Fuga dal pronto soccorso Riparte la ricerca dei medici «Colleghi non abbiate paura»

Giovedì 16 Gennaio 2020
Katia PERRONE
L'Asl di Lecce ci riprova e, dopo la rinuncia da parte di tre medici sui cinque assunti al Pronto Soccorso de Fazzi di Lecce, avvia nuovamente la ricerca per coprire i posti vacanti.

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La rassicurazione che la situazione ritornerà alla normalità nel minor tempo possibile è arrivata ieri mattina dalla direzione generale dell'Asl di Lecce al termine di una riunione in via Miglietta per fare il punto dopo i disagi e lo stato di agitazione dei medici del Pronto soccorso. Una situazione di difficoltà che per i medici dell'unità operativa necessiterebbe di un intervento risolutivo del direttore generale Rodolfo Rollo, del direttore sanitario Roberto Carlà e del direttore del Vito Fazzi Giampiero Frassanito.
Intanto la Asl ha già avviato una nuova ricerca di medici selezionati dal servizio di medicina delle convenzioni. La disponibilità a coprire i posti vuoti verrà richiesta a nuovi medici impegnati nei servizi di Guardia Medica del distretto sanitario leccese. Una chiamata alla quale, si spera, possano rispondere in molti e accettare volontariamente di gestire gli ambulatori dedicati alle urgenze di codice bianco e codice verde, quindi di bassa difficoltà.
«In questi giorni conferma il direttore del Pronto Soccorso, Silvano Fracella ho avuto diversi incontri con il direttore sanitario Roberto Carlà per incrementare l'organico dei medici attingendo dalla medicina delle convenzioni, quindi attraverso i medici di guardia medica che, come da contratto, potrebbero integrare il loro orario di lavoro. Cinque medici li avevamo trovati, ed io li avevo accolti durante le festività spiegandogli quali sarebbero stati i loro compiti. Due sono stati inseriti già in turno subito dopo, un terzo medico ha lavorato in affiancamento per qualche giorno prima di rinunciare, mentre altri due dopo aver preso visione del lavoro hanno rinunciato. Per coprire i posti lasciati vuoti ho avuto rassicurazioni dalla Direzione generale che la ricerca di nuovi medici partirà subito».
Ma in un pronto soccorso, come quello leccese, dove gli accessi giornalieri riguardano per il 70% urgenze da codice bianco e verde, la carenza di organico non è il solo problema. Le criticità sono più di una: l'inesperienza dei giovani medici ad affrontare le urgenze, il numero elevato di accessi impropri e la carenza dei posti letto nei reparti.
«Io capisco la paura di affrontare una situazione di urgenza dove serve molta esperienza. Il lavoro in pronto soccorso è pesante e ci sono delle grosse responsabilità e la laurea in Medicina non basta continua Fracella ma l'esperienza si fa sul campo e noi siamo pronti a fornire tutte le attrezzature, l'affiancamento e l'addestramento necessari».
Per gestire l'elevato numero di accessi anche per problematiche banali, per le quali si potrebbe far riferimento ai medici di famiglia, e la carenza dei posti letto nei reparti una soluzione potrebbe essere quella di prevedere sul territorio, laddove ci sono presidi ospedalieri chiusi, strutture di lungodegenza dove trasferire i pazienti non acuti, ma cronici, che dopo un primo ricovero di 7 o 8 giorni potrebbero seguire le cure in strutture adeguate: in questo modo i flussi di ricovero e dimissioni dei pazienti riporterebbero la situazione alla normalità, e non al collasso del sistema.
Un'altra soluzione, altre volte prospettata, all'elevato numero di accessi di codice bianco e verde potrebbe essere quella di istituire una sede secondaria del pronto soccorso che gestisca le urgenze di bassa difficoltà. «La sede del vecchio Vito Fazzi continua ancora il direttore dell'unità di medicina e chirurgia d'urgenza dotata di ambulatori potrebbe essere la giusta soluzione al problema. Oltre alla possibilità di prevedere un servizio continuo dei medici di base presso il poliambulatori che possano coprire anche il turno notturno».
Poi un ultimo appello ai giovani medici che potrebbero fare l'esperienza necessaria proprio in Pronto soccorso. «Faccio un invito ai colleghi ai quali dico che forse non c'è ambito più bello di quello della medicina d'urgenza conclude il direttore Fracella perché c'è un rapporto e un riscontro con il paziente immediato. Quando in pochi minuti ti rendi conto di aver aiutato un paziente o di avergli salvato la vita, questa gratificazione ti resta come pegno per tutta la vita, ti dà soddisfazione e ti rallegra l'animo. Non abbiate paura».
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