Lecce, una start up nel carcere per produrre arredi in legno

La falegnameria del carcere di Lecce
La falegnameria del carcere di Lecce
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Venerdì 10 Giugno 2022, 18:56 - Ultimo aggiornamento: 18:58

Formarsi e lavorare all'interno del carcere anche per riscrivere il proprio futuro fuori dal penitenziario. Nella casa circondariale di Lecce sta prendendo forma il progetto M.i.l.i.a. - modelli sperimentali di intervento per il lavoro e l'inclusione attiva delle persone in esecuzione penale - con la nascita di una vera e propria start up carceraria per la produzione di manufatti in legno che andranno a soddisfare, attraverso il lavoro degli stessi detenuti, l'intero fabbisogno nazionale di arredi carcerari.

Il recupero dei detenuti

«L'obiettivo del progetto -spiega l'assessore alla Formazione e Lavoro della Regione Puglia- è il recupero e il rafforzamento delle competenze delle persone detenute, ma anche l'acquisizione di professionalità richieste dal mercato del lavoro: è noto che il tasso di recidiva è di gran lunga inferiore tra chi, durante il periodo di esecuzione della pena, ha svolto attività formative e lavorative finalizzate al reinserimento nel tessuto produttivo. Incentivare la dimensione lavorativa diventa, così, non soltanto un elemento di rieducazione, ma anche un'alternativa per coltivare il riscatto sociale ed evitare che, successivamente, si ricorra al crimine come mezzo di sussistenza».

Il progetto è finanziato tramite il Pon Inclusione, per un valore complessivo di 750mila euro, e mette in rete gli istituti penitenziari di Lecce e Sulmona. Per la sua realizzazione, è stata sottoscritta apposita convenzione di sovvenzione tra la Direzione generale per la coesione del Ministero della Giustizia e la Regione Puglia. 

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