la ricostruzione dell’accusa: a cominciare dalla telefonata al 118 in cui indicò che Qamil fosse stato ucciso da un colpo di arma da fuoco sebbene questa circostanza fu rilevata dal medico legale solo nel momento in cui verificò la presenza di un foro di proiettile sulla fronte dopo avere sollevato il cappello indossato dal ragazzo. Una premessa: Giuseppe Roi si è dichiarato estraneo alla morte di Qamil, suo dipendente allora. Non ha mai detto di avere sparato, piuttosto la sua difesa è sostenuta sulla circostanza che l’autore dell’omicidio sia uno sparatore della domenica. L’arma una calibro 22, ma un fucile e non una pistola, la sua difesa. Le intercettazioni telefoniche, l’aggancio delle celle e le testimonianze del commerciante accanto al quale la domenica vendeva il formaggio della sua azienda, collocano Roi lì a Torre Castiglione, secondo quella che è stata la ricostruzione della Procura. Anomalo è stato ritenuto anche il comportamento che avrebbe avuto nei frangenti successivi l’omicidio: non avvisò i parenti del ragazzo e non rispose alle loro telefonate. E si mise alla ricerca di un avvocato. Infine il tentativo di depistaggio con la denuncia della scomparsa di 20 pecore: come se il pastore fosse stato ammazzato durante una rapina.

La sentenza

Per la difesa sono solo ipotesi non riscontrate nel dibattimento in aula. La sentenza metterà un punto a questa vicenda complessa sotto il profilo processuale: Roi fu infattio arrestato con l'accusa di omicidio volontario, il Riesame annullò la misura sostenendo che si fosse trattato di omicidio colposo. In aula poi il giudice Stefano Sernia accolse l'istanza della pm Ruggiero sull'ipotesi del dolo.

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