VERONA

Filippo Turetta piange: «Sono pentito, pagherò quello che è giusto». Il telefono di Giulia trovato nell'auto di Filippo

L'omicidio di Giulia Cecchettin, l'interrogatorio del 22enne: ecco le prime parole

Filippo Turetta piange davanti al gip. «Si è avvalso della facoltà di non rispondere». L interrogatorio durato mezz ora
Filippo Turetta piange davanti al gip. «Si è avvalso della facoltà di non rispondere». L’interrogatorio durato mezz’ora

Il telefono di Giulia nell'auto di Turetta

Il telefonino di Giulia Cecchettin, finora dato per scomparso, sarebbe stato ritrovato nella Fiat Punto di Filippo Turetta, ancora nelle mani della polizia tedesca, dopo l'arresto del giovane in Germania . È quanto è stato annunciato nel corso della puntata odierna di 'Pomeriggio Cinquè, il programma su Canale 5 condotto da Myrta Merlino. «È stato ritrovato, perché ho verificato prima di venire qua, ho fatto una telefonata e mi hanno detto che il telefonino di Giulia era nell'automobile e quindi rientrerà in Italia» ha detto nel collegamento con lo studio la giornalista Grazia Longo. Una indiscrezione che finora non ha trovato conferme in ambienti investigativi.

Turetta, per ora nessuna perizia psichiatrica

Nessuna istanza di perizia psichiatrica è stata avanzata al momento dalla difesa di Filippo Turetta, che oggi nell'interrogatorio di garanzia non ha risposto alle domande del gip di Venezia, ma con dichiarazione spontanee ha ammesso l'omicidio di Giulia Cecchettin dicendosi «affranto» per ciò che ha fatto e spiegando di voler «pagare».

Turetta e il libro in carcere

Filippo Turetta, che in carcere aveva chiesto dei libri per passare il tempo in cella, è stato accontentato. Dalla biblioteca della casa circondariale di Verona Montorio, dove è recluso per l'omicidio della ex fidanzata Giulia Cecchettin, secondo quanto apprende Adnkronos, gli sono stati dati in prestito il romanzo «La figlia del capitano» di Aleksandr Puškin, che narra di un amore contrastato tra due giovani e delle innumerevoli traversie che dovranno superare, e un giallo di Agatha Christie.

Turetta: sono pentito

Filippo Turetta si dice «pentito» agli agenti della polizia penitenziaria che dalla stanza dell'interrogatorio lo hanno riaccompagnato nella sua cella del carcere di Verona. Dopo l'interrogatorio di garanzia di stamane davanti al gip, nei prossimi giorni lo studente universitario potrebbe essere sentito dal pm di Venezia Andrea Petroni che indaga sull'omicidio di Giulia Cecchettin.

Turetta: sono affranto, pagherò quello che è giusto"

«Sono affranto, dispiaciuto per la tragedia che ho causato. Non voglio sottrarmi alle mie responsabilità, voglio pagare quello che sarà giusto per aver ucciso la mia ex fidanzata. Sto cercando di ricostruire nella mia memoria le emozioni e quello che è scattato in me quella sera. Fin da subito era mia intenzione consegnarmi e farmi arrestare. Questa era la mia intenzione. Ora sono molto stanco e non mi sento di aggiungere altro». Lo ha detto Filippo Turetta in dichiarazioni spontanee al Gip.

Il 22enne ha ripetuto dichiarazioni alla polizia tedesca

Il legale Caruso, dopo circa due ore di colloquio con Turetta, seguito all'interrogatorio, ha spiegato, lasciando il carcere, che il 21enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha «ritenuto doveroso rendere dichiarazioni spontanee con le quali ha sostanzialmente confermato le ammissioni fatte alla polizia tedesca». In quelle dichiarazioni (non valide nel procedimento italiano) il 21enne aveva detto, in sostanza, di aver ammazzato Giulia e di non avere poi avuto il coraggio di uccidersi. Ora con queste dichiarazioni di conferma, come le ha chiamate l'avvocato, Turetta ha ammesso l'omicidio della 22enne davanti al gip di Venezia Benedetta Vitolo.

Turetta ha reso dichiarazioni spontanee

«Nel corso dell'interrogatorio Filippo Turetta avrebbe reso dichiarazioni spontanee, ripetendo di fatto ciò che aveva già detto alla polizia tedesca».

Lo ha reso noto il suo avvocato uscito dall'incontro con il gip. Alla polizia tedesca nel momento in cui era stato fermato Turetta aveva spiegato «Ho ucciso la mia ragazza». 

Turetta piange e non risponde

Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, ha pianto davanti al gip e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Turetta si è avvalso della facoltà di non rispondere ed ha pianto

Secondo alcune ricostruzioni, Turetta si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. E, davanti al gip, sarebbe scoppiato in lacrime

Turetta potrebbe non aver parlato

L'interrogatorio è iniziato verso le 10 e già attorno alle 10.30 sono usciti la giudice e il pm. Ciò fa ritenere che il giovane non abbia risposto alle domande, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Non si sa ancora se abbia o meno rilasciato dichiarazioni spontanee. Il legale non è ancora uscito dal carcere.

Turetta, terminato l'interrogatorio

È già finito l'interrogatorio di Filippo Turetta. Dal carcere di Verona stanno uscendo le auto con a bordo la gip e il pm.

Turetta, in corso l'interrogatorio

È iniziato nel carcere Montorio di Verona l'interrogatorio di garanzia di Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre a Vigonovo (Venezia). Il 21enne è davanti al gip Benedetta Vitolo, alla presenza anche del pm di Venezia Andrea Petroni e del suo legale, l'avvocato Giovanni Caruso. Deve rispondere, stando all'ordinanza cautelare, di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva terminata e di sequestro di persona.

Avvocato Turetta, gip e pm in carcere per l'interrogatorio

L'avvocato Giovanni Caruso, legale di Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, è appena arrivato nel carcere di Verona per l'interrogatorio del 21enne davanti al gip di Venezia Benedetta Vitolo, che inizierà alle 10. Il difensore ieri non ha voluto anticipare se il giovane parlerà si avvarrà della facoltà di non rispondere, ma ha chiarito che non presenterà istanza di domiciliari. Dopo di lui sono entrati nell'istituto penitenziario anche la giudice e il pm Andrea Petroni.

L'avvocato della sorella di Giulia: Turetta ha compiuto anche stalking

Per il legale di Elena Cecchettin, l'omicidio della sorella Giulia è «aggravato dallo stalking».Filippo Turetta, infatti, spiega l'avvocato Nicodemo Gentile, ha «dimostrato di essere un 'molestatore assillantè, il suo comportamento, come sta emergendo da più elementi da noi già raccolti, è connotato da plurime e reiterate condotte che descrivono 'fame di possessò verso la nostra Giulia». Si tratta, ha chiarito, di «un assedio psicologico che aveva provocato nella ragazza uno stato di disorientamento e di importante ansia». E ancora: «Un uso padronale del rapporto che ha spinto il Turetta prima a perpetrare reiterate azioni di molestie e controllo, anche tramite chiamate e messaggi incessanti, e poi, in ultimo l'omicidio, al fine di gratificare la sua volontà persecutoria». Stamattina alle 10 Turetta sarà interrogato dal gip nel carcere di Verona

Non spiega, non dà dettagli, ammette l'omicidio di Giulia Cecchettin, come aveva già fatto davanti alla polizia tedesca, anche perché di fronte alle prove c'era poco da fare. Però, fa un passo in più rispetto alle parole di una decina di giorni fa, che non avevano valore nell'inchiesta italiana. Si dice pentito, pronto a scontare tutta la pena per ciò che ha fatto, pur non citando mai il nome della sua ex fidanzata e lasciando intendere che potrebbe avere avuto una sorta di black out mentale. Piange Filippo Turetta quando si conclude l'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Venezia Benedetta Vitolo nel carcere Montorio di Verona. Tutto dura meno di mezz'ora, il tempo delle formalità di rito, davanti anche al pm Andrea Petroni e al difensore Giovanni Caruso. Il 21enne, con gli occhi sempre un pò assenti e lucidi sin da quando si siede davanti alla giudice, sceglie di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Nessun chiarimento, dunque, nessun aiuto alle indagini per il momento.

L'avvocato e professore Caruso, dopo circa due ore di colloquio con Turetta seguito all'interrogatorio, annuncia, però, ai cronisti fuori dal carcere che il giovane in quei pochi minuti ha comunque «ritenuto doveroso rendere dichiarazioni spontanee con le quali ha sostanzialmente confermato le ammissioni fatte alla polizia tedesca». Quando era stato arrestato vicino a Lipsia, fermo con la sua auto senza benzina, aveva detto di avere ucciso Giulia, chiamandola ancora «fidanzata», di aver vagato per una settimana tentando anche di uccidersi, ma di non aver avuto il coraggio. Oggi il giovane, tre giorni fa estradato dalla Germania e ancora nel reparto infermeria del penitenziario veronese, dove continua a chiedere di potere vedere i genitori, ha usato parole diverse, senza riferimenti a tentativi di suicidio e che dimostrano, pur con apparente freddezza, più consapevolezza del terribile delitto commesso. «Sono affranto - ha spiegato, come si legge nelle dichiarazioni - dispiaciuto per la tragedia che ho causato. Non voglio sottrarmi alle mie responsabilità, voglio pagare quello che sarà giusto per aver ucciso la mia ex fidanzata. Sto cercando di ricostruire nella mia memoria - ha detto ancora - le emozioni e quello che è scattato in me quella sera. Fin da subito era mia intenzione consegnarmi e farmi arrestare. Questa era la mia intenzione. Ora - ha concluso - sono molto stanco e non mi sento di aggiungere altro». C'è un riferimento, quindi, a qualcosa di irrazionale che potrebbe essere «scattato». E ciò potrebbe essere approfondito con una perizia psichiatrica, anche se al momento un'istanza in questo senso non è stata presenta. La difesa, infatti, probabilmente prima dovrà lavorare ad una propria consulenza psichiatrica, per poi chiedere nelle indagini o nel processo la perizia. In più, nelle parole di Turetta c'è pure quell'accenno alla «ricostruzione» nella «memoria» che fa pensare che il ragazzo, anche sulla base di un'interlocuzione tra il pm e il legale, possa decidere nei prossimi giorni, quando sarà pronto, di raccontare alla Procura ciò che è successo esattamente l'11 novembre tra Vigonovo e Fossò e poi ancora lungo la strada verso il lago di Barcis, zona in cui ha abbandonato il cadavere ritrovato una settimana dopo. Lo stesso giorno in cui si è conclusa la sua fuga a centinaia di chilometri di distanza. Sono diversi i fronti da approfondire, dalla sospetta premeditazione fino agli oggetti, come un libro per l'infanzia, lasciati vicino al corpo della studentessa. Lo faranno le indagini, se Turetta non vorrà prima spiegare per filo e per segno come sono andate le cose. Sulle coltellate, almeno una ventina in tutto, e sulle altre ferite, una anche alla testa, forse causata dalla spinta che l'ha fatta cadere su un marciapiede, potrà dare risposte l'autopsia fissata per l'1 dicembre. Intanto, il legale di Elena, sorella di Giulia, l'avvocato Nicodemo Gentile, chiede che venga accusato anche di stalking, perché ha «dimostrato di essere un 'molestatore assillantè» con «fame di possesso» e un «uso padronale del rapporto», anche con «chiamate e messaggi incessanti». L'omicidio gli è servito, conclude, per «gratificare la sua volontà persecutoria».

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