«Cari genitori, sto bene»: la cartolina inviata dai lager nazisti nel '44 ritrovata in strada

La cartolina inviata da Roberto Bianchi ai genitori - Credit: Valentina Romano
Valentina Romano è una professoressa di italiano e latino presso un liceo scientifico di Como, il Paolo Giovio. Una settimana fa ha avuto il merito di trovarsi nel posto giusto, al momento giusto. L'insegnante, infatti, stava andando a scuola a piedi quando ha notato, per terra, una cartolina che rischiava di essere completamente bagnata dalla pioggia.

A destare immediatamente l'attenzione di Valentina è stato un timbro con l'aquila della Germania nazista: quella lettera aveva oltre 70 anni. A spedirla, come testimonia il mittente, Roberto Bianchi, che da Breslavia, nella Polonia occupata dal Terzo Reich, informava i genitori di stare bene e di essere impossibilitato a tornare nella casa natale di Faggeto Lario, piccolo comune della provincia di Como.



«L'ho fatta subito vedere ai miei studenti, molti di loro utilizzano i vocabolari di latino dei genitori o dei nonni, pensavo fosse scivolata via a uno di loro. Però nessuno ne sapeva niente, mi hanno addirittura consigliato di venderla su eBay» - racconta Valentina - «Io, però, volevo restituirla. Per questo ho provato a effettuare una ricerca tramite Facebook e sono riuscita a rintracciare in poche ore i parenti di Roberto».



Questo il testo della lettera: «Cari genitori, dopo un lungo silenzio eccomi ha voi col farvi sapere che mi trovo in un altro sito ove qui lavoro la terra. Sono in aperta campagna in case di contadini. Mangiare non me ne manca, perciò non preoccupatevi di nulla che sto veramente bene. Sono momenti critici per tornare a casa. Pensate ha tirare avanti più bene che potete la vita, certo sì tanto dura. Sempre vi sono vicino col pensiero. Non mi resta così che mandarti un bacio, ha te cara mamma e caro babbo, fiducioso che mi presto ritorno fra voi, miei cari».

Nel 1944, quando spedì quella lettera, Roberto se la stava passando decisamente peggio di quanto raccontava ai genitori, evidentemente per rassicurarli: aveva appena vent'anni, era un giovane militare italiano catturato dai nazisti come prigioniero di guerra dopo l'armistizio dell'anno precedente e per questo era stato mandato in Polonia, condannato ai lavori forzati nei campi di concentramento. A spiegare la sua storia è Romano, il cugino 74enne con cui Valentina è riuscita a mettersi in contatto per la restituzione della lettera.



«È stato bellissimo, mi ha portato alla mente tanti ricordi. Dopo la guerra Roberto tornò a casa, non aveva potuto studiare ma per anni lavorò come postino e per questo tutti si ricordano di lui, anche se è morto nel '99» - spiega Romano Bianchi - «Era un ragazzo gentile, amava suonare la fisarmonica, si diceva orgoglioso del suo lavoro perché si sentiva il custode delle lettere dei paesani». La lettera era finita in strada a causa di una concatenazione di eventi: per anni era rimasta nella soffitta della casa di Roberta, che la nuova proprietaria aveva deciso di svuotare completamente. L'ipotesi più probabile, quindi, è che sia caduta da un camion dell'immondizia. Valentina ha quindi concluso alla perfezione la sua missione: «Sono contenta di aver trovato i legittimi proprietari, anche se mi dispiace separarmi da un reperto così prezioso, che aiuta a recuperare i ricordi e a creare legami. Sono entrata in contatto con una famiglia sconosciuta ma ho scoperto un pezzo di storia. È emozionante pensare che poteva andare perduto per sempre e invece me lo sono ritrovato davanti ai piedi, per caso».
Lunedì 24 Ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento: 25-10-2016 09:05
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