A Lecce il Covid hotel chiude per flop: «Solo 5 ospiti, meccanismo inceppato»

Venerdì 8 Gennaio 2021 di Valeria BLANCO

Covid hotel pressoché vuoto per i due mesi previsti dalla convenzione con la Protezione Civile, che scadrà il prossimo 13 gennaio e non sarà rinnovata. Ma il titolare della struttura - Giacomo Carlesi dello Zenith di Lecce - si dice rammaricato per un servizio che, a suo parere, non ha funzionato come avrebbe dovuto.
Il Covid hotel è una struttura - ne sono state attivate in tutte le province - destinata ad accogliere chi, positivo al Covid ma non bisognoso di assistenza sanitaria, o in quarantena, non ha la possibilità di isolarsi nella propria casa, rischiando così di propagare il virus trasmettendolo ai familiari.
Così, un paio di mesi fa, sono stati individuati gli alberghi e attivato il servizio. «Da quando è stato attivato il Covid Hotel - lamenta il titolare - l'Asl ha mandato solo 5 persone, e da circa tre settimane non abbiamo nessun ospite».


Nessuna voglia di fare polemica, solo di comprendere dove il meccanismo si sia inceppato e perché non ha avuto il successo che ha avuto altrove: «Da quando è stato attivato il servizio - prosegue Carlesi - ho ricevuto molte chiamate di persone positive che avevano bisogno di auto isolarsi presso il mio Hotel perché non erano nelle condizioni di farlo a casa propria. Non sono io che decido chi ospitare e ho indirizzato queste persone alla Asl, ma nessuno è poi tornato. Sono deluso che il mio sforzo di mettere a disposizione una struttura alberghiera per alleggerire la pressione sugli ospedali e magari poter aprire altri reparti NoCovid al momento chiusi non sia stato utilizzato».


Oltre al rammarico del titolare, che ha sospeso l'attività, resta il retrogusto amaro della sensazione che il denaro impiegato per affittare la struttura e poi tenerla vuota, sia stato sprecato. La convenzione firmata con la Protezione Civile, infatti, prevede un ristoro per la struttura pari a circa 30 euro a camera e sono 25 quelle chieste e messe a disposizione. Per due mesi, il conto totale è di circa 45mila euro, che saranno versati indipendentemente dal fatto che le camere siano rimaste vuote, in quanto ugualmente mantenute libere e a disposizione.


«Tengo a precisare che L'Hotel Zenit da quando è stato costruito e avviato dalla mia famiglia nel 1986 - prosegue il titolare - non ha mai chiuso neanche per un giorno, siamo rimasti aperti anche durante il primo lockdown di marzo-maggio, perché avevamo comunque convenzioni con aziende fidelizzate che ci permettevano di coprire i costi. Abbiamo aderito al bando perché volevamo garantire un servizio a delle persone in difficoltà che non riuscivano a rientrare nella propria casa». E ora, a pochi giorni dalla chiusura di un'esperienza che non può dirsi andata a buon fine, l'imprenditore chiede di capire perché l'iniziativa non sia decollata, «mentre so che le analoghe strutture delle altre provincie sono state occupate. Vorrei conoscere le procedura di accettazione perché le persone sappiano chi chiamare per poter usufruire di questo servizio». Dalla Asl chiariscono che, come previsto dal bando firmato tra titolare e Protezione civile, il servizio doveva durare due mesi, salvo proroghe. La Protezione Civile ha deciso di non prorogarlo, perché evidentemente non economicamente sostenibile anche in considerazione della scarsa affluenza registrata nella struttura, a cui si accede tramite segnalazione alla Asl da parte dei medici di base o dei servizi sociali del Comune. Al bisogno, eventualmente, si potrebbe riattivare la convenzione con lo stesso o con un altro hotel. Il titolare dello Zenith, però, fa un passo indietro. «Una volta sanificate le stanze - chiarisce il titolare - non offrirò più la disponibilità della mi struttura».

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