Bari cambia volto col BiArch: c'è il monumento al libro

Bari cambia volto col BiArch: c'è il monumento al libro
di Viviana MINERVINI
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Venerdì 10 Settembre 2021, 11:14 - Ultimo aggiornamento: 11:16

Un monumento 1:2 del Monumento al Libro progettato dall'architetto Vincenzo D'Alba e ideato dall'assessore alle Culture del Comune di Bari Ines Pierucci. È tra le opere presentate nell'ambito degli eventi del BiArch il Bari International Archifestival nel cantiere di restauro dell'ex sede della presidenza della Facoltà di Architettura. Il progetto del Monumento al Libro s'inserisce nel più ampio programma delle attività che la Fondazione Gianfranco Dioguardi ha programmato nel corso del 2021 per celebrare il trentennale della sua istituzione, voluta da Gianfranco Dioguardi con lo scopo di onorare la memoria dei genitori e di promuove proprio la diffusione dei libri, della lettura e delle biblioteche.

 

La città ospita il festival internazionale


«Quando abbiamo cominciato ad immaginare l'ipotesi di candidare Bari ad ospitare un festival di architettura nazionale e internazionale, la connessione con la letteratura e con il mondo dei libri ci è venuta spontanea - ha detto il sindaco Antonio Decaro -. Perché, come ci ricorda il sociologo Giandomenico Amendola, fu Victor Hugo in una delle sue opere più famose a scrivere la città è un libro di pietra, sul quale è possibile leggere la storia della sua gente, delle vittorie e delle sconfitte, dei ricchi e dei poveri, dei sogni e delle memorie. Per questo ci siamo interrogati su cosa eventualmente questo festival potesse lasciare a Bari ha aggiunto il primo cittadino - come traccia da sviluppare e approfondire nel tempo. Di qui l'idea di costruire un festival-laboratorio dove la discussione e il confronto fossero protagonisti come pure quella di lasciare una traccia materiale, un segno fisico che testimoniasse questo passaggio per noi importantissimo nella storia della città. È stato così che abbiamo pensato ad un monumento da dedicare non ad una persona ma ad un oggetto che ci accompagna nella vita, fin da piccoli. Un monumento al libro, quale strumento di conoscenza e di crescita per i singoli ma anche per una comunità che attraverso il suo libro può raccontarsi al mondo e conoscersi a sua volta».

Il monumento al libro


L'opera è stata spiegata dalla ideatrice: «Il monumento al libro, che abbiamo da subito condiviso con Alessandro Cariello, coordinatore scientifico del BiArch, rappresenta un axis mundi, un elemento di congiunzione tra terra e cielo, riportando l'attenzione sul valore assoluto che il tema del libro esprime - ha commentato Ines Pierucci -. La parete è una pagina scritta da attraversare, come nel gesto della lettura, incisa per tutta la sua altezza con segni e memorie grafiche che omaggiano la scrittura sin dai primordiali codici con l'elemento di congiunzione naturale degli alberi che comunicano con il cielo. Ringrazio Vincenzo D'Alba e la Fondazione Dioguardi, nella persona di Francesco Maggiore, per aver valorizzato attraverso quest'opera la cultura classica che, come la scrittura, rappresenta la nostra stessa memoria, la nostra coscienza, senza la quale non avremmo alcuna identità».
Importante, inoltre, il contributo del professor Luciano Canfora che ha spiegato come l'idea del monumento al libro è molto antica: «è la colonna traiana, un gigantesco libro-rotolo che racconta la conquista della Dacia da parte dell'imperatore (attuale Romania), un libro di pietra che al tempo sorgeva non a caso tra due biblioteche, una greca e una latina, volute anch'esse dall'imperatore. Un altro monumento simile, ma meno noto, è nella biblioteca più bella del mondo, la biblioteca vaticana che quando sorse, sotto Sisto V, non era ubicata dove si trova oggi bensì nel salone sistino, dove i tavoli per la lettura erano circondati da tutti gli alfabeti delle lingue esistenti nel mondo».
La coniugazione con l'architettura è stata evidenziata nel corso dei secoli: il racconto della parola, prima che dalle pagine è passato attraverso le cattedrali, che raccontavano agiografie e Vangelo. «Del resto gli stessi geroglifici sono a metà tra il disegno che raffigura e la parola che esprime. Questa idea, dunque, si colloca a ragione in questa scia antichissima e nobilissima delle città parlanti» ha concluso Canfora.
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