Il fratello gli uccise moglie, figlia e cognata: risarcito con 100mila euro. Il legale: «Troppo poco»

Lunedì 9 Maggio 2022
Il fratello gli uccise moglie, figlia e cognata: risarcito con 100mila euro. Il legale: «Troppo poco»

Nell'ottobre del 2009 l'albanese Alfred Melyshi, 24 anni all'epoca, uccise la compagna 19enne, Ornela, la sorella Rina di 24 e la figlioletta di 4 anni di quest'ultima. Un triplice omicidio avvenuto a Stradella, nel pavese, che sconvolse la città. Ora il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati intenzionali e violenti del Ministero dell'Interno gli ha accordato un indennizzo complessivo di 100.000 euro per moglie e figlia.

 

La battaglia dell'uomo, assistito dall'avvocato Claudio Defilippi proseguirà quindi per via giudiziaria per ottenere un indennizzo «più congruo» anche in relazione all'omicidio della cognata. Un procedimento è in corso infatti davanti alla Corte d'appello di Roma dopo una risposta negativa del giudice di primo grado in relazione alla richiesta di indennizzo. 

 

 

 

L'omicidio nel 2009: il killer assolto per vizio di mente

 

Anton Melyshi, albanese residente a Stradella, non era in casa quando si consumò il fatto di sangue. Suo fratello Alfred uccise a coltellate sua moglie, la moglie di Anton e la loro figlia. Nel corso del processo, all'omicida era stato diagnosticato un «delirio a sfondo religioso». I giudici avevano applicato nei suoi confronti la misura di sicurezza del ricovero in Ospedale psichiatrico Giudiziario, e l'imputato era stato assolto per vizio totale di mente.

 

Anton Melyshi era ricorso al giudice per vedere riconosciuto il diritto al risarcimento del danno causato dalla mancata attuazione della direttiva 2004/80 della Unione Europea che tutela i famigliari di vittime i reati violenti qualora chi li ha commessi sia nullatenente. Il giudice aveva respinto la richiesta in quanto «non risulta che Melyshi Alfred sia stato condannato, in sede civile o penale, a risarcire il danno subito dall'odierno attore. Melyshi Alfred è stato assolto per vizio totale di mente. Tale pronuncia esclude la sua responsabilità penale, ma ciò non impedisce al danneggiato di poter conseguire il ristoro civilistico, secondo le regole dell'ordinamento interno».

 

«Palese errore» per l'avvocato Defilippi, da parte del giudice in quanto «l'omicida era sottoposto alla misura di sicurezza dell'ospedale psichiatrico giudiziario fin dall'incidente probatorio», prima quindi del termine per costituirsi parte civile. E se anche Anton Melyshi si fosse costituito parte civile «sarebbe andato incontro ad ulteriori spese di difesa che non vedevano possibilità di essere ristorate, essendo chiaro fin dall'inizio che lo stesso sarebbe stato dichiarato non imputabile per vizio totale di mente». Un errore al quale dovrebbe porre rimedio anche il Legislatore perché il massimo del somma prevista come indennizzo dal Comitato è di 60mila euro mentre la somma «dovrebbe essere quantificata caso per caso».

Ultimo aggiornamento: 18:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA