Torino, picchiato da una baby gang di spacciatori sotto casa: «Denuncio da 6 anni, ma sono ancora lì»

Dopo sei anni di segnalazioni con video annessi, nessuno è mai intervenuto e nella notte Alberto è stato aggredito dalla baby gang

Torino, picchiato dagli spacciatori sotto casa: «Denuncio da 6 anni, ma sono ancora lì»
Torino, picchiato dagli spacciatori sotto casa: «Denuncio da 6 anni, ma sono ancora lì»
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Venerdì 3 Giugno 2022, 15:25

Denunciava la situazione sotto casa sua da ben 6 anni, finché sabato 28 maggio, in serata, non è stato aggredito. Alberto Caneglias è un designer e nonostante lavori a Milano, ha deciso di comprare casa a San Salvario, nella sua Torino. Ma si è accorto in fretta come ci sia un angolo dimenticato da tutti. «Spacciano dalla mattina alla sera, risse continue, attacchi verbali ai residenti che vanno a buttare la spazzatura. E sono giovanissimi». Una baby gang ha ormai preso il controllo della via e nonostante le segnalazioni nessuno è intervenuto. 

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E, al Corriere della Sera, Alberto ha raccontato: «Ho mandato video e testimonianze alle autorità, ma sembra impossibile poter mettere una telecamera, figuriamoci avere dei piantoni». E così, dopo anni di tentativi per far tornare la zona un posto tranquillo, è successo quello che nessuno si sarebbe mai aspettato, nemmeno lo stesso Alberto, che racconta di essere stato picchiato dalla baby gang di spacciatori.

«Era l'1:50 di notte, tornavo da una cena con un amico di Milano. Avevo parcheggiato a pochi metri, all’angolo con via Nizza. Passo sul marciapiede in mezzo a loro, e lo faccio perché un anno fa il comandante dei carabinieri ci aveva consigliato di riappropriarci dei nostri spazi o loro sarebbero diventati i padroni».

Ma questa volta i giovani del branco non la prendono bene: «L’ho visto di sbieco, aveva l’occhio lucido: mi ha messo un braccio al collo e ha iniziato a tirarmi pugni sullo sterno, mentre altri due mi tenevano. Iniziamo a urlare. Erano una decina, ho avuto paura. Poi uno di loro è intevenuto, per fermare  il mio aggressore e lo ha lanciato contro la serranda. A quel punto lui ha preso una bottiglia di vetro e ce l'ha tirata, ma in quel frangente noi siamo riusciti a metterci in salvo nel mio portone».

 

Quando Alberto e il suo amico si guardano in faccia, non sanno cosa dire: «Poi, lui vede che sul collo ho dei segni rossi. Non me n’ero accorto: mi aveva strappato la collanina d'oro che avevo sotto la camicia. In pronto soccorso, qualche ora dopo, mi dicono che sono stato fortunato che la maglia abbia ceduto subito».

Dopo l'aggressione sono arrivati i carabinieri, ma il gruppetto di era dileguato per poi tornare, poche ore dopo, di nuovo tutti lì, come se niente fosse successo, senza alcun timore o pudore. Intanto la prognosi di Alberto sono 10 giorni, ma la rabbia è molto più forte e durerà molto di più. 

Nel frattempo i carabinieri sono riusciti ad arrestarne uno, probabilmente nemmeno maggiorenne. Ma la cosa che proprio ad Alberto Caneglias non va giù è che l'aggressione è avvenuta dopo 6 anni di segnalazioni continue. E adesso, dopo il fattaccio, lui ha parua a tornare a casa o a fare due passi nella sua città. Nessuno gli ha fatto capire o gli ha detto come si proverà a risolvere il problema e, adesso, Alberto si chiede cos'altro debba succedere prima che qualcuno decida di intervenire.

 
 

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