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Palace, vertice decisivo: confronto con proprietà e sindacati. Quattro strade per salvare i 65 dipendenti dell'hotel

Palace, vertice decisivo: confronto con proprietà e sindacati. Quattro strade per salvare i 65 dipendenti dell'hotel
di Beppe STALLONE
4 Minuti di Lettura
Martedì 15 Marzo 2022, 08:13

È il giorno della verità. Oggi pomeriggio si terrà una riunione della task force regionale per l'occupazione dedicata alla vertenza Palace hotel di Bari. Un tavolo di crisi che riguarda 42 dipendenti diretti, oltre i 23 addetti alle pulizie. Per questi è prevista una cassa integrazione di 13 settimane. Superato questo periodo bisognerà trovare soluzioni alternative, o estensioni di questo ammortizzatore sociale. Per i 42 dipendenti diretti la cassa integrazione è stata approvata per 12 mesi, anche se finora non è stato erogato nulla dall'Inps, ma i lavoratori attendono una prima tranche entro fine mese.

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L'incontro per la soluzione della vertenza


È un tavolo importante quello che si terrà questo pomeriggio. «È il primo tavolo di confronto con la proprietà - sottolinea Antonio Miccoli, segretario generale Filcams Cgil Bari - vedremo quali sono le prospettive. Cercheremo di capire se le manifestazioni di interesse che ci sono state saranno disponibili ad avviare un confronto con regione e sindacati per tutelare i lavoratori».

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Oggi quindi è il giorno in cui, al di là dei rumors, si giocherà a carte scoperte e si conoscerà la verità sui nomi dei possibili acquirenti. Si parla da tempo di diverse manifestazioni di interesse, fra cui quella del gruppo Marriott, ma ce ne potrebbero essere anche altre, comprese alcune nazionali. Per ristrutturare l'hotel ci vogliono almeno quindici milioni di euro. Tutta l'impiantistica è da rifare e mettere a norma, tenendo presente che la costruzione del Palace risale al 1956. Se le spese di ristrutturazione, dovessero essere realizzate entro il 2022 si potrebbero utilizzare i vari bonus edilizia. Ma non è da escludere che nella contrattazione possano essere gli stessi nuovi gestori a prendersi in carico gli oneri della ristrutturazione.

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Una situazione che richiede tempi che potrebbero andare anche oltre quelli della cassa integrazione dei dipendenti, che non lavorano più dal 17 gennaio scorso.
Giorni importanti anche per i 137 lavoratori della Baritech per i quali si sta completando l'iter per l'avvio della cassa integrazione straordinaria. Il 21 aprile sarebbe stato l'ultimo giorno di lavoro per loro. Con la cassa integrazione della durata di 12 mesi, non perderanno il lavoro e avranno a disposizione, con sindacati e Regione, un anno di tempo per dialogare con le imprese intenzionate a rilevare lo stabilimento e i suoi dipendenti. Il 10 marzo scorso presso l'ufficio vertenze collettive dell'Arpal, Baritech si è impegnata a inoltrare formale richiesta al ministero del Lavoro, al comitato Sepac e alla sezione lavoro della Regione Puglia per la verifica della sussistenza dei requisiti per accedere alla Cigs per cessazione.

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Prima del 22, giorno in cui dovranno tornare in Arpal, i sindacati dovrebbero essere convocati da Sepac per poi andare al Ministero con un piano probabilmente entro venerdì 18, salvo complicazioni. Una volta siglato l'accordo si tornerà in Arpal e si potrà avviare la Cigs. Ma venerdì sarà una giornata cruciale anche per la Bosch, dato che è stato indetto uno sciopero di 8 ore per turno. Giornata di astensione dal lavoro per i 1.715 lavoratori dello stabilimento di Bari. Molto probabilmente, come già avvenuto qualche settimana fa, si terrà un presidio dei lavoratori dinanzi ai cancelli della fabbrica e in vista dell'incontro del 22 marzo al Ministero per lo sviluppo economico. Incontro cruciale per conoscere il piano industriale dell'azienda tedesca, più volte richiesto da sindacati e istituzioni, necessario per capire quali siano le intenzioni dell'azienda sul futuro dello stabilimento barese. I sindacati sono piuttosto agguerriti.
Pur riconoscendo l'esistenza del problema della riconversione e della probabile fine del motore endotermico entro il 2035, non vogliono saperne dei 700 esuberi, soprattutto se questa verrà posta come pregiudiziale dalla multinazionale tedesca. Non vogliono sentir parlare di riduzione del costo del lavoro o di esuberi, vogliono invece portare avanti un percorso condiviso che possa far mantenere gli attuali numeri allo stabilimento barese.
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