Centodieci e lode in Editoria: Perrone, dall'ergastolo alla quarta laurea

Centodieci e lode in Editoria: Perrone, dall'ergastolo alla quarta laurea
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Domenica 29 Maggio 2022, 11:35 - Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 13:29

Quattro lauree, l'ultima quella magistrale in in Editoria, informazione e comunicazione con la tesi dal titolo «Gli abissi di una pena: a partire da Primo Levi». Voto 110 e lode. E se già la notizia è straordinaria di per sé, lo diventa ancora di più perché lui, il laureato, è Giuseppe Perrone, di Trepuzzi, 56 anni, in carcere da quasi 30 perché ritenuto legato alla Sacra Corona Unita.

Il profilo

Perrone si è laureato - in presenza grazie a un permesso speciale - all’Università di Tor Vergata di Roma, a cui è arrivato da Rebibbia. Giuseppe è il fratello di Tonio Perrone, l'Italiano, recentemente scomparso, ritenuto boss della Scu e protagonista del film "Fine Pena Mai" di Fluid Video Crew. Giuseppe risponde di un omicidio commesso nel 1992 a Casalabate, ma si è sempre dichiarato innocente. Per quell'omicidio, sta scontando l'ergastolo.

È un evento importante per l' ateneo, da momento che è la prima volta che viene rilasciato un permesso per una discussione di laurea presso l' università. Il percorso che ha portato alla sua laurea è il prodotto della lunga attività del progetto di "Tor Vergata" "Università in carcere" che  rende accessibile alle persone recluse un'offerta formativa universitaria e necessariamente apre un dibattito su questioni di ordine sociale, che vanno oltre la didattica.

Il relatore

«Giuseppe Perrone da trent'anni in carcere - dice il relatore, prof. Fabio Pierangeli, associato di Letteratura italiana e Letteratura di viaggio contemporanea - proprio nel giorno della strage di Capaci ottiene il permesso per discutere la sua tesi di laurea magistrale nel nostro Ateneo in Scienze della informazione, della comunicazione della editoria. È il momento della riconciliazione attraverso lo studio e la cultura. Questa è la parola chiave del lavoro di tesi. Attraverso grandi pagine della letteratura, con un focus importante, su Primo Levi, la tesi ricostruisce la metafora della detenzione. Ma non sono solo parole: Giuseppe Perrone, anche attraverso alcune poesie, ricostruisce la sua esperienza detentiva con profondità e ironia»

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