Il padre detenuto assiste alla seduta di laurea della figlia collegato dal carcere

Il padre detenuto assiste alla seduta di laurea della figlia collegato dal carcere
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 22:03 - Ultimo aggiornamento: 22:16

Una studentessa dell’ateneo barese ha deciso di laurearsi, chiedendo ed ottenendo che il papà, detenuto un una delle strutture penitenziarie del nostro paese, partecipasse alla sua seduta di laurea in cui ha discusso la tesi, collegandosi on line con l’aula Don Tonino Bello del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia e Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

L’iniziativa si è potuta realizzare grazie ad un’ottima sinergia  tra Università di Bari e Magistratura di Sorveglianza, operatori penitenziari e direzione della struttura penitenziaria in cui il papà della studentessa è ristretto. Il gruppo di lavoro coordinato dal prof. Ignazio Grattagliano si occupa di favorire l’inclusione  nella vita universitaria di persone detenute attraverso seminari tenuti in carcere, ricerche e studi sul mondo penitenziario, iscrizione di detenuti a corsi universitari.

La tesi di laurea

La tesi di laurea verte sul tema dell’importanza delle relazioni famigliari connesse alle condizioni di detenzione dei ristretti è stata discussa con la commissione  Presieduta dalla Prof.ssa Loredana Perla e composta dai proff. Armando Saponaro (relatore della tesi)  e Pasquale Musso con l’ausilio della dott.ssa Giustina Caprioli.

Quando dietro ad un detenuto si chiudono le porte del carcere, al di fuori rimangono gli affetti. Le conseguenze dell’esecuzione penale non si riversano, infatti, esclusivamente sul soggetto condannato o sottoposto a misure cautelari, ma riguardano indirettamente anche i familiari. Il tema del rapporto genitoriale in carcere, si presta ad essere esaminato sotto una pluralità di profili: dal diritto della persona, benché ristretta, a non essere lesa nella sua dignità e genitorialità, al diritto dei figli a conservare un rapporto con il genitore recluso, all’importanza, anche ai fini rieducativi e riabilitativi, nonché in prospettiva del loro reinserimento sociale, che soggetti, uomini e donne, ristretti in carcere continuino a percepirsi e ad essere vissuti come padri, madri, ma anche fratelli, sorelle, zii, nonni e si diano loro concrete opportunità di continuare a vivere ed esercitare tali ruoli.

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