Lidi, la settimana decisiva: Draghi pretende l'accordo

Domenica 22 Maggio 2022 di Roberta GRASSI
balneari

Sul nodo balneari, groviglio politico che nasce dalle sentenze emesse sul “caso Lecce”, si è impantanato il ddl Concorrenza, riforma ritenuta di gran rilievo in ottica “Pnrr”. Quella che sta per iniziare, dovrà però essere a tutti i costi la settimana decisiva.

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Il premier Draghi 


Il premier Mario Draghi ha prospettato l’ipotesi di ricorrere al voto di fiducia, qualora non si dovesse giungere a un’intesa sulle concessioni e all’approvazione entro fine maggio. Il che potrebbe portare all’esame del Senato un testo che non soddisfa pienamente tutti i partecipanti al dibattito. Lo scontro è interno alla maggioranza. 
Il dato certo, su cui sembra non esserci più alcuna riserva, è la scadenza del 2023. Entro dicembre del prossimo anno cesseranno proroghe automatiche delle concessioni e non si potrà andare oltre. Nel 2024, quindi, dovranno essere per forza indette le procedure di evidenza pubblica per assegnare gli spicchi di spiaggia. 

Discordia sugli indennizzi


L’oggetto della discordia sono i criteri con cui dovranno essere stabiliti gli indennizzi per i “vecchi” concessionari, qualora esclusi. Si stanno analizzando anche ipotesi di prelazione o simili, per garantire a chi storicamente ha gestito un lido la possibilità di far valere una sorta di “anzianità di servizio” a tutela degli investimenti fatti negli anni. 
Draghi nelle scorse ore ha scritto al presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ricordando che che il ddl è stato presentato al Senato il 3 dicembre scorso e l’iter avrebbe dovuto concludersi il 17 marzo: «Ad oggi, malgrado numerose riunioni con le forze parlamentari, le operazioni di voto non risultano effettivamente iniziate», si legge. «Coerentemente con gli impegni assunti con il Pnrr, entro il mese di dicembre 2022 - conclude Draghi - risulta necessario approvare non solo il disegno di legge annuale sulla concorrenza e il mercato, ma anche i relativi strumenti attuativi».
«Nel rispetto delle prerogative parlamentari - va avanti - senza una sollecita definizione dei lavori del Senato» e con l’iscrizione in Aula del ddl sulla concorrenza «e una sua rapida approvazione entro fine maggio, sarebbe insostenibilmente messo a rischio il raggiungimento di un obiettivo fondamentale del Pnrr». 
A premere su indennizzi e proroghe sono in particolare la Lega e Forza Italia. Ma il confronto, ormai è assodato, va chiuso entro martedì: quel giorno l’esecutivo chiederà la calendarizzazione in Aula in modo da votare il provvedimento entro il 31 maggio. In caso contrario, ci sarà il voto di fiducia. Senza un’intesa sui balneari, è insomma concreta la possibilità che il governo metta il testo base ai voti in commissione Industria al Senato, facendo saltare gli emendamenti fin qui concordati su temi come idroelettrico, servizi pubblici locali, farmaci per poi blindare il testo in Aula a Palazzo Madama. 

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Lo scontro politico


Il leader della Lega, Matteo Salvini è fiducioso: «Come abbiamo trovato un accordo evitando la tassa sulla casa e la riforma del catasto, anche sulla tutela dei lavoratori balneari troveremo l’accordo». È intervenuto anche il segretario del Pd Enrico Letta: «Purtroppo ci sono forze politiche che hanno deciso di far saltare il tavolo. Il presidente del Consiglio ha fatto bene a richiamare tutti alle proprie responsabilità. Il nostro atteggiamento - ha chiarito - obbligherà tutti a stare al tavolo e a trovare una soluzione». Il senatore del Pd, Dario Stefàno, aveva detto in un tweet di essere d’accordo con Draghi. «A chi c’è già - aveva aggiunto - va garantito un indennizzo per eventuali investimenti non ancora totalmente recuperati economicamente, ma solo quando questi sono reali, dimostrabili e non per interventi abusivi eventualmente realizzati». 

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Le proposte


C’è poi chi spinge a considerare anche le spese per adeguare gli stabilimenti alle misure anti-Covid, date ormai per assodate le gare dal 2024 (eventualmente con singole deroghe tecniche per i Comuni oggettivamente impossibilitati a farlo). Il nocciolo della questione è spiegato da Massimo Mallegni, senatore di Forza Italia: «Il governo ha dato l’ok agli indennizzi, ma al netto degli ammortamenti. Così - contesta Mallegni - non si riconoscono gli investimenti sostenuti». 
Il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna aveva affrontato il tema venerdì: «Noi difendiamo il diritto sacrosanto di tutelare i sacrifici di una vita e gli investimenti che hanno fatto, ma la riforma non è un capriccio. C’è una sentenza del Consiglio di Stato che rende illegale qualunque tipo di proroga e che stabilisce la decadenza delle concessioni da qui a un anno e mezzo. Grazie a questa riforma noi mettiamo a gara le concessioni ma stabiliamo delle corsie preferenziali per gli attuali gestori e, nel caso assai remoto in cui gli attuali gestori non riuscissero a vincere le gare, è prevista una remunerazione o un indennizzo per ristorarli degli investimenti che hanno prodotto in tutti questi anni. Ma c’è davvero una corsia preferenziale per gli attuali gestori».

Ultimo aggiornamento: 23 Maggio, 20:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA