Scogliere distrutte a colpi di martello per pescare i datteri di mare: 46 sotto accusa

Martedì 21 Gennaio 2020 di Lino CAMPICELLI
Assalto ai datteri di mare e scogliere frangiflutti del litorale jonico distrutte a colpi di martelletto. È l'accusa che grava a vario titolo nei confronti di quarantasei tarantini, coinvolti nel procedimento aperto dal sostituto procuratore della Repubblica, Mariano Buccoliero. Il pm inquirente, all'esito di una raffica di accertamenti sfociata anche in alcuni arresti eseguiti a suo tempo nell'area jonica, ha definito l'indagine nei giorni scorsi. Ai quarantasei indagati è stato così notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Tutti hanno ora l'opportunità di difendersi chiedendo interrogatorio, indagini suppletive o presentando memorie difensive.

Gli accertamenti che si sono tradotti nella maxi-inchiesta della magistratura di Taranto riguardano operazioni compiute dalla Capitaneria di porto soprattutto nel 2017, allorchè la Guardia costiera aveva effettuato controlli mirati. Nelle varie circostanze, nella rete erano finiti numerosi pescatori, trovati in possesso di vari quantitativi di dattero di mare, che costituisce una specie protetta.
Sono cinque, allo stato, i tarantini accusati di associazione per delinquere finalizzata alla demolizione delle scogliere frangiflutti, in località San Vito-Taranto.

Tutto ciò, secondo la tesi accusatoria, si sarebbe tradotto non solo nel trafugamento di elevati quantitativi di specie protetta ma pure nell'alterazione grave e irreversibile dell'ecosistema marino in area sottoposta a vincolo paesaggistico. Attraverso queste operazioni compiute ai danni delle scogliere del litorale, secondo quanto indicato nelle imputazioni dal dottor Buccoliero, sarebbe stato cagionato anche un grave danno alla biodiversità presente nei tratti di mare interessati dall'assalto a colpi di martelletto.
Quanto agli indagati gravati dal reato associativo, si tratta di Cataldo Resta di 48 anni, Giuseppe Bellacicco di 47, Gustavo Mancini di 63, Giorgio Venneri di 30 e Giuseppina Zonile di 56.

Per gli altri, le accuse sono di estrazione e di commercializzazione della specie protetta attraverso i raid compiuti in zona San Vito e a Punta Rondinella, oppure di ricettazione dei quantitativi di dattero di mare.
Nel procedimento aperto dalla magistratura di Taranto sono indagati anche alcuni commercianti, individuati attraverso le indagini delegate dalla procura della Repubblica. Si tratta di alcuni titolari di pescherie nella città vecchia, di banco del pesce nella zona di via Cariati-discesa Vasto, di banco ittico attivato nel mercato Fadini. Oppure di titolari di noti ristoranti situati nel capoluogo jonico, nel Comune di Leporano, in quello di Avetrana, zona di Torre Colimena, e in quello di Francavilla Fontana (Brindisi). Gli investigatori, infatti, a suo tempo, avevano effettuato anche controlli negli esercizi adibiti alla ristorazione, riscontrando nelle cucine la presenza di datteri di mare proibiti. © RIPRODUZIONE RISERVATA