Brindisi, Patroni Griffi mette in guardia: «Porto a vocazione industriale, chi non lo ammette rinunci alla Zes»

Lunedì 23 Maggio 2022 di Francesco RIBEZZO PICCININ

Anche se pronunciate a Manfredonia, le parole del presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale Ugo Patroni Griffi sembrano indirizzate - anche - a chi, come amministrazione comunale, associazioni ambientaliste e Cgil, contesta la natura principalmente industriale del porto di Brindisi.
«I porti Zes sono porti con vocazione industriale. Sia chiaro», ha detto Patroni Griffi nella piazza d’armi del museo archeologico nazionale e castello di Manfredonia durante un confronto sul tema “Infrastrutture, logistica, portualità, Zes: asset strategici per lo sviluppo”, una iniziativa promossa e organizzata da Impresa Puglia, associazione di imprese, enti e liberi professionisti per lo sviluppo del territorio regionale, con il patrocinio del Comune di Manfredonia. «La Zes - ha chiarito - serve per la reindustrializzazione dei territori. La Zes non serve per i servizi, non serve per andare a immaginare i villaggi turistici». Un messaggio che sembra in linea con le critiche mosse da chi come opposizione consiliare, Confindustria, operatori portuali, parte dei sindacati, sostiene invece la posizione dell’Authority e contrasta la visione dell’amministrazione del sindaco Riccardo Rossi.

Il porto si prepara a cambiare volto: una terrazza sul mare aperta alla città

La posizione dell'Authority

«La Zes serve - ha ribadito - a reindustrializzare il Mezzogiorno. Se questo non lo si vuole, si esca dalla Zes. Sia molto chiaro per tutti: i nostri porti sono tutti polifunzionali, tutti a destinazione industriale in quanto tutti sono asserviti a una Zes. Se ci sono dei territori retroportuali che non gradiscono o non vogliono l’industrializzazione o la reindustrializzazione 4.0, conforme ai dettami dell’economia circolare, della “blue economy”, possono contattare il commissario Guadagnuolo e chiedere di uscire dalla Zes per seguire una vocazione turistica o decrescista – è legittimo – senza sottrarre occasioni a territori, e ce ne sono in questa regione, che vogliono crescere».

 

La polemica con Bbc e Cgil

Parole, soprattutto quelle relative alla vocazione turistica o alla cosiddetta “decrescita felice”, che sembrano indirizzate proprio all’amministrazione comunale brindisina, in particolare a Brindisi Bene Comune che lo ha attaccato nei giorni scorsi, ed alla Cgil che proprio nelle ultime ore, con il segretario Antonio Macchia, aveva contestato l’idea del porto brindisino come scalo principalmente industriale. «Il dibattito rinfocolato negli ultimi giorni sul porto di Brindisi dimostra, se non un chiaro disegno di marginalizzazione a cui si vuole condurre lo scalo del capoluogo messapico, quantomeno ad una miopia nelle scelte strategiche di un tanto decantato ma quanto fantomatico sviluppo reale del porto», aveva detto Macchia, invitando poi la politica «a riappropriarsi delle sue prerogative tra cui quella di decidere per lo sviluppo ed il benessere del proprio territorio che passa per il porto di Brindisi. Il porto di Brindisi deve rimanere polifunzionale e non deve essere confinato a “stazione di servizio” di carbone e gas, deve essere generatore di ricchezza per Brindisi e il Salento, deve puntare su turismo, traffici commerciali, nautica da diporto, ma soprattutto sulla logistica che è un generatore enorme di investimenti e posti di lavoro».

Ultimo aggiornamento: 12:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA