La rivolta di 22 Comuni: «Senza impianti costi troppo alti, noi non differenzieremo l'organico»

Lunedì 23 Novembre 2020 di Donato NUZZACI

L'odissea dell'organico. Da una parte ci sono i Comuni costretti a inviare i rifiuti fino a Bologna (con costi lievitati di 31 euro a tonnellata); dall'altra ci sono i Comuni che l'organico hanno deciso di non differenziarlo proprio per evitare questi aumenti. Sullo sfondo il problema è lo stesso, da tempo: l'assenza in tutta la provincia di Lecce di impianti di compostaggio, che trattano - appunto - la parte organica del rifiuto. Di conseguenza, le amministrazioni comunali, in mancanza di un sito idoneo, viaggiano a due velocità.


Da una parte, operano alcuni Aro salentini (Ambito di Raccolta Ottimale), per esempio Aro 6 e Aro 11, costretti a portare il loro organico prima in Calabria (al costo di 119 euro a tonnellata) e poi, dai giorni scorsi, in Emilia Romagna (dove la spesa lievita a 150 euro). Così come denunciato dal sindaco di Sannicola, e vice presidente dell'Aro 6, Mino Piccione che ha sottolineato l'impennata dei costi per il trattamento dell'umido nella sua area territoriale e denunciato la gestione dei rifiuti in Procura, la quale ha aperto un'inchiesta per truffa.
Dall'altra, ci sono 22 centri dell'Aro 7 (Maglie e dintorni) in cui la raccolta dell'umido non è nemmeno partita. Il perché? I comuni pretendono dalla Regione un impianto idoneo e abbastanza vicino (per evitare costi eccessivi di trasporto) che però non arriva. Da Bari, invece, il presidente Michele Emiliano e il commissario Gianfranco Grandaliano di Ager continuano a chiedere ai comuni salentini disponibilità di suolo per far sorgere un impianto di compostaggio. Uno dei pochi a rispondere è stato il Comune di Lecce, ma la struttura è lontana dall'essere realizzata. «Il Salento non ha ancora nessun impianto perché nel corso degli anni nessun comune si è fatto avanti - ha detto Grandaliano -. Solo Lecce ha avanzato una manifestazione di interesse, ma siamo alle fasi embrionali».


La situazione dunque resta invariata rispetto agli anni passati. L'inerzia costringe l'Ager a ricorrere a interventi tampone, spesso fuori Regione, che porta all'innalzamento dei costi complessivi per il trasferimento che pesano sui bilanci comunali. Nei 22 comuni dell'Aro 7, solo la città di Maglie ha avviato da marzo scorso la raccolta separata del rifiuto organico attraverso una gara ponte, in attesa della pubblicazione da parte della Regione del bando per la raccolta unitaria negli altri centri abitati. «Ogni giorno sollecitiamo la Regione ad indicarci un impianto dove dovrà essere conferito l'umido, ma finché non ci sarà la disponibilità di un sito in una zona vicina la situazione rischia di trascinarsi ancora - spiega Antonio Fitto presidente dell'Aro7 -. Dobbiamo tenere sempre presente due aspetti: l'incremento dei costi di trasporto che i comuni dovranno sobbarcarsi in caso di impianti lontani e poi che il futuro gestore, aggiudicatario della gara nell'Aro 7, dovrà organizzarsi per avere un centro di stoccaggio dell'umido su cui conferire in prima battuta il materiale, in attesa di poter essere trasportato all'impianto di trattamento finale. Detto questo, occorre fare il possibile per trovare una zona in cui poter costruire l'impianto che se fatto bene non dà problemi e non ha un particolare impatto».


Della stessa idea il sindaco di Minervino, Ettore Caroppo: «La regola che ci siamo dati come sindaci è che se non c'è un recapito su cui conferire l'umido, i costi non devono gravare sui cittadini, con nuovi aumenti sulle tasse. Bisogna invece incentivare la raccolta differenziata di prossimità dello stesso umido e far gestire in house, ad ogni Aro, gli impianti di compostaggio e non affidare più il servizio all'esterno».

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